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Un museo per i cani San Bernardo

Un soggetto molto popolare nell'800: dettaglio di un dipinto dell'artista olandese Otto Eerelman. swissinfo

A Martigny, in Vallese, i cani simbolo della Svizzera sono diventati degni di un museo, che ricorda le loro gesta leggendarie.

Questo contenuto è stato pubblicato il 22 settembre 2006 - 16:30

Un vecchio arsenale, completamente ristrutturato, ospita oggetti, informazioni, foto, cani di peluche e anche in carne ed ossa, provenienti dall'allevamento dell'Ospizio del Gran San Bernardo.

Alla fine del 2004 i canonici dell'Ospizio del Gran San Bernardo erano rimasti in quattro. Troppo pochi per potersi occupare da soli dell'allevamento dei famosi cani di questa regione, avevano annunciato.

Certo la razza non si sarebbe estinta, ma la leggenda del San Bernardo era in pericolo. Perché solo i cani allevati all'Ospizio possono portare il nome di "Gran San Bernardo", protetto come un marchio.

Un vecchio sogno

Ma a salvare la leggenda ci ha pensato la fondazione Barry – dal nome del capostipite della razza – che ha preso le redini del canile.

Contemporaneamente a Martigny, in un vecchio arsenale nelle vicinanze dell'anfiteatro romano, è stato aperto un museo, che è legato all'allevamento dell'ospizio.

"Si tratta di un vecchio sogno, divenuto possibile grazie alla donazione di cinque milioni della fondazione Bernard e Caroline de Wattewille", dice la direttrice del museo, Bernadette Pasquier.

Oltre all'allevamento dei cani, anche il ruolo dell'ospizio, a metà strada tra la Svizzera e l'Italia, viene messo in risalto dal museo.

Vivere ad alta quota

Da quasi mille anni i canonici, erroneamente chiamati monaci, vivono a 2500 metri d'altitudine. L'ospizio è stato costruito sulla via Francigena, che percorrevano i pellegrini cristiani tra il Nord Europa, da Canterbury, in Inghilterra, ma anche dalla Germania, dal Belgio e dai Paesi scandinavi verso Roma.

Secondo la leggenda l'ospizio fu fondato proprio da San Bernardo di Mentone. La strada sul passo era pericolosa e i viaggiatori andavano soccorsi e rifocillati. Da qui la creazione di un rifugio posto al valico.

I pellegrini e i viandanti in passato, oltre a scarpate ripide, dovevano affrontare anche la minaccia delle bufere e delle valanghe. I canonici, che spesso erano informati dell'arrivo di un gruppo, se non lo vedevano arrivare, la sera partivano alla ricerca dei dispersi, accompagnati dai cani.

Sembra invece improbabile che i grossi quadrupedi se ne andassero in giro da soli a mettere in salvo la gente con una botticella di rhum o di grappa appesa al collo, cosa che non viene mai menzionata dalle cronache dell'ospizio.

Fu il celebre pittore Lanseer che per primo disegnò il grande cane con al collo una botticella simbolica, basandosi sui racconti dei pellegrini tramandati nel tempo.

Una delle prime "testimonianze storiche" dei cani San Bernardo è proprio un quadro. È invece del 1708 il primo scritto che parla della razza, che non si sa bene da dove provenga: probabilmente un incrocio tra cani da pastore siriani e pastori locali.

Barry, il leggendario salvatore

La leggenda dei cani salvatori si formò nell'800, in epoca romantica. Il più famoso fu Barry, imbalsamato e conservato al Museo di storia naturale di Berna, che è stato ceduto temporaneamente in prestito al museo di Martigny, finché non sarà pronta una copia.

Il museo non tenta di sfatare la leggenda: Barry avrebbe salvato la vita a 40 persone, tra cui una bambina che riportò all'ospizio appesa alla schiena, dove l'aveva legata la madre morente, sfibrata dagli stenti e dal freddo mentre cercava di far ritorno in Italia. Il marito, anche lui un immigrato, era morto lasciandola sola con la figlioletta e senza un soldo.

"Barry", in dialetto bernese, vuol dire orsacchiotto e infatti i cani San Bernardo di peluche venivano in passato regalati ai bambini piccoli a mo' di orsacchiotto di peluche.

La reputazione dei cani da salvataggio è ancora molto forte oggi, come mostra il museo, che espone libri, quadri, pubblicità, francobolli, bottiglie e cioccolata e altri oggetti con l'effige del celebre cane, divenuto simbolo della Svizzera, alla stregua della balestra di Guglielmo Tell.

swissinfo, Urs Maurer, Martigny
traduzione ed adattamento, Raffaella Rossello

In breve

Il museo si trova nei pressi dell'anfiteatro romano e della Fondazione d'arte Gianadda di Martigny.

Al pian terreno è integrato al museo un allevamento di San Bernardo. I visitatori possono anche vedere i cani dal vivo, tenuti in ampi box all'interno di un parco alberato.

Al primo piano l'esposizione permanente sulla storia dell'Ospizio e dei cani da salvataggio.

Al secondo piano, uno spazio per esposizioni temporanee.

Operano per il museo la fondazione Bernard e Carole de Watteville e la fondazione Barry.

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Barry

L'Ospizio del Gran San Bernardo ha continuato ad onorare la memoria del leggendario Barry, capostipite della razza, chiamando così almeno un cucciolo dell'allevamento.

Nell'800, in epoca romantica, Barry divenne l'eponimo del cane da salvataggio in tutta Europa, acclamato per aver salvato una quarantina di persone dalla "morte bianca".

L'esemplare imbalsamato esposto dal museo è meno alto e voluminoso dei San Bernardo attuali.

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