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Una lista incerta come le conseguenze della guerra

Micheline Calmy-Rey: la sua proposta di una lista di vittime civili è frenata dallo scetticismo Keystone

Pubblicare su internet una lista delle vittime civili del conflitto iracheno: il progetto di Micheline Calmy-Rey subisce una battuta d'arresto.

Questo contenuto è stato pubblicato il 01 aprile 2003 - 12:52

Contrario il mondo politico, ma anche le organizzazioni umanitarie, che temono strumentalizzazioni.

La notizia era apparsa sulla stampa domenicale. Micheline Calmy-Rey annunciava la pubblicazione, sul sito internet del Dipartimento federale degli affari esteri (Dfae), di una lista con il numero delle vittime civili in Iraq.

Prevista per lunedì, l'iniziativa non è però partita. È una questione di tempo, dicono al Dfae. La direzione politica del Dipartimento sta lavorando alla lista, che prenderà forma dal confronto tra diverse fonti. Ottenere delle informazioni precise e attendibili è però difficile.

Iniziativa ostacolata o impossibile?

La lista dovrebbe, secondo le intenzioni della ministra degli esteri, permettere a tutti di prendere coscienza di quanto devastanti siano le conseguenze di una guerra. Ma come realizzare una tale lista?

Le voci critiche sulla sua fattibilità e sulla sua opportunità si accumulano. Per il quotidiano Tages Anzeiger, Micheline Calmy-Rey ha fatto un passo falso: non si è consultata con i suoi esperti e ha annunciato la realizzazione di un progetto irrealizzabile.

Lilly Nabholz (PLR/ZH), presidente della Commissione per la politica estera del Consiglio Nazionale, preferirebbe che l'idea venisse archiviata. «È un'iniziativa che non riesco a valutare in modo positivo» ha dichiarato in un intervista rilasciata alla Radio della Svizzera tedesca. «Consiglierei di lasciar perdere».

Uno stile controverso

Lo stile di Micheline Calmy-Rey suscita qualche perplessità tra chi ritiene che i buoni servizi stiano in contrapposizione con un lavoro diplomatico alla luce del sole. «Le due cose non si escludono» dice a swissinfo Iwan Rickenbacher, consulente per la comunicazione. «Basti pensare alla Svezia e alla Norvegia, che già nel caso della guerra in Vietnam propugnavano una doppia strategia».

Per Rickenbacher la lista voluta dalla ministra degli esteri si farà, anche se «probabilmente non nella forma annunciata. Di sicuro rappresenterà un appello al rispetto del diritto internazionale».

Il fatto che la classe politica disapprovi l'operato di Micheline Calmy-Rey non dovrebbe danneggiare in modo eccessivo l'immagine della ministra. «Buona parte della popolazione è contro la guerra. Per quanto riguarda questo segmento dell'opinione pubblica, anche se ha fatto un passo affrettato, la consigliera federale non ha danneggiato la sua immagine», conclude Rickenbacher.

Scetticismo

Scettiche nei confronti della proposta di Micheline Calmy-Rey si sono mostrate le organizzazioni umanitarie internazionali. Il Comitato internazionale della croce rossa, di stanza a Ginevra (CICR) fa sapere a swissinfo che non è stato contattato dal Dfae in merito alla questione.

La portavoce del CICR, Antonella Notari, non respinge a priori l'idea di una lista di vittime civili, ma fa notare che al momento non esistono fonti attendibili. Impossibile dunque dare un'immagine di quanto stia effettivamente succedendo in Iraq.

Le fa eco Andrea Huber, segretaria della sezione svizzera di Amnesty International: «In mancanza d'informazioni attendibili, la lista potrebbe essere facilmente utilizzata a scopo di propaganda». Per Amnesty International l'idea di rendere tangibile la sofferenza provocata dalla guerra è buona, ma sarebbe più opportuno concentrarsi sul destino di singole persone.

Sotto il fuoco incrociato delle critiche

Le critiche per Micheline Calmy-Rey vengono soprattutto dal mondo politico. Per Guido Schommer, segretario generale del PLR, è difficile trovare una giustificazione al perché proprio la Svizzera debba pubblicare un lista del genere. Non si capisce inoltre perché la lista dovrebbe trascurare le vittime militari.

«Sono rimasto allibito» confida Schommer a swissinfo «nel constatare che non ci sono remore nell'abusare della sofferenza umana per mettere in piedi un'operazione politica di pubbliche relazioni. Per questo non sarò certo triste se la lista non si dovesse più fare».

Yves Bichsel, addetto stampa dell'UDC non è meno critico. «In tre mesi, Micheline Calmy-Rey, si è fatta notare soprattutto per il modo avventato con il quale presenta i suoi progetti. C'è qualcosa di precipitoso, nelle sue dichiarazioni. Questa lista ne è un esempio».

Per l'UDC è tempo che il Consiglio federale richiami all'ordine la ministra degli esteri. «Bisogna porle dei limiti. Deve imparare che iniziative del genere sono sterili. Non servono né alla Svizzera né alla guerra».

Aspettare

Il Partito democratico cristiano (PDC) ritiene che sia necessario ritardare la pubblicazione della lista. Béatrice Wertli, addetta stampa del PDC, sostiene che fino a quando non saranno disponibili dati precisi è meglio aspettare. «Annunciare la realizzazione di una lista non è stato un atto politico ben ponderato. Ci si può domandare poi se non sarebbe meglio che ad assumersi questo compito siano organizzazioni internazionali, come il CICR o l'ONU».

Jean-Philippe Jeannerat, portavoce del Partito socialista (PS), smorza un po' i toni della critica. «L'idea di una lista di vittime civili è buona, speriamo che sia possibile realizzarla». Adesso però c'è bisogno di tempo, per «ottenere dei dati veramente oggettivi. Bisogna evitare di rendere pubblici dei dati, la cui esattezza non è verificabile».

swissinfo, Jean-Michel Berthoud
(traduzione e adattamento: Doris Lucini)

In breve

La pubblicazione di una lista di vittime civili sul sito internet del Dipartimento federale degli affari esteri (Dfae) era prevista per lunedì. Per il momento però il progetto non ha potuto essere realizzato. Il Dfae è ancora alla ricerca di fonti attendibili.

Con questa iniziativa la consigliera federale Micheline Calmy-Rey vuole sensibilizzare l'opinione pubblica in merito alle conseguenze di una guerra. L'idea è partita dal fatto che la Svizzera è depositaria della Convenzione di Ginevra.

Scettiche, quando non apertamente critiche nei confronti della proposta della ministra degli esteri, le organizzazioni umanitarie e i partiti politici svizzeri.

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