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Viticoltori romandi delusi da Pascal Couchepin

Delusi dalla presa di posizione di Pascal Couchepin, i viticoltori intendono continuare a battersi per le loro rivendicazioni Keystone Archive

Hanno lasciato giovedì la Piazza federale senza aver ottenuto niente, il centinaio di viticoltori romandi giunti lunedì scorso in trattore a Berna per far valere le loro rivendicazioni. Il ministro dell'economia, Pascal Couchepin, che ne ha incontrato una delegazione, si è mostrato irremovibile: niente riduzione delle importazioni di vini esteri e niente aiuti federali.

Questo contenuto è stato pubblicato il 13 settembre 2001 - 15:28

Alla stampa, il consigliere federale ha detto di capire le difficoltà dei viticoltori svizzeri, ma si è appellato alla libertà dei consumatori. Solo una diversificazione dell'offerta risolverà i problemi dei produttori, ha aggiunto, sostenendo che «la Confederazione non può intervenire per aiutare gli imprenditori in difficoltà».

I dimostranti si sono dichiarati delusi: «Continueremo a batterci per le nostre rivendicazioni», ha affermato il loro portavoce Willy Cretegny, viticoltore ginevrino, balzato agli onori della cronaca per aver depositato, il 1. agosto, 252 bottiglie di Chasselas all'Amministrazione federale delle contribuzioni a Berna, quale anticipo in natura dell'Iva che non riesce a pagare.

E Fernand Cuche, consigliere nazionale ecologista neocastellano e segretario dell'»Union des producteurs suisses» (UPS), ha invitato i viticoltori a manifestare il 10 novembre, quando ci sarà la prossima riunione ministeriale dell'Organizzazione mondiale del commercio (WTO), alla quale parteciperà anche Couchepin.

Giustificando la sua inflessibilità, questi ha detto che dal 1995 i viticoltori hanno avuto tutto il tempo per prepararsi alla liberalizzazione dei mercati, divenuta effettiva nel 2000. Tuttavia- ha detto il ministro - nel 1999 si sono prodotti 7 milioni di litri di bianco di troppo e nel 2000 il surplus è stato ancora di 4,5 milioni di litri.

Certi produttori vallesani e vodesi hanno fatto degli sforzi per limitare la produzione, ha ammesso Couchepin. «Comunque sia - ha tagliato corto- non tocca alla Confederazione intervenire in caso di sovrapproduzione strutturale».

A suo avviso, non si parla nemmeno di ritornare sugli impegni che la Svizzera ha preso con la WTO al fine di rivedere al ribasso il contingente delle importazioni. I vini a buon mercato importati sono aumentati di 1,3 milioni di litri nel 2001: «Non è enorme», ha detto il ministro.

Il direttore dell'Ufficio federale dell'agricoltura (Ufag), Manfred Bötsch, ha ricordato che il governo a fine settembre lancerà la procedura di consultazione sul pacchetto 2007 della politica agricola. Esso prevede, oltre a misure di riduzione dei vitigni, un aiuto alla promozione dei vigneti svizzeri e all'esportazione di vini indigeni.

L'Ufag incontrerà più o meno alla stessa data rappresentanti della Federazione svizzera dei viticoltori (FSV), che ha lasciato soli Cretigy e i suoi colleghi ginevrini, vodesi e neocastellani a difendere la riduzione del contingente delle importazioni da 150 a 120 milioni di litri. La federazione si oppone infatti a questa misura, che riguarderebbe tutti i vini e non solo quelli a basso prezzo.

I viticoltori romandi giunti a Berna esigevano pure una limitazione nazionale della produzione a un litro per m2, sia per i vini bianchi che per i rossi. Tale limite - hanno spiegato - è necessario per lottare contro il crollo dei prezzi del vino. Essi reclamavano inoltre un credito dalla Confederazione per smaltire gli stock e il diritto di utilizzare le tasse prelevate all'importazione per la valorizzazione dei vini indigeni.

Grandi assenti alla manifestazione a Berna sono stati i viticoltori vallesani: essi concordano con gli altri colleghi romandi sulla questione dell'importazione, ma si oppongono alla limitazione della produzione.

swissinfo e agenzie

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