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Storia del Landesmuseum

Non fu facile far nascere un museo nazionale. Anche nel 19esimo secolo gli svizzeri temevano le idee centralistiche e puntavano sul federalismo perfino nel campo della cultura.

Questo contenuto è stato pubblicato il 03 giugno 2003 - 16:11

Fu un deputato e professore di storia dell'arte l'artefice dello storico progetto.

Lo Stato federale aveva visto la luce nel 1848. Era il periodo della nascita degli Stati nazionali, la cui importanza veniva sottolineata un po' dappertutto con la creazione di monumenti e musei nazionali.

Per la Svizzera tuttavia, l'idea di creare un'istituzione dove raccogliere il patrimonio culturale e storico non era così ovvia come nei Paesi circostanti.

Per molti l'istituzione di un museo nazionale ricordava troppo i tempi della Repubblica elvetica: uno Stato centralizzato sul modello francese, quindi imposto e ideologicamente "poco svizzero".

Inoltre, a differenza degli altri Paesi europei, la Svizzera non poteva contare su una grande collezione nazionale, reale o imperiale. Esisistevano tante, piccole collezioni regionali.

Il postulato del miracolo

L'idea di un museo nazionale venne temporaneamente abbandonata e ripresa solo verso il 1880 dal consigliere nazionale zurighese e professore di storia dell'arte Salomon Vögelin che con un postulato al Consiglio federale ribadì la necessità di creare un museo di portata nazionale.

Nell'autunno del 1892 il giovane architteto zurighese Gustav Gull dà l'avvio alla storica costruzione.

Nel resto dell'Europa i grandi musei all'epoca venivano costruiti all'interno di vecchie chiese o di castelli. Non disponendo di simili edifici, Zurigo si costruisce il "suo" castello: un insieme di stili diversi uniti in un conglomerato architettonico che farà scuola anche all'estero.

Patriottismo dominante

A livello concettuale il Landesmuseum è influenzato dall'entusiasmo patriottico legato alla nascita, 50 anni prima, della Svizzera moderna. L'accento viene pertanto posto sul passato glorioso della Confederazione, sulla sua unicità e dedicato alla memoria "dei padri caduti in battaglia e nelle officine".

Un' interpretazione ormai obsoleta della storia. Oggi gli storici sottolineano l'importanza dei numerosi influssi e delle correnti politiche e sociali che attraversarono l'attuale Confederazione, crocevia dei cammini europei.

Sono invece rimasti gli stessi, anche attraverso gli anni, i principi e le intenzioni dei responsabili del museo: trasmettere al grande pubblico un'immagine fedele e comprensibile del passato.

swissinfo, Elena Altenburger

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