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Convenzione europea diritti umani: non "à la carte"

Questo contenuto è stato pubblicato il 15 maggio 2014 - 18:01
(Keystone-ATS)

O la Svizzera si attiene alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU) e ubbidisce alle sentenze della Corte di Strasburgo oppure disdice la convenzione ed esce dal Consiglio d'Europa, non esiste una via di mezzo, ossia una Convenzione "à la carte".

A questa conclusione giunge una perizia giuridica commissionata da organizzazioni svizzere a tutela dei diritti umani, in risposta alle rivendicazioni dell'UDC per la quale il diritto elvetico va anteposto a quello internazionale.

"Se la Svizzera fosse autorizzata a non più applicare la CEDU in taluni casi, ne andrebbe di mezzo la protezione dei diritti umani nel paese e in tutta Europa", hanno sostenuto oggi in una conferenza stampa a Berna gli autori dello studio: Walter Kälin, direttore del Centro svizzero di competenze per i diritti umani (CSDU) e Stefan Schlegel, assistente all'Istituto di diritto pubblico dell'Università di Berna.

Kälin esclude una denuncia della Convenzione seguita da un rientro con riserva, perché un simile modo di procedere va contro il principio della buona fede. D'altro canto una disdetta della CEDU comporta l'esclusione dal Consiglio d'Europa e sarebbe un segnale negativo dato agli altri Stati membri dell'organizzazione con sede a Strasburgo, allorché in Europa, secondo Kälin, la situazione dei diritti umani già sta peggiorando.

"Nessun calcolo politico o elettorale giustifica che si sacrifichi o anche solo si indebolisca la difesa delle libertà e dei diritti dei cittadini", ha rilevato dal canto suo Dick Marty, ex consigliere agli Stati ticinese (PLR) ed ex presidente della Commissione affari legali e diritti umani dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa. Secondo Marty, "denunciare la Convenzione priverebbe ogni abitante di una protezione essenziale dei propri diritti fondamentali".

Il parlamento si trova ormai sempre più spesso ad affrontare il dilemma posto dalle iniziative dell'Unione democratica di centro: rispettare la volontà popolare o la CEDU? Nell'ultima sessione di primavera, il 20 marzo, il Consiglio nazionale ha deciso con 106 voti contro 65 di inasprire il Codice penale nel senso indicato dall'iniziativa popolare dell'UDC "per l'attuazione dell'espulsione degli stranieri che commettono reati" (testo che ha invece respinto nettamente).

I giudici si troveranno a dover fare scelte molto difficili, ha avvertito Simonetta Sommaruga: che farà il Tribunale federale, la cui giurisprudenza dà la priorità ai diritti umani? ha chiesto ai deputati la ministra di Giustizia. Il Consiglio degli Stati si occuperà della questione nella sessione estiva.

"Se le autorità svizzere arrivassero ad applicare una legge contraria alla CEDU - rincarano Walter Kälin e Stefan Schlegel - sarebbe impossibile evitare le condanne della Corte europea dei diritti dell'uomo" di Strasburgo, "le cui sentenze hanno carattere obbligatorio".

L'UDC ha reagito in una "newsletter" alla pubblicazione dello studio. Questa "perizia di parte" proveniente dagli ambienti di sinistra "vuole porre il diritto straniero al di sopra del diritto svizzero democratico", denuncia il partito presieduto da Toni Brunner.

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