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Una dama di picche ben accolta

Una scena dello spettacolo presentato a Zurigo. Opera zurigo

Molti applausi e qualche contestazione per la prima della «Dama di picche» di Tschaikowski, domenica sera 4 giugno all'Opernhaus di Zurigo.

Questo contenuto è stato pubblicato il 05 giugno 2000 - 15:27

L'opera, assieme alla «Lulu» di Berg, si avvia a chiudere magistralmente la stagione 1999-2000.

È quasi una costante, per gli spettacoli prodotti dal teatro lirico più rinomato della Svizzera: il livello dei cantanti è notevolissimo e il pubblico, in genere, approva entusiasta. La situazione si è ripetuta con la «Dama» tschaikowskiana, in cartellone fino al 4 luglio.

Innanzitutto, per quanto riguarda il terzetto protagonista: il tenore Viktor Lutsiuk (German, l'accanito giocatore attorno a cui ruota tutta l'opera), la soprano Joanna Kozlowska (Lisa, sua infelice amata) e la mezzosoprano Stefania Kaluza (la misteriosa contessa conosciuta come «dama di picche», depositaria di un segreto a doppio taglio per vincere alle carte) sostengono la loro parte in modo eccellente. Voci di grande bellezza, presenza scenica di tutto rispetto e profonda intensità interpretativa ne fanno tre solisti di prim'ordine, particolarmente adatti a questa pagina del repertorio russo.

Di alto valore anche le altre parti, tra cui spiccano la contralto Judith Schmid (Polina, amica di Lisa), i baritoni Michael Volle e Cheyne Davidson (rispettivamente, il principe Jelezki e il conte Tomski), la soprano Martina Jankovà (Prilepa) e il tenore Martin Zysset (Tschekalinski). Tutti cantano in russo, mentre sottotitoli in tedesco appaiono sopra il sipario per il pubblico. Se si considera che buona parte di questi artisti, grazie all'oculata politica del sovrintendente Alexander Pereira, fa ormai parte dell'ensemble stabile dell'Opernhaus, si capisce come la fama del teatro zurighese si estenda ben oltre i confini elvetici, raggiungendo tutta Europa e, per certi versi, addirittura il mondo intero.

Sul podio, a valorizzare i cantanti, un direttore d'orchestra tra i migliori in circolazione per le opere di Tschaikowski, il russo Vladimir Fedosoyev. Che le pagine del suo conterraneo gli siano congeniali lo ammette lui stesso: «la sua musica - dice - si distingue per una geniale semplicità e chiarezza nell'espressione dei sentimenti umani. L'importante, comunque, è cercare di non forzarla con la ricerca di effetti a buon mercato». Ed è quanto si può ascoltare nella «Dama di picche»: sotto la sua direzione, l'orchestra dell'Opernhaus propone un Tschaikowski limpido, quasi impeccabile (qua e là, nei fiati si sente ancora qualche imprecisione), fluido e soprattutto rispettoso delle intenzioni dell'autore.

Se il pubblico ha pienamente apprezzato l'aspetto musicale della rappresentazione, qualche contestazione (che in parte si può condividere) ha accolto le scelte registiche di Jens-Daniel Herzog, assieme alla scenografia di Bernhard Kleber, ai costumi di Ann Poppel e alle luci di Jürgen Hoffmann. L'idea di attualizzare l'opera (ambientata originariamente nel '700) con una scenografia essenziale, dominata da sfilze di numeri proiettati sulle pareti a simboleggiare il gioco per eccellenza del mondo di oggi, quello in Borsa, di per sé non è cattiva; il problema è che rende a tratti molto fredda una vicenda che, in realtà, è profonda esplorazione dei tumulti e delle contraddizioni dell'animo umano.

Si replica il 12, 15, 21, 24 e 28 giugno, il primo e il 4 luglio nonché, nella prossima stagione, il 24 settembre. Sabato 8 luglio, invece, la «prima» dell'ultima opera della stagione 1999-2000, la "Lulu" di Alban Berg.


Alessandra Zumthor

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