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Schumacher e la Ferrari bloccati... dall’obiettivo

Il manifesto della mostra su Schumacher e la Ferrari alla Galleria Gottardo swissinfo.ch

Lui che sfreccia a tutta velocità su un bolide rosso fiammante, improvvisamente viene fermato, pur continuando la sua corsa verso traguardi e successi.

Questo contenuto è stato pubblicato il 12 settembre 2007 - 11:33

Le immagini del pilota Michael Schumacher e della “sua” Ferrari sono state immortalate dal fotografo svizzero Michel Comte, che ha raccolto la grande sfida: fermare il tempo.

Fermare il tempo nel regno della Formula 1 dove la velocità è una filosofia di vita, una logica di successo, uno strumento di potere, non è solo una sfida, ma è anche un atto simbolico che segna la supremazia dell’istante come fragile condizione dell’essere.

Le fotografie di Michel Comte, esposte in anteprima svizzera alla Galleria Gottardo a Lugano, sono impressionanti proprio per la loro capacità di fermare il tempo in tutte le sue manifestazioni - velocità, sosta, lentezza, accelerazioni – senza dimenticare di cogliere le dimensioni delle emozioni, della riflessione, della concentrazione.

Nell’esposizione intitolata “Speed. Michael Schumacher e la Scuderia Ferrari”, Michel Comte propone dunque uno sguardo diverso, inedito, fatto di sfumature, di dettagli preziosi, di ritagli rigorosi della realtà, di fasci e frammenti di luce di quella meteora rossa che a velocità siderale percorre lo spazio puntando verso la Terra: la Ferrari.

Lucidità e freddezza

“Con la sua ossessione maniacale e il fascino senza confini per i circuiti di Formula 1 - spiega il direttore della Galleria Gottardo Franco Rogantini - Comte diventa cronista della carriera sportiva senza precedenti del grande campione Michael Schumacher. I suoi scatti, che hanno immortalato innumerevoli circuiti di gara in tutto il mondo, schiudono allo spettatore un mondo caratterizzato dai progressi, dalla rapidità e dai moti dell’animo vissuti apertamente”.

Emozioni e alta tecnologia, rigore e passione, freddezza ed esaltazione, eccessi e calcoli precisi, lucidità ed esplosione di gioia: il mondo della Formula 1 racchiude in sé aspetti apparentemente contrastanti, ma indissolubilmente legati.

“Le nitide immagini riprese nelle officine della Ferrari ne sono l’incarnazione: il linguaggio razionale visivo di Michel Comte – sottolinea Rogantini - crea lo stesso stato d’animo che si potrebbe respirare in una sala operatoria perfettamente sterile di una clinica universitaria o in un laboratorio di ricerca”.

Brividi e passione

In contrapposizione alla “chirurgia meccanica”, ecco una serie di immagini sfocate, astratte ma estremamente espressive, scattate nel corso delle gare. Immagini forti, a tratti estranianti, che restituiscono l’idea della corsa sfrenata, che suggeriscono il brivido della velocità, che insinuano la temerarietà.

“Attraverso l’estetica purista di Comte – fa notare Rogantini - vengono messe in contrapposizione, rendendoli quasi tangibili, il rigore e la delicatezza, il movimento e l’immobilità, il rombo assordante dei motori e il silenzio assoluto. Le sue foto risultano autentiche poiché nello scatto non si avvale di un eccessivo utilizzo di accorgimenti tecnici”.

Ci sono inoltre le fotografie della vita privata di Michael Schumacher che svelano un lato radicalmente diverso da quello dell’uomo duro e gelido dei circuiti di Formula Uno e dal palmares irraggiungibile: 7 titoli mondiali, 91 vittorie, 250 Gran Premi.

Michel Comte, che in questi anni di lavoro ha stretto dei legami di profonda amicizia con il pilota tedesco, è stato capace di sciogliere il ghiaccio del pilota d’acciaio portando alla luce lati di tenerezza e di dolcezza.

Da Jo Siffert a Chanel

In Michel Comte la passione per la Formula 1 ha radici lontane. Costretto in ospedale per una gamba rotta all’età di 8 anni, il piccolo Michel passava il suo tempo a sfogliare delle riviste di automobilismo. Nel vedere una foto di Jo Siffert, il celebre campione svizzero morto giovanissimo, Michel lo chiama per chiedere un autografo. Detto fatto. Siffert si presenta all’ospedale e pone la sua firma sul gesso.

Ma prima della Forumula 1, nella professione di Michel Comte c’è un altro grande universo: quella della moda. Lavora per celebri stilisti quali Ungaro, Chanel, Chloé. Collabora con prestigiose riviste come Vogue e Vanity Fair.

“I numerosi ritratti realizzati a celebrità dello show business e del mondo artistico - evidenzia Franco Rogantini - ci portano a confrontare il percorso artistico di Michel Comte con quello di esponenti dell’arte fotografica del calibro di Edward Steichen, Irving Penn e Richard Avedon”.

“Michel Comte – continua il direttore della Galleria Gottardo - è maestro nel porre nella giusta luce il soggetto che intende riprendere sia attraverso l’obiettivo della sua macchina fotografica a lastre Linhof, della Pentax oppure della Leica”. Nelle sale della Galleria Gottardo la luce e la penombra sembrano parlare lo stesso linguaggio.

swissinfo, Françoise Gehring, Lugano

In breve

Dal 7 al 30 settembre 2007 in anteprima svizzera, la Galleria Gottardo propone a Lugano le opere di Michel Comte nell’esposizione intitolata “Speed. Michael Schumacher e la Scuderia Ferrari”.

Sei gigantografie (220 x 180 cm) stampate su supporto trasparente Duraclear, oltre 30 fotografie (90 x 90 cm) a colori e bianco/nero svelano quanto Michel Comte subisca il fascino del mondo dei motori.

L’esposizione verrà presentata anche a New York, Mosca e Shangai.

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La svolta di Comte

Michel Comte è nato a Zurigo, nel 1953. La fotografia lo porta in breve tempo al successo. Nel 1978 riceve il primo incarico internazionale di prestigio: realizzare foto pubblicitarie per la casa di moda di Ungaro. Richiesto da altri stilisti si trasferisce così a Parigi nel 1979.

Nel 1981 apre uno studio a New York dove lavora per American Vogue e qualche anno dopo, ne inaugura un altro anche a Los Angeles dove si trasferisce.

In pochi anni diventa uno tra i più acclamati fotografi di moda e glamour. Per riviste quali Vanity Fair e Vogue ritrae numerose star del mondo dell'arte e dello spettacolo, da Sting a Demi Moore, da Sharon Stone a Jeremy Irons, a Robert Altman, Kim Basinger, Jeff Koons, a Kossuth.

Il lavoro di Comte conosce una svolta fondamentale quando, in collaborazione con il CICR, realizza alcuni reportage in zone di guerra e conflitti come Afghanistan, Iraq e Bosnia.

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