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Vertice del Millennio: appello di Adolf Ogi per rilanciare l'ONU

Adolf Ogi durante il suo discorso alle Nazioni Unite Keystone

Nel primo discorso di un presidente della Confederazione all'assemblea generale dell'ONU, Ogi ha posto in rilievo il ruolo delle Nazioni Unite e l'impegno della Svizzera alla collaborazione internazionale.

Questo contenuto è stato pubblicato il 08 settembre 2000 - 14:44

È stato un po' paradossalmente il rappresentante dell'unico paese non membro delle Nazioni Unite a lanciare l'appello più convinto per ridare potere e centralità all'ONU. In un emiciclo ormai svuotato dei suoi principali leader, riuniti nella sala del Consiglio di Sicurezza, Adolf Ogi ha assicurato che la Svizzera sta operando per rafforzare le proprie relazioni con l'Organizzazione delle Nazioni Unite.

"L'ONU è l'unica organizzazione mondiale con una visione globale "- ha esclamato il Consigliere Federale ricordando che, sebbene isolata dalla sua non adesione, la Svizzera ha già stabilito importanti legami con l'ONU: la Confederazione aderisce a numerose organizzazioni-satellite delle Nazioni Unite, ospita a Ginevra una delle sedi più importanti dell'ONU e contribuisce generosamente al finanziamento del Palazzo di Vetro. L'appuntamento con l'ONU è fissato al 2002: "Saranno i cittadini elvetici ad esprimersi sull'adesione".

Per Adolf Ogi, il cui intervento all'assemblea generale è stato il primo in assoluto da parte di un presidente svizzero, la natura stessa dei nuovi conflitti, prettamente interni ai singoli paesi e di natura vieppiù etnica, rende l'ONU un'istanza imprescindibile.

"Non possiamo rimanere passivi di fronte alle sofferenze e alle tragedie" ha affermato Ogi con toni che sembrano rimandare nel dimenticatoio della storia la vecchia concezione di neutralità: " il diritto internazionale tradizionale è inadeguato, dobbiamo cercare un nuovo approccio e nuove strutture che ci permettano di perseguire e punire i responsabili di conflitti, crimini, terrore. "Ma dobbiamo anche tentare di rimarginare le ferite aperte dalla storia" - ha sottolineato Ogi, rendendo omaggio alla commissione della riconciliazione sudafricana presieduta dall'arcivescovo Desmond Tutu.

Solo l'ONU in sostanza può costituire quel luogo di convergenza internazionale in grado di garantire giustizia e sicurezza. Le premesse per Ogi non sono solo istituzionali. Alla base del nuovo ordine internazionale vi deve essere una maggiore giustizia e un vasta ridistribuzione della ricchezza: " la sicurezza internazionale presuppone una lotta contro le disparità e la povertà (...) la globalizzazione deve portare benefici all'intera umanità".

I cinque minuti concessi per il discorso non hanno consentito al presidente svizzero di articolare le sue proposte per una riforma delle Nazioni Unite: ne ha abbozzato solo i contorni precisando che per affrontare le sfide del nuovo millennio le Nazioni Unite devono dotarsi di strutture in grado di rendere coercitive le risoluzioni dell'Assemblea Generale.

Ma nessuno certamente si aspettava un approccio più specifico all'annosa questione della riformulazione del funzionamento della maggiore assise internazionale. L'importante nel discorso pronunciato dal presidente della Confederazione è certamente l'impegno storico manifestato dal Consiglio federale ad operare in totale sintonia con l'ONU e forse fra due anni, popolo permettendo, in seno alla stessa Organizzazione delle Nazioni Unite.

Roberto Antonini

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