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Scrittura in delirio

L'eredità di Jeannot al mondo: un pavimento inciso. Claude Bornand, Lausanne

L’ossessione viscerale della scrittura, il bisogno di esprimersi a tutti i costi, di piegare le lettere alla loro «delirante» volontà: per i pazienti degli istituti psichiatrici, scrivere è riprendersi il diritto alla parola.

Questo contenuto è stato pubblicato il 19 febbraio 2004 - 20:48

L’esposizione «Scrittura in delirio», realizzata dalla Collezione dell’Art Brut di Losanna presenta una raccolta di opere di 40 autori ai margini della società.

«Ti amo Margherita [oh a me il tuo braccio nella seconda manica del re una rosa sotto la porta del convento era voi siete regina se io sono re] un po’ molto alla follia civetteria senza opera...» Senza fiato, senza punteggiatura, di continuo, Aloïse scrive l’amore, quella passione che l’ ha così violentemente scossa da portarla in manicomio.

«Demenza precoce», una diagnosi che in un qualche modo fa stato della sua intelligenza, della sua memoria, delle sue idee deliranti, della deconstruzione del linguaggio, dell’apparire di neologismi. Scrive, Aloïse, e i suoi testi, come tutti quelli esposti alla Collezione dell’Art Brut, ci sconcertano. Eppure hanno una loro logica.

Lo ha capito Geneviève Pasquier che proprio utilizzando alcuni dei testi di «Scrittura in delirio» ha allestito uno spettacolo teatrale. «All’inizio è stato difficile imparare i testi a memoria, sfuggivano alla nostra logica, poi piano abbiamo scoperto che hanno una loro logica e musicalità interna».

Una parola che si fa pittura

Se nella prima parte della mostra si ritrovano esclusivamente degli scritti – pur caratterizzati da un’attenzione particolare alla forma – nella seconda gli alfabeti si mescolano alle immagini, le lettere s’illuminano accanto a figurine dipinte e vignette.

«Per penetrare queste opere, bisogna prendere una certa distanza, anche psicologica», spiega la direttrice della Collezione dell’Art Brut, Lucienne Peiry. «Solo così le parole che in un primo tempo si sottraggono al lettore tornano a significare».

Solo così è possibile immergersi nel mondo della scrittura segreta e solitaria di questi «sovvertitori delle convenzioni del linguaggio» che sono i pazienti delle cliniche psichiatriche, i medium e altri marginali.

Francese, tedesco, italiano, ma anche giapponese o una delle innumerevoli lingue che l’austrico August Walla ricostruisce servendosi dei dizionari: «Scrittura in delirio» è una mostra multiforme, all’immagine delle opere che raccoglie.

Un pavimento come tomba e testamento

Tra le opere più impressionanti c’è un pavimento in legno, 8 metri per 2, sul quale il francese Jeannot ha inciso il suo testamento - accusa al mondo.

Partito soldato in Algeria in seguito ad una delusione amorosa, Jeannot rientra alla sua fattoria natale nel Périgord all’annuncio del suicidio del padre.

Distrutto interiormente, si dimostrerà incapace di mandare avanti la fattoria con la madre e la sorella. Nel 1971, la madre muore e Jeannot decide, d’accordo con la sorella, di seppellirla in casa, come nel Medioevo.

Jeannot si rinchiude poi nella stanza dove è sepolta la madre, rifiutando il cibo. Nei cinque mesi di vita che gli lascerà il digiuno, incide il pavimento divenuto tomba. Dalle sue mani scaturiscono parole di rabbia, insulti a Hitler, a Dio, al mondo dell’elettronica.

Come capita spesso per le opere dell’Art Brut, il pavimento sarà scoperto solo dopo la morte dell’autore, sotto i detriti che coprono il suolo intorno al suo corpo esanime.

swissinfo, Doris Lucini, Losanna

Fatti e cifre

«Scrittura in delirio»: fino al 5 settembre alla Collezione dell’Art Brut di Losanna
Due spettacoli teatrali saranno presentati in margine all’esposizione
Per la fine d’aprile è prevista la pubblicazione di un libro
Le opere provengono per la maggior parte dalla Collezione dell’Art Brut, ma anche da prestiti di collezioni pubbliche e private
L’Istituto universitario romando di storia della medicina e della salute ha contribuito al lavoro di ricerca, analisi e redazione

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