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Svizzera-Sudafrica: i Verdi vogliono vederci chiaro nel caso Regli

Peter Regli Keystone

Il gruppo dei Verdi alle Camere federali esige che sia fatta piena luce sul ruolo dei servizi segreti militari elvetici durante il regime dell'apartheid in Sudafrica. Non è infatti soddisfatto dell'inchiesta finora condotta dal Dipartimento federale della difesa (DDPS) sul «caso Peter Regli» (l'ex capo dei servizi) e chiede un maggiore ricorso ai documenti sudafricani.

Questo contenuto è stato pubblicato il 24 agosto 2001 - 19:46

In vista della conferenza dell'Onu contro il razzismo in programma dal 31 agosto al 7 settembre a Durban, i verdi vogliono che Berna rivolga una richiesta formale di assistenza giudiziaria al Sudafrica. La consigliera nazionale sangallese Pia Hollenstein depositerà una mozione in tal senso durante la prossima sessione autunnale delle Camere.

«Non c'è niente di nuovo» da aspettarsi dall'inchiesta informale del DDPS sui rapporti segreti tra la Svizzera e il Sudafrica, sostiene il gruppo ecologista in una nota diramata venerdì. Esso teme infatti che documenti importanti siano stati distrutti e giudica indispensabile una inchiesta approfondita su tutti i documenti e tutti gli attori, in particolare l'ex capo dell'»intelligence» militare Regli.

Il caso Regli è stato «riattivato» la settimana scorsa dalle dichiarazioni di Wouter Basson, direttore dei laboratori militari del regime dell'apartheid, noto come «Dottor Morte» per essere stato a capo di un programma segreto di ricerca su armi chimico- batteriologiche volte ad annientare la popolazione di colore. Basson ha detto nel corso del processo a suo carico che si era procurato nel 1992 una mezza tonnellata di Mandrax (una potente droga) in Russia con l'aiuto di Regli.

La settimana scorsa il DDPS ha infatti aperto un'inchiesta informale sulle relazioni segrete fra la Svizzera e Pretoria e su un'eventuale distruzione di documenti. Il segretario generale del dipartimento, Juan Gut, è stato incaricato di redigere un rapporto completo entro il 31 ottobre.

Regli ha ammesso recentemente di aver distrutto alcuni documenti con il benestare del capo della Stato maggiore di allora, ma nessuno riguardava il Sudafrica. Il divisionario in pensione ha pure respinto le accuse di Basson.

swissinfo e agenzie

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