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Villi Hermann, oltre il cercatore di immagini

Storie di migranti in una parte della Cina poco conosciuta

Osserva, ascolta, riflette, indaga e infine trasforma il suo sguardo sulla società in pellicola. Nel suo ultimo lavoro il cineasta svizzero Villi Hermann non si smentisce. E al Festival internazionale del film di Locarno porta "From somewhere to nowhere".

Questo contenuto è stato pubblicato il 06 agosto 2009 - 10:00

Con From somewhere to nowhere Villi Hermann accompagna il fotografo svizzero Andreas Seibert durante tre viaggi in Cina, nel 2006, 2007, 2008.

Il cineasta e il fotografo viaggiano nella Mongolia interna, nelle zone miniere di Datong e Pingxiang, nelle province dell'Hunan, Shanxi e Chongqing e nelle zone di forte sviluppo come Beijing e Shanghai.

In Cina ci sono 150 milioni di mingong, contadini che si spostano dalle zone rurali alle megalopoli. Hermann e Seibert seguono anche un migrante durante il suo lungo viaggio che, dalla megalopoli di Guangzhou-Shenzhen, lo riporta nella sua provincia natale, il Sichuan, una zona rurale di grande emigrazione. E così fanno conoscere allo spettatore l'essere umano e non più la "massa blu dei cinesi".

Il ritrattista con la cinepresa

Nel percorso artistico di Villi Hermann - uno degli esponenti più importanti del nuovo cinema svizzero e uno dei più grandi documentaristi europei – la docufiction diventa il mezzo privilegiato per indagare le sfaccettature della realtà. "Alternando documentario e fiction – scrive Domenico Lucchini nel libro dedicato al regista - ci ha regalato straordinari ritratti di artisti e di uomini politici, senza dimenticare le problematiche e le battaglie di chi dalla Storia è spesso dimenticato".

In questo suo ultimo lavoro Villi Hermann non solo rimane fedele a una delle sue passioni, la fotografia, ma segue un cammino che lo ha sempre contraddistinto: andare oltre le immagini scoprendo in un certo senso la loro genesi; scavare oltre le immagini per raccontare una storia che rivela il contesto sociale, culturale e politico al di là dell'ufficialità, oltre le frontiere.

Così, per esempio, sono nati Pédra. Un reporter sans frontières, dedicato al fotografo svizzero di origine ticinese Jean-Pierre Pedrazzini; En voyage avec Jean Mohr, fotografo svizzero di origine tedesca nato a Ginevra nel 1925, sensibilissimo ai diritti umani. Così nasce From somewhere to nowhere, la storia di un'umanità in movimento ignorata, colta dall'obiettivo di Andreas Seibert e raccontata dalla cinepresa di Villi Hermann.

Due sguardi diversi in un unico film

L'interesse di Villi Hermann per la fotografia è indissolubilmente legato ad un'altra qualità e tratto distintivo: la ricerca, quella dell'archeologo, che non smette mai di scavare per portare alla luce frammenti nuovi, riscoperti o poco conosciuti. Il sodalizio con Andreas Seibert si inserisce dunque in un ciclo preciso.

"Mi è piaciuto il tipo di lavoro di Seibert, ossia seguire per molto tempo i movimenti dei migranti in Cina. Una ricerca – spiega a swissinfo Villi Hermann – che mi interessava molto". Del resto frontiera e migrazioni sono temi che in qualche modo fanno parte del DNA del cineasta ticinese. "Mi sono lasciato prendere da questo progetto anche perché non conoscevo assolutamente nulla della Cina. E poi l'esodo di 150 milioni di persone, con tutte le sue conseguenze, è un fenomeno impressionante".

Presentato anche a Soletta, a Villi Hermann è stato chiesto: ma è un ritratto del fotografo o un tuo film? Gli riproponiamo lo stesso quesito: "Entrambe le cose – ci risponde – anche perché ad un certo punto io dimentico il fotografo, faccio il mio film per poi tornare nuovamente al fotografo. Se questo approccio non piace, allora significa che si è entrati nel film sbagliato".

Non è sempre facile fare convivere due modi di vivere l'immagine: "Certo, fermo immagine e immagine in movimento sono due espressioni diverse. Nel mio film cerco di mostrare questa sorta di "duello" tra l'obiettivo che coglie un frammento della realtà e la cinepresa che ne segue la sequenza". Due lavori diversi, ma che si completano nella lettura, e non nell'interpretazione, di una realtà complessa.

"Non hanno nulla e ti chiedono: come stai?"

Prendere il tempo di avvicinarsi alle persone, parlare con loro, ascoltarle. "Andreas non è il fotografo che ruba le immagini – sottolinea Villi Hermann - ma è il fotografo che realizza dei ritratti nati dall'incontro. Se le persone non sono disponibili o non hanno tempo perché stanno lavorando, Andreas non insiste, prova con un altro migrante. Un approccio di grande rispetto dell'altro che apprezzo enormemente".

Dalla campagna alle megalopoli: i migranti che si spostano all'interno della Cina sono lo specchio di un paese dove le disparità nella vita quotidiana si misurano di provincia in provincia e tra regioni rurali e urbane. La migrazione è soprattutto una vicenda umana fatta di separazioni, distanze, discriminazioni, sfruttamento, dolore, nostalgia. Molti migranti lasciano a casa mogli, figli, genitori, nonni. E spesso sono condannati al non ritorno, ad un esilio pesante.

"Mi ha profondamente colpito la dignità di questi migranti. Poveri fino all'inverosimile e pronti a lavorare cercando un equilibrio nella loro condizione di inevitabile sfruttamento. Dormono in tende improvvisate, per terra, protetti da un po' di plastica. Tengono pulita la loro "casa" e ti offrono subito una scodella di riso, quando ce l'hanno. Le facce nere di carbone – racconta Hermann – ma rese limpide e pulite da una dignità che forse noi abbiamo in parte perso".

Impegnati in una lotta di sopravvivenza, trovano il tempo di pensare all'altro. "Sono molto curiosi, vogliono sapere come viviamo noi. E poi ti chiedono come stai, come sta la tua famiglia, quanto è grande. Lavorano e sorridono, sorridono e lavorano. Noi abbiamo la merce a buon mercato, perché loro si svenano".

E se per un attimo chiedessimo anche noi a uno di loro: come stai? From somewhere to nowhere è molto più di un invito.

Françoise Gehring, Locarno, swissinfo.ch

bio express

Villi Hermann, madre ticinese e padre svizzero tedesco, nasce a Lucerna nel 1941. Studia arti figurative a Lucerna, Krefeld e Parigi. Negli anni 1964-65 espone a Lucerna e Lugano i suoi primi quadri e disegni e le sue litografie. In seguito frequenta la London School of Filmtechnique (LSFT), dove si diploma nel 1969.

Tornato in Svizzera (dapprima a Zurigo, poi in Ticino), inizia a lavorare come cineasta indipendente, collaborando parallelamente con la Televisione svizzera DRS Zürich e RTSI Lugano per documentari e servizi culturali.

Dal 1976 lavora con il Filmkollektiv di Zurigo. Nel 1981 fonda la propria casa di produzione, Imago Film, a Lugano. Attualmente vive nel Malcantone ed è membro dell'Associazione svizzera regia e sceneggiatura film ARF/FDS e dell'Associazione dei Produttori Indipendenti Cinematografici Elvetici APICE.

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proiezioni

Il film di Villi Hermann sarà programmato al Festival del Film di Locarno 2009 nella sezione Appellations Suisse. Proiezione durante il Festival di Locarno: giovedì 6 agosto ore 11.00, La Sala; venerdì 7 agosto ore 22.00 Rialto 1 Versione originale (inglese, tedesco, mandarino) con sottotitoli in inglese.

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