Navigation

Un anno con la condizionale alla spia del Mossad

La corte non ha seguito le richieste del procuratore della Confederazione, Felix Baenziger (nella foto), che chiedeva 15 mesi da scontare Keystone

«Ha violato in modo intollerabile la sovranità della Svizzera»: così la Corte ha motivato la condanna della spia israeliana a 12 mesi con la condizionale e all'espulsione per cinque anni. Per il procuratore Bänziger "le altre spie sono ora avvertite".

Questo contenuto è stato pubblicato il 07 luglio 2000 - 16:08

«Issac Bental» alias «Jacob Track» potrà tornare in patria, ma il processo subìto in Svizzera dallo «007» israeliano costituisce un «chiaro monito» agli agenti segreti di altri paesi, ha dichiarato il vice-procuratore della Confederazione Felix Bänziger. La difesa, dal canto suo, ha accolto la sentenza «senza insoddisfazione» e rinuncerà a presentare ricorso.

L'israeliano, arrestato alla periferia di Berna nella notte tra il 18 e il 19 febbraio 1998, è stato riconosciuto colpevole di atti compiuti senza autorizzazione per conto di uno Stato estero, spionaggio politico e falsità in certificati. L'accusa di tentata intercettazione e registrazione di conversazioni estranee è stata abbandonata in extremis. La cauzione di tre milioni di franchi con gli interessi verrà restituita allo Stato ebraico, ma dalla somma saranno dedotti 100mila franchi di spese processuali.

L'imputato era stato incaricato dai servizi segreti israeliani di installare un impianto di intercettazione telefonica destinato all'ascolto delle conversazioni di un privato, un libanese naturalizzato sul quale il Mossad desiderava maggiori informazioni. In Svizzera - ha sottolineato la Corte federale - la sorveglianza telefonica è un campo riservato esclusivamente alle autorità e non è aperta a chiunque. La colpa dell'agente non è però eccessivamente grave, «perché Bental si è limitato ad eseguire ordini provenienti dall'alto».

Riguardo all'attività di spionaggio, la Corte penale federale di Losanna rileva che la natura politica di un'informazione dipende dal punto di vista di chi la desidera. «Il Mossad voleva sapere se una persona, cittadino di un altro Stato, era simpatizzante o attivista dello Hezbollah e se pianificava o preparava attentati terroristici contro Israele per conto di quest'organizzazione», rileva la Corte nella sentenza. Le informazioni che i servizi segreti speravano ottenere erano dunque chiaramente politiche.

Il ricorso a due passaporti autentici, ma recanti identità false, da parte dell'agente deve da parte sua essere considerato come un reato di falsità in certificati: le indicazioni false miravano ad occulare le attività illegali delle spie del Mossad e a garantire la loro sicurezza personale.

I giudici hanno accordato la sospensione condizionale sulla base delle rare informazioni sulla personalità dell'imputato che le autorità giudiziarie sono riuscite ad ottenere, come l'assenza di condanne precedenti e la formazione nell'ambito amministrativo attualmente seguita dall'imputato. Issac Bental sarà però espulso dal territorio elvetico per la durata di cinque anni.

Il «James Bond» israeliano fu arrestato a Liebefeld presso Berna dopo essere stato colto in flagrante mentre, assieme a quattro altri agenti, stava istallando apparecchiature per intercettazioni telefoniche nelle cantine dell'edificio dove abitava lo svizzero- libanese. Mentre gli altri agenti furono subito liberati, egli trascorse due mesi in detenzione preventiva. Fu rilasciato in cambio del versamento di una cauzione di tre milioni di franchi e la promessa di presentarsi al processo.

Reazioni:
Il primo ministro israeliano Ehud Barak ha espresso «la propria soddisfazione» per la sentenza della Corte penale federale di Losanna. La condizionale permetterà infatti all'agente di «rientrare immediatamente in Israele», si legge in una nota diramata a Gerusalemme.

Dal canto suo, l'ambasciatore di Israele a Berna Yitzchak Mayer ha sottolineato «i rapporti di lunga amicizia» tra i popoli dello Stato ebraico e della Svizzera, «che rispettano entrambi l'indipendenza del sistema giudiziario». Secondo l'ambasciatore, «il processo di Losanna ha provato che l'azione del Mossad non intendeva ferire gli interessi svizzeri, ma unicamente di lottare contro il terrorismo internazionale».

swissinfo e agenzie

Questo articolo è stato importato automaticamente dal vecchio sito in quello nuovo. In caso di problemi nella visualizzazione, vi preghiamo di scusarci e di indicarci il problema al seguente indirizzo: community-feedback@swissinfo.ch

In conformità con gli standard di JTI

In conformità con gli standard di JTI

Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative

Partecipa alla discussione!

Condividi questo articolo

Cambia la tua password

Desideri veramente cancellare il tuo profilo?