Navigation

Traffico di visti all'ambasciata svizzera in Perù

Per il momento non si sa ancora quanti siano i presunti casi di visti abusivi in Perù. conperroma.com

Il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha aperto un’inchiesta contro un funzionario sospettato di aver rilasciato abusivamente dei visti in Perù.

Questo contenuto è stato pubblicato il 20 marzo 2005 - 14:55

L’impiegato del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) è stato arrestato lo scorso 7 marzo. Si tratta del quarto caso analogo in pochi anni.

L’ambasciata svizzera a Lima, in Perù, è confrontata con un presunto traffico illecito di visti, che ha portato all’arresto di un funzionario del DFAE.

Riportata domenica dal giornale svizzero-francese «Matin Dimanche», la vicenda era stata resa nota dal dipartimento di Micheline Calmy-Rey in un comunicato pubblicato venerdì su Internet.

Nella nota si precisa che l'MPC ha avviato un'inchiesta di polizia giudiziaria.

Inchiesta in corso

Per il momento, il capo dell'informazione del DFAE, Ivo Sieber, ha detto di non poter fornire particolari, poiché l'inchiesta è ancora in corso. Egli non ha voluto indicare quanti visti si presume siano stati rilasciati abusivamente.

«Gli investigatori devono controllare migliaia di visti rilasciati in Perù, per determinare se c'è stato un vero traffico illecito e, in caso affermativo, quanti sono stati quelli abusivi», ha detto dal canto suo il portavoce del MPC, Peter Lehmann.

Sul caso indagano tre inquirenti: uno dell'MPC e due della polizia giudiziaria federale. Tenteranno anche di identificare la persona che avrebbe corrotto il dipendente del DFAE.

Nessun abuso tollerato

La vicenda è venuta alla luce dopo che, alla fine di novembre, c'è stato un tentativo di corruzione di un dipendente della rappresentanza diplomatica svizzera a Lima.

L’uomo, si era visto offrire del denaro in cambio di un visto. Era allora emerso il sospetto che, in precedenza, all’ambasciata fossero stati rilasciati in modo abusivo anche altri visti.

Informato dell'affare all'inizio di dicembre, il DFAE ha immediatamente allarmato la Procura federale, che ha aperto un'inchiesta per fare luce sui fatti.

«Le ambasciate svizzere rilasciano ogni anno più di mezzo milione di visti in tutto il mondo. Nessun abuso è tollerato nell'esecuzione di questo compito esigente», scrive il DFAE nel comunicato.

Quarto caso in pochi anni

La diplomazia elvetica è già confrontata con altri tre casi analoghi venuti alla luce negli ultimi tempi.

Il 25 maggio 2004 era stato annunciato che un ex console onorario di Svizzera in Medio Oriente era accusato di aver manipolato più di 120 visti di persone provenienti dall'Asia meridionale.

In cambio avrebbe incassato bustarelle per 150’000 franchi fra la fine del 1998 e il mese di settembre 2003. Il caso è in mano a un giudice istruttore federale.

Nel gennaio 2004 l'MPC ha aperto un'inchiesta contro un ex impiegato elvetico dell'ambasciata di Svizzera a Mosca, sospettato di aver «venduto» dei visti. Il dossier sarà prossimamente trasmesso a un giudice istruttore federale.

In corso c'è anche un terzo procedimento che riguarda «un'ambasciata in Africa», ha detto Lehmann, rifiutando di fornire maggiori ragguagli per non pregiudicare l’inchiesta, che è stata avviata «uno o due mesi fa».

swissinfo e agenzie

In breve

Un funzionario del DFAE dell’ambasciata svizzera in Perù è stato arrestato lo scorso 7 marzo.

Contro di lui è stata aperta un’inchiesta giudiziaria per presunto traffico illecito di visti.

Non è la prima volta che la Svizzera è confrontata a questo problema. In corso vi sono infatti tre casi analoghi.

Uno di questi concerne l’ex console onorario di Svizzera in Medio Oriente, un altro un ex-impiegato dell’ambasciata svizzera a Mosca e il terzo un traffico illecito di visti in un ambasciata africana.

Non è però stato reso noto di quale Stato dell'Africa si tratti.

End of insertion

Questo articolo è stato importato automaticamente dal vecchio sito in quello nuovo. In caso di problemi nella visualizzazione, vi preghiamo di scusarci e di indicarci il problema al seguente indirizzo: community-feedback@swissinfo.ch

In conformità con gli standard di JTI

In conformità con gli standard di JTI

Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative

Partecipa alla discussione!

Condividi questo articolo

Cambia la tua password

Desideri veramente cancellare il tuo profilo?