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Taglio cesareo per un bambino su tre

Dal 1998 al 2007 la proporzione di bambini venuti al mondo per taglio cesareo in Svizzera è passata dal 22% al 32%. Preoccupata per questa evoluzione, la Federazione svizzera delle levatrici (FSL) invita le autorità a reagire.

Questo contenuto è stato pubblicato il 04 dicembre 2008 - 11:20

La proporzione di tagli cesarei praticati nel canton Zugo (40%) è più che il doppio rispetto al Giura (19%); con una percentuale rispettivamente del 34% e del 33%, rileva l'associazione in una nota odierna, Ticino e Grigioni si situano al di sopra della media nazionale (32%).

L'aumento osservato in dieci anni e le differenze cantonali non si spiegano con ragioni mediche, affermano le ostetriche. La salute della madre e del bambino - sostengono - sono messe in gioco per motivi di gestione aziendale e di interessi finanziari.

I parti cesarei sono programmabili, più brevi e permettono di ridurre il lavoro di notte e durante il fine settimana. Sono quindi chiaramente redditizi per gli ospedali, contrariamente ai parti naturali, meno rischiosi per la salute di mamma e bambino, osserva la FSL.

L'associazione di categoria chiede dunque a Confederazione, cantoni e casse malattia di istaurare un controllo di ospedali e medici, e di migliorare lo status delle ostetriche. Diversi studi dimostrano infatti che i parti guidati da una levatrice si concludono assai meno spesso con un taglio cesareo, a tutto vantaggio della salute della madre e del bambino.

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