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Villiger alla riunione dell'Fmi: bisogna prendere sul serio l'opposizione

Il ministro svizzero delle finanze è favorevole a una riforma che dia voce alle minoranze e che rispetti le preoccupazioni espresse a Washington dai manifestanti circa il processo di mondializzazione.

Questo contenuto è stato pubblicato il 17 aprile 2000 - 13:21

Rivolgendosi alla stampa, in merito agli avvenimenti legati alla riunione di primavera del Fondo monetario internazionale (FMI) e della Banca mondiale (BM) nella capitale statuninetse, il consigliere federale Kaspar Villiger ha dichiarato che soltanto in questo modo l'FMI dimostrerà di essere aperto alla critica. «L'istituzione mostrerebbe così la propria capacità di riforma, la volontà di dialogo e la propria grande trasparenza». Villiger ha sottolineato che la lotta alla povertà nel mondo non è possibile senza stabilità macroeconomica e tranquillità nel sistema finanziario internazionale.

Il programma di ieri prevedeva gli incontri.

Durante l'incontro presieduto da Villiger. nell'ambito della riunione annuale del G-10 - gruppo che riunisce gli undici paesi più industrializzati, fra cui la Svizzera - i partecipanti hanno discusso dei rischi legati al sistema finanziario internazionale. Gli undici hanno affrontato i recenti terremoti borsistici, in particolare quelli legati al crollo di Wall Street venerdì. Kaspar Villiger e Hans Meyer, presidente della direzione della Banca nazionale svizzera (BNS), hanno parlato di «una correzione necessaria», dovuta alla sopravvalutazione dei titoli tecnologici.

"Non si tratta di uno sviluppo negativo" ha aggiunto Hans Meyer. Secondo il dirigente della BNS infatti, l'attuale correzione permetterà di raggiungere un «migliore equilibrio». I forti aumenti registrati nel settore delle nuove tecnologie nei mesi scorsi sono stati frenati, anche se il Nasdaq (l'indice che misura le loro performances a Wall Street) è ancora superiore al livello di un anno fa, ha sottolineato Meyer.

Pascal Couchepin, capo del Dipartimento federale dell'economia, ha lanciato dal canto suo un monito alla prudenza. Il ministro ha invitato i piccoli risparmiatori a non gettarsi a capofitto nel settore degli investimenti, lasciando questi rischi ai grossi investitori.

Il G10 ha pure discusso la riforma intrapresa dall'FMI, soprattutto quella legata alle «finestre di credito». Rammentando la forte crescita dei flussi di capitale provenienti da privati negli anni novanta, il gruppo si è interrogato sull'evoluzione futura dei crediti concessi dall'FMI, ha detto Villiger. Bisognerà infatti fissare un ruolo al settore privato nel quadro del rafforzamento del sistema finanziario e dei programmi di aiuto concessi dal Fondo monetario internazionale.

La partecipazione dell'FMI al risanamento economico dei paesi più indebitati del globo deve necessariamente essere legata a quella del settore privato, hanno ripetuto Villiger e Meyer, sottolineando nel contempo che la necessità di riformare l'FMI rimane una priorità.

Alla luce dell'importante ruolo svolto dalla Svizzera nell'ambito dell'Istituzione, il processo di rinnovamento comporterà inevitabilmente alcuni rischi per il nostro paese, hanno detto. Le riforme dovrebbero intervenire nel quadro delle strutture esistenti, ha proposto il consigliere federale. Tali cambiamenti potrebbero presentare un pericolo di marginalizzazione per la Confederazione. Per questo motivo Berna dovrà cogliere la sfida se vuole mantenere la sua posizione in seno alle istituzioni di Bretton Woods.

swissinfo e agenzie

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