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Il censimento entra nel XXI secolo

Queste scene ormai appartengono alla storia, quando ogni famiglia doveva riempire il suo questionario RDB

Il censimento 2010 rappresenta una svolta nella storia della statistica. Per la prima volta i dati non sono più raccolti tramite i questionari individuali inviati ogni dieci anni a tutta la popolazione, bensì estratti dai vari registri di comuni e cantoni.

Questo contenuto è stato pubblicato il 21 dicembre 2010 - 15:52
swissinfo.ch

Da 160 anni era ormai diventata una tradizione: a scadenza decennale ogni svizzero riceveva un formulario con decine e decine di domande a cui rispondere.

Con l'adozione della nuova legge sul censimento della popolazione nel giugno del 2007, tutto ciò appartiene ormai al passato.

Da quest'anno – la prima 'fotografia' della popolazione svizzera sarà scattata il 31 dicembre 2010 – il censimento e l'analisi dei dati avverranno annualmente, hanno ricordato martedì a Berna i responsabili dell'Ufficio federale di statistica (UST).

Quattro fonti

La principale fonte saranno i dati amministrativi già disponibili, come quelli contenuti nei registri cantonali e comunali degli abitanti, nei registri delle persone della Confederazione e nel Registro federale degli edifici. Queste fonti permetteranno in particolare di conoscere elementi di base come età, sesso, stato civile, nazionalità…

Per poter equiparare i dati provenienti dai diversi cantoni e comuni, nel 2008 è entrata in vigore la legge sull'armonizzazione dei registri. Stando all'UST, dall'ultimo test effettuato è emerso che nove comuni su dieci adempivano ai criteri di qualità stabiliti.

Secondo l'UST, il nuovo sistema consentirà di effettuare dei paragoni internazionali più precisi e di «analizzare in modo sensibilmente più approfondito i rapidi cambiamenti nell'economia e nella società».

I questionari non scompariranno completamente, poiché ogni anno sarà effettuata una rilevazione campionaria su 200'000 persone per raccogliere informazioni che non esistono nei registri, come il livello di formazione, la lingua, la mobilità… Secondo l'UST, per riempiere questi formulari saranno necessari non più di 15 minuti. I comuni e i cantoni hanno la possibilità di ampliare il campione sul loro territorio, possibilità già colta da molte autorità locali, poiché il 3 gennaio saranno spediti non 200'000 ma 320'000 questionari.

Il terzo elemento è costituito da rilevazioni tematiche presso 10'000 o 40'000 persone per approfondire determinati soggetti. Nel 2011, ad esempio, sarà affrontata la problematica della formazione, mentre l'anno successivo quella della salute.

Infine, l'UST potrà avvalersi anche delle indagini Omnibus, effettuate su un campione telefonico di 3'000 persone. Questi sondaggi dovrebbero permettere di fornire risposte ad interrogativi d'attualità. Il primo, che si è svolto lo scorso mese di maggio, si è interessato all'uso di Internet e al commercio online.

Risultati meno precisi ma più rapidi

Il nuovo sistema darà dei risultati meno precisi, con un margine d'errore di +/- 1,5%, ha indicato Claude Gisiger, responsabile della sezione che si occupa del censimento in seno all'UST. I risultati saranno per contro disponibili dopo circa otto mesi e non più due o tre anni più tardi.

Le persone interrogate saranno estratte a sorte. Un programma informatico permette di «ripartire in modo equo le possibilità di essere scelti», ha spiegato Gisiger. Secondo le proiezioni, ogni svizzero ha una probabilità di essere integrato nel censimento ogni 12-13 anni.

Il censimento rimane obbligatorio. Tuttavia, i refrattari – il cui numero non supera l'uno per mille – non si vedranno più infliggere una multa, ha precisato il direttore dell'UST Jürg Marti.

Il nuovo censimento costerà circa 70 milioni di franchi per il periodo 2008-2015 e permetterà alla Confederazione di risparmiare 100 milioni rispetto alla precedente indagine decennale.

Primo tentativo nel 1798

In Svizzera il primo tentativo di censire l'insieme della popolazione fu effettuato durante gli anni della Repubblica Elvetica (1798-1803). L'obiettivo era di avere un quadro della situazione della Confederazione per intraprendere una riorganizzazione della struttura amministrativa del paese. Il censimento rimase però ampiamente incompleto.

Dopo il naufragio della Repubblica elvetica, bisognerà aspettare mezzo secolo per un altro esercizio del genere. Nel 1850, il consigliere federale liberale radicale ticinese Stefano Franscini (1796-1857), autore nel 1827 del volume Statistica della Svizzera, realizzò il primo censimento della popolazione del nuovo Stato federale.

Seppur ampiamente incompleto – fu effettuato in una settimana! – questo censimento rappresentò una svolta importante. Da un lato i risultati non furono più ad uso esclusivo di chi governa, come in occasione di censimenti svolti in precedenza in alcune città o cantoni, ma accessibili anche al pubblico. Dall'altro, per la prima volta l'obiettivo fu di avere una raccolta di informazioni sullo «stato del paese», per permettere ai legislatori e ai funzionari di agire.

L'obbligo di effettuare un censimento ogni 10 anni fu iscritto nella legge solo nel 1860, con un certo ritardo rispetto ad altri Stati che si può spiegare con la struttura federalista del paese. Il compito del neonato Ufficio federale di statistica fu immenso, tanto più che l'ente poteva contare su soli quattro collaboratori e un budget di 20'000 franchi (oggi sono 760 con un budget di 160 milioni).

Questo esercizio obbligatorio non è sempre stato apprezzato dalla popolazione. Il censimento del 1990 è stato in particolare contraddistinto da un movimento di boicottaggio in seguito alla vicenda delle schedature

L'ultimo cambiamento importante è avvenuto nel 2000, quando ai tradizionali questionari cartacei si è aggiunta la possibilità, sfruttata dal 4,2% dei cittadini, di rispondere alle domande tramite un formulario online.

Un sistema che si sta generalizzando

Per ragioni di costi e d'efficacia, negli ultimi anni molti paesi hanno ripensato il sistema di censimento della popolazione, in particolare utilizzando dei dati già esistenti. Da tempo, ad esempio, i paesi d'Europa settentrionale lavorano unicamente basandosi sui registri amministrativi.

Dall'anno prossimo, l'Italia, la Spagna ed altri paesi introdurranno dei metodi di censimento misti, come già fanno la Germania, l'Olanda e la Svizzera. In questi paesi i dati dei registri sono completati con inchieste sul terreno.

Da un anno, gli Stati Uniti utilizzano dal canto loro un metodo combinato, ossia un censimento ogni dieci anni che comporta solo alcune domande e un'inchiesta annuale più approfondita su una parte della popolazione.

Una ventina di paesi europei, tra cui la Grecia, il Portogallo o l'Irlanda, utilizzano ancora il metodo classico, con un censimento generale e una raccolta di informazioni tramite formulario.

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Cooperazione internazionale

Da qualche anno, le istituzioni che si occupano di statistica si stanno sforzando di armonizzare i loro dati.

Il primo gennaio 2007 è entrato in vigore un accordo di cooperazione statistica tra la Svizzera e l'UE, accordo che permette di produrre dati armonizzati – e quindi paragonabili – in particolare per quanto concerne prezzi, mercato del lavoro, condizioni di vita e trasporti.

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