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UBS: per la stampa è un successo dal retrogusto amaro

Fiumi d'inchiostro per UBS Reuters

L'annuncio dell'accordo definitivo raggiunto tra Svizzera e Stati Uniti è salutato con poco entusiasmo dagli editorialisti elvetici, che non mancano di sottolineare diversi aspetti problematici in prospettiva futura.

Questo contenuto è stato pubblicato il 13 agosto 2009 - 09:18

Il conflitto tra UBS e il fisco statunitense si sta per concludere: le parti – disposte a firmare un accordo extragiudiziale – hanno infatti domandato mercoledì al giudice americano Alan Gold di annullare il processo, la cui apertura era inizialmente prevista per lunedì.

Appena il testo sarà siglato, le accuse cadranno, ha indicato l'avvocato del Dipartimento della giustizia americano Stuart Gibson. I dettagli dell'intesa non sono stati resi noti.

Magra consolazione

Il Bund commenta: «La Svizzera ha salvato UBS per la terza volta». Il giornale ricorda a tal proposito i due interventi precedenti, ossia il massiccio intervento finanziario del 2008 e la comunicazione alle autorità statunitensi dei dati di circa 250 clienti (febbraio 2009).

Secondo il quotidiano bernese, «il prezzo del terzo salvataggio pubblico non è ancora chiaro». Infatti, «anche se la Svizzera afferma che il suo ordinamento giuridico [...] è stato rispettato, ben difficilmente sarebbe stato possibile raggiungere un accordo senza un'interpretazione "flessibile" del diritto elvetico».

In definitiva, conclude il Bund, se per UBS l'accordo costituisce un toccasana, la Svizzera ufficiale deve dal canto suo «leccarsi le ferite». Infatti «la Confederazione ha dovuto essere ostaggio di una singola azienda», troppo importante per fallire. L'intesa con il fisco americano lascia dunque «un retrogusto amarissimo», poiché comporta un ulteriore indebolimento del segreto bancario.

Sorride solo UBS

Sulla stessa lunghezza la Neue Zürcher Zeitung, secondo la quale a esultare è soprattutto UBS: «La banca è ridiventata padrona del proprio destino», che non dipende più da un giudice americano. Di conseguenza, «finisce un lungo periodo di insicurezza per collaboratori, investitori e clienti».

Secondo il foglio zurighese, sarà necessario attendere di conoscere i dettagli dell'accordo per capire quanto quest'ultimo è costato e costerà alla Svizzera in termini di concessioni, di risorse a livello di personale e finanziarie.

Anche il Tages Anzeiger non risparmia toni critici. Pur sottolineando l'importanza della soluzione raggiunta, il giornale sottolinea che «dovranno essere forniti alle autorità statunitensi i dati di clienti ai quali era stata garantita per anni la discrezione». Attendendo di conoscere i termini dell'intesa, dunque, «è ancora presto per il lieto fine».

Nulla sarà più come prima

Il quotidiano friburghese La Liberté fa notare che «nella testa dei clienti stranieri delle banche svizzere nulla sarà più come prima», dopo che già a febbraio 2009 erano state fornite informazioni confidenziali al fisco statunitense. Secondo il giornale, «si è trattato di un vero e proprio atto di tradimento [...] e il segreto bancario elvetico non si riprenderà più».

In merito all'intesa annunciata mercoledì, La Liberté rileva inoltre che Berna non ha comunque concluso il braccio di ferro che la oppone ai propri partner commerciali europei.

Non manca comunque una nota d'ottimismo: quanto accaduto non implica la fine della piazza finanziaria svizzera, poiché quest'ultima «può contare su una competenza e una tradizione di due secoli che non può essere cancellata da un giorno all'altro».

Dal canto suo, Le Temps fa presente che l'accordo costituisce un precedente, ed è stato «più imposto che negoziato». Di conseguenza, lo scenario che si delinea è tutt'altro che confortante: «Gli avvenimenti impongono alla Svizzera un ritmo che non ha scelto», e questo non mancherà di creare ulteriori discussioni e pressioni in merito al segreto bancario.

«La storia la fanno i dettagli»

«Viste le forze in campo», scrive il Corriere del Ticino, «è inevitabile che l'accordo preveda, da parte svizzera, alcune dolorose concessioni. È pure molto probabile che le concessioni non siano di carattere pecuniario a carico di UBS (che ha già versato 780 milioni di dollari per placare gli animi del fisco americano) ma siano di carattere legale concernenti l'istituto del segreto bancario elvetico».

Pertanto, «il compito più difficile spetterà ora al nostro esecutivo che dovrà probabilmente spiegare e giustificare quanto è stato sacrificato del nostro segreto bancario (se qualche cosa è stato sacrificato) per salvare la grande banca svizzera dalle ire del fisco americano».

Il quotidiano ticinese conclude ricordando che «mai come in questa occasione il detto "la storia la fanno i dettagli" è di estrema attualità. E i dettagli dell'accordo non sono ancora stati svelati. [...] La tensione è palpabile perché al di là della buona notizia del «salvataggio» in extremis di UBS negli Stati Uniti (il processo sarebbe stato una grandissima incognita) rimane da valutare il prezzo da pagare per la Svizzera e la sua piazza finanziaria in un momento particolarmente delicato come quello attuale».

Andrea Clementi, swissinfo.ch

Commento dall'Italia

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UBS NEGLI STATI UNITI (2008)

Organico: 27'262 dipendenti.

È presente in 414 siti.

Gestisce un massa monetaria di 600 miliardi di franchi.

L'attività negli Stati Uniti corrisponde a circa un terzo del peso complessivo della banca nel mondo.

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