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La guerra di secessione li fece eroe e canaglia

L'esercito dell'Unione impegnato nella battaglia di Gettysburg Keystone

150 anni or sono, negli Stati Uniti d’America scoppiò la guerra di secessione, un conflitto cruciale che vide alcuni immigranti svizzeri combattere sui due fronti. Due di loro con un destino opposto: il primo diventò un eroe, l'altro un capro espiatorio.

Questo contenuto è stato pubblicato il 08 giugno 2011 - 16:38
Tim Neville, Oregon, Traduzione Sandra Verzasconi, swissinfo.ch

In occasione delle commemorazioni dell’inizio della guerra di secessione in corso in questi giorni negli Stati Uniti, lo storico svizzero-americano Leo Schelbert ha messo in evidenza il ruolo svolto da alcuni immigranti svizzeri durante quel periodo decisivo della storia americana.

Secondo Schelbert, già professore di storia oggi in pensione presso l’Università dell’Illinois, gli immigranti svizzeri che combatterono per il Nord, ossia per l’Unione, furono circa 6’000, mentre è assai difficile stimare il numero di quelli che si arruolarono tra le fila dell’esercito sudista.

Un dato è comunque certo: il più famoso o infame di essi fu il confederato sudista Heinrich “Henry” Wirz, un medico originario di Zurigo le cui sorti hanno funto da trama per due telefilm.

“All’epoca, come del resto accade ancora oggi, – spiega Schelbert – gli immigranti svolgevano un ruolo fondamentale per gli eserciti, impegnati a reclutare chiunque fosse disposto a imbracciare un fucile. E tra coloro che combatterono le grandi battaglie della guerra di secessione ci furono anche degli svizzeri.”

Oggi, il corso della guerra scoppiata il 12 aprile 1861 e finita quattro anni più tardi è materia di insegnamento in tutte le scuole statunitensi: l’Unione vinse, il Sud fu ricostruito e la nazione, malgrado il persistere di disparità e tensioni, ne uscì rafforzata.

Ma per Wirz e il suo compatriota Emil Frey, un agronomo di Basilea arruolatosi tra le fila dell’Unione e catturato durante la battaglia di Gettysburg, le cose non avrebbero potuto andare più diversamente.

Infatti, mentre a Frey l’esperienza bellica americana spalancò le porte di una carriera politica in patria come consigliere federale nonché primo ambasciatore svizzero negli Stati Uniti, per Wirz questa guerra finì nel peggiore dei modi.

“Impiccatemi subito e finiamola qui"

Secondo Norbert Bärlocher, consigliere culturale dell’ambasciata svizzera a Washington, considerati i milioni di migranti provenienti da ogni angolo d’Europa che verso la metà del 1800 sbarcarono in America, non c’è da meravigliarsi se anche alcuni svizzeri rimasero coinvolti in questo conflitto.

Partito da Zurigo nel 1849, dopo varie peripezie Wirz finì col stabilirsi in Louisiana dove aprì uno studio medico. Allo scoppio della guerra, si arruolò in un battaglione sudista, ma venne ben presto ferito.

Se in un primo momento le sorti del conflitto sembravano volgere a favore dei Confederati, nel 1863 lo scenario stava per cambiare: le truppe unioniste avevano bloccato le vie di rifornimento dei sudisti, avevano riportato alcune vittorie importanti e stavano per avere la meglio su quello che rimaneva dell’esercito secessionista.

Nel 1864 alcuni ufficiali confederati affidarono a Wirz il comando di un campo di prigionia nei pressi di Andersonville in Georgia, dove quasi 13’000 su 45’000 detenuti unionisti perirono di inedia e malattie.

Alla fine della guerra, Wirz fu condotto a Washington dove venne processato, condannato e impiccato con l’accusa di cospirazione e di omicidio. Oggi, tuttavia, gli storici contestano la legittimità di questo processo.

“Personalmente, credo che Wirz diventò un capro espiatorio”, puntualizza Schelbert. Del resto, lo stesso imputato ebbe questa impressione.

“Questo processo è una farsa,” scrisse nell’ottobre del 1865. “A volte vorrei gridare loro: perché continuate a tormentarvi e a tormentarmi? Mettiamo fine a questa buffonata, impiccatemi subito e finiamola qui.”

Da Gettysburg al governo 

Se da un lato le illusioni di Wirz riguardo a ciò che l’America aveva da offrire ai suoi immigranti andarono infrante, dall’altro – prosegue Schelbert – è probabile che durante tutta la sua esperienza oltreoceano Frey abbia mantenuto il proprio scetticismo. Questo politico di centrodestra, nonché fervente sostenitore della democrazia diretta di stampo svizzero, non apprezzò molto il sistema repubblicano statunitense.

“L’America non mi piace e non mi piacerà mai” scrisse nel febbraio del 1861, pochi mesi prima dell’inizio della guerra di secessione.

Originario del Cantone di Basilea Campagna, Frey migrò nel nuovo Continente nel 1860 per portare avanti il proprio lavoro nel campo dell’agronomia. Si stabilì nell’Illinois e precisamente a Highland, un insediamento originariamente noto come New Switzerland, fondato da un gruppo di liberali di Sursee (LU).

Allo scoppio della guerra, Frey si arruolò volontario nella fanteria dell’Illinois che combatteva per il Nord. “Mi serviva un lavoro” scrisse nel luglio del 1861, per poi dichiarare più tardi che il motivo per cui si arruolò fu soprattutto l’abolizione della schiavitù.

Il 1° luglio 1863, durante la sanguinosa battaglia di Gettysburg che, si stima, fece 51’000 vittime tra morti feriti e dispersi, Frey fu catturato e proprio questo evento diede una svolta decisiva alla sua vita.

Le condizioni di detenzione nei campi sudisti erano raccapriccianti. Basti pensare, afferma Schelbert, che per nutrirsi gli era consentito catturare e cucinare ratti.

Alla fine della guerra, Frey tornò in Svizzera da “eroe”, si legge in un necrologio pubblicato sul New York Times nel 1922. Nel 1866 fu eletto nel Consiglio di Stato del Cantone di Basilea Campagna e sei anni più tardi in Consiglio nazionale. Nel 1882 fu nominato primo ambasciatore svizzero negli USA.

Nel 1890 venne eletto in Consiglio federale e assunse le redini del Dipartimento militare dove, tra le varie cose, si occupò della fortificazione del Gottardo e della preparazione – seppur inconsapevole – del Paese alla Prima guerra mondiale.

“Se pensiamo alle sofferenze patite da Frey negli Stati Uniti, non c’è da stupirsi se non espresse mai l’intenzione di tornarvi”, conclude Schelbert.

“Eppure Frey fu certamente uno degli pochi svizzeri coinvolti nelle fasi cruciali della costruzione di questo Paese.”

LA GUERRA DI SECESSIONE AMERICANA

La guerra di secessione americana ebbe inizio nella Carolina del Sud il 12 aprile 1861, quando le truppe confederate attaccarono Fort Sumter, un avamposto dell’esercito unionista.

I due schieramenti che si diedero battaglia erano composti l’uno da 25 Stati del Nord (l’Unione) e l’altro da 11 Stati del Sud (la Confederazione) costituitisi in Stati Confederati d’America. Il presidente dell’Unione era Abraham Lincoln, quello della Confederazione Jefferson Davis.

Il Nord, più popoloso e industrializzato, voleva abolire la schiavitù sull’intero territorio nazionale. Il rurale Sud, per contro, faceva assegnamento sul lavoro degli schiavi per la sua economia legata all’esportazione del cotone e, per questo motivo, chiedeva la creazione di una confederazione di stati indipendenti in cui lo Stato federale centrale avesse un potere limitato.

Quando vennero sparati i primi colpi, alcuni Stati del Sud avevano già dichiarato la propria secessione. Generalmente considerato uno Stato a vocazione sudista, il Kentucky assunse una posizione neutrale finché nel 1861 le giacche grigie non varcarono i suoi confini spingendolo a unirsi agli yankee.

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LE TAPPE SALIENTI DELLA VITA DI EMIL FREY

1838 Nasce ad Arlesheim, nel Cantone di Basilea Campagna

1860 Giunge negli USA

1861 Si arruola volontario nella fanteria dell’Illinois

1863 Viene catturato durante la battaglia di Gettysburg

1865 Fine della guerra, rientra ad Arlesheim

1866 Viene eletto nel Consiglio di Stato del Cantone di Basilea Campagna

1872 Diventa caporedattore del giornale Basler Nachrichten e viene eletto in Consiglio nazionale

1875 Diventa cancelliere di Basilea Campagna

1879 e 1881 Tenta invano di farsi eleggere Consigliere federale

1882-88 Viene nominato primo ambasciatore svizzero negli Stati Uniti

1890 Viene eletto in Consiglio federale e prende le redini del Dipartimento militare

1893 Ordina all’esercito federale di sedare una rivolta operaia a Berna

1894 Diventa Presidente della Confederazione

1897 Rassegna le dimissioni da Consigliere federale dopo il rifiuto popolare della sua proposta di riorganizzazione dell’esercito

1897-1921 Assume la direzione dell’Unione telegrafica internazionale

1922 Si spegne nel suo paese natale

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