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Un matrimonio di riparazione difficile da gestire

Salari di piloti a confronto swissinfo.ch

Dopo il recente fallimento di Swissair, quel che resta della compagnia di bandiera sarà fagocitato da Crossair. Un'unione che si preannuncia difficoltosa, considerate le quasi opposte culture aziendali delle due società che dal 28 ottobre saranno chiamate a convivere. Con la finora dominante Swissair nel ruolo, difficile da digerire, di dominata.

Questo contenuto è stato pubblicato il 09 ottobre 2001 - 17:13

Il piano per la nuova "grande Crossair" presentato da UBS e Credit Suisse, dal 1. ottobre proprietarie maggioritarie del gruppo, prevede la ripresa di circa i due terzi del personale e della flotta attuale di Swissair. Oltre che della rete di collegamenti finora gestita dall'ormai defunta compagnia nazionale. Una fusione che non sembra però essere al riparo da difficoltà oggettive e da resistenze interne.

Due mentalità, due modelli...

Swissair e Crossair non si assomigliano quasi per niente. La prima è sempre stata (o almeno lo era fino ad inizio anno...) una grande compagnia, moderna, di prestigio. Lo statuto di compagnia di bandiera e gli alti standard di qualità che ne caratterizzavano il servizio espandevano questo prestigio anche ben al di fuori dei dipendenti del gruppo. "Swissair, come tutte le compagnie importanti, era caratterizzata anche da una certa stazza finanziaria che ne riduceva l'agilità e da una scala gerarchica piuttosto strutturata" ci dice Jakob Roost, consulente specializzato in integrazioni aziendali.

Crossair, invece, rappresenta la realizzazione dei sogni imprenditoriali di un appassionato di aviazione, Moritz Suter. Una compagnia gestita in maniera quasi famigliare dal suo padre-padrone, con una struttura dei costi molto leggera ed una conseguente elevata capacità d'adattamento. Jakob Roost la descrive come una "società di ceto e di dimensione medie". Nonostante la struttura leggera, per Crossair la tradizione ha il suo peso: fino allo scorso anno vigeva una rigida separazione tra lavori maschili (nella cabina di pilotaggio) e femminili (hostess a contatto con i passeggeri).

...anche di gestione del personale

Per molti, prestare servizio per Swissair era una specie di religione. La compagnia era un ottimo veicolo pubblicitario per la Svizzera. In alcuni settori del gruppo, la velocità di rotazione del personale era quindi molto lenta: attorno ai 15 anni. Dipendenti fieri del loro lavoro e resi fedeli anche grazie ad una politica del personale molto avanzata ed a salari molto generosi.

Se nel mondo dell'aviazione elvetico Swissair era considerata un po' come un obiettivo da raggiungere, Crossair rappresenta il trampolino di lancio per molti giovani. Meno sindacalizzata, meno istituzionalizzata e meno formale, la compagnia di Moritz Suter ingaggia personale alle prime esperienze, spesso anche frontalieri, più disposti a condizioni di lavoro meno stabili. Dopo qualche anno, acquisita dimestichezza con il settore, molti di loro passavano sotto le attrattive ali di Swissair.

Parlavamo di differenze salariali anche sostanziali tra le due compagnie. Ecco un esempio: un pilota di Swissair riceveva uno stipendio compreso tra 81'000 e 300'000 franchi annui; presso Crossair la retribuzione per la stessa funzione si situa tra 60'000 e 145'000 franchi annui. "Una situazione che nella nuova società bisognerà regolare attraverso la conclusione di un unico contratto collettivo di lavoro per tutti i piloti" sottolineano i portavoci dei sindacati Aeropers (Swissair) e CCP (Crossair). Con un probabile miglioramento delle condizioni per il personale di Crossair, il contrario per quello di Swissair.

Lo sguardo rivolto al futuro

I presupposti non sono ottimali: molti dirigenti e dipendenti di Swissair hanno perso la fiducia nei responsabili di Crossair, accusati di aver facilitato i piani delle banche per "distruggere" la vecchia compagnia ormai indebitata fino al collo; rancori e invidie personali tra alcune teste pensanti dei due gruppi. E due culture aziendali molto diverse da integrare.

Da parte dei rappresentanti del personale giungono però voci concilianti. "Non penso che i problemi tra personale siano rilevanti. Siamo consapevoli della necessità di mantenere una compagnia aerea sana in Svizzera e per questo siamo disposti a compiere delle concessioni" dice Christian Frauenfelder, portavoce di Aeropers. "Il problema è ora emozionale: aspettiamo con ansia il momento di sederci al tavolo delle trattative, anche per far chiarezza sul nostro futuro" sottolinea un portavoce del CCP.

"Normalmente, quando una grande compagnia ne riprende una di dimensioni più piccole, si riscontrano già dei piccoli problemi di adattamento. In questo caso, dove è addirittura Davide ad inghiottire Golia, si può ben capire come gli ex-dipendenti di Swissair si sentano feriti nell'orgoglio" rileva Jakob Roost.

"Fondamentale è che si rinunci completamente a basarsi sui modelli vincitori o perdenti del passato" prosegue l'esperto di integrazioni aziendali. Secondo Roost, né il modello Swissair, né quello Crossair saranno da impiantare nella nuova società."Il futuro della compagnia aerea passa attraverso collaborazione e volontà di costruire una nuova cultura aziendale adatta alle nuove dimensioni del gruppo."

Ma c'è ancora un aspetto psicologico da sottolineare. Le reti relazionali e preferenziali interne alle due semi-società resisteranno ancora a lungo. Sarà richiesta dunque molta buona volontà da parte di tutti per evitare che il matrimonio si riduca in un rapporto tra separati in casa.

Marzio Pescia

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