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Ruth Dreifuss sempre in prima linea

L'ex consigliera federale Ruth Dreifuss continua il suo impegno politico. RDB

L'ex consigliera federale e presidente della Confederazione non ha rinunciato al suo impegno politico e lotta in modo particolare per i diritti umani.

Questo contenuto è stato pubblicato il 02 aprile 2006 - 10:09

Secondo la socialista ginevrina la creazione del Consiglio dei diritti dell'essere umano rappresenta per la diplomazia elvetica una vera vittoria. Utile anche agli interessi della Svizzera.

Tre anni e mezzo dopo aver lasciato il Consiglio federale, ossia il governo svizzero, Ruth Dreifuss ha assunto la presidenza della Commissione sui diritti della proprietà intellettuale, l'innovazione e la salute pubblica.

Un mandato dell'Organizzazione mondiale della salute (OMS), il cui obiettivo è favorire l'accesso dei paesi poveri ai medicamenti brevettati.

Prossimamente, inoltre, l'ex ministra assumerà la presidenza del comitato che appoggia il doppio referendum contro la nuova legge sugli stranieri e la revisione della legge sull'asilo.

swissinfo: La diplomazia svizzera si distingue per il suo impegno nel campo dei diritti dell'essere umano. Ma non è in contraddizione con una politica interna sempre più dura nei confronti degli stranieri, in un clima di crescente xenofobia?

Ruth Dreifuss: L'irrigidimento delle leggi sugli stranieri e sull'asilo rischia di creare una distorsione negli impegni assunti dalla Svizzera in certi trattati internazionali. Siamo dunque di fronte ad una palese contraddizione che continuerò a combattere con tutte le mie forze.

Ma non si tratta tanto di sapere se siamo confrontati con delle contraddizioni, ma piuttosto di verificare se i meccanismi internazionali di protezione funzionano anche in Svizzera. Finora funzionano e riescono anche ad avere, prima o poi, un impatto sul dibattito pubblico in Svizzera.

Nel campo dei diritti umani possiamo solo compiere passi avanti insieme, uniti. Ecco perché il dibattito su questioni tanto importanti deve essere aperto, anche se fa emergere opinioni contrarie agli impegni internazionali della Svizzera.

Ciò che conta è che le convenzioni internazionali permangano dei punti di riferimento e che la Svizzera continui a rispettare i trattati firmati e ratificati.

swissinfo: Un paese come la Svizzera può promuovere questi valori universali e nel contempo tutelare i propri interessi?

R.D.: Ne abbiamo discusso molte volte in Consiglio federale, quando ne facevo parte. Per un piccolo paese difendere il diritto internazionale è importantissimo.

Ci sono infatti due modi di sentirsi protetti nel mondo attuale: impostare una politica basata sulla forza (obiettivo che anche gli Stati Uniti faticano a realizzare) oppure promuovere e sviluppare il diritto internazionale.

Ora, più il paese è piccolo, maggiore è l'interesse di fare rispettare il diritto internazionale, che costituisce il migliore bastione alla legge del più forte.

swissinfo: Nel mese di marzo del 1999, quando era presidente della Confederazione, lei stessa ha riscontrato delle difficoltà nell'affrontare il tema dei diritti dell'essere umano con il presidente cinese Jiang Zemin. Con quale sguardo vede oggi questo problema?

R.D.: Più la Cina diventa un partner attrattivo per l'economia, più l'equilibrio interno del paese assume importanza per gli investitori stranieri in Cina.

E' del resto il chiaro messaggio che numerose multinazionali presenti in Cina - preoccupate per la destabilizzazione del paese legata alla mancanza del rispetto dei diritti fondamentali - hanno recentemente lanciato.

A priori, dunque, non c'è una contraddizione tra interesse economico e rispetto dei diritti dell'essere umano.

In questo contesto, inoltre, il ruolo della Svizzera non è affatto trascurabile. Forte delle sue antiche relazioni con la Repubblica popolare cinese, la Svizzera ha potuto instaurare un dialogo istituzionale già a partire dagli anni Novanta, con Beijing sui diritti umani.

In quell'occasione il nostro Paese aveva formulato delle proposte concrete per quanto riguarda l'esecuzione delle pene, la giustizia e il ruolo degli avvocati. Certo, si tratta di una piccola goccia. Ma l'oceano è fatto di tante piccole gocce d'acqua.

Quanto alla mia esperienza personale legata alla visita del presidente Jiang Zemin in Svizzera, posso dire questo: non è stato tanto il discorso sui diritti umani ad aver disturbato il presidente cinese; anzi, era molto impaziente di poter esprimersi e difendere la sua visione.

Ad averlo irritato sono state le manifestazioni dei tibetani svizzeri e dei loro sostenitori davanti a Palazzo federale al momento della sua visita.

swissinfo: Il nuovo Consiglio dei diritti umani dovrebbe privilegiare il dialogo piuttosto della denuncia. E', perlomeno, l'auspicio di Micheline Calmy-Rey. Un'opzione saggia?

R.D.: Occorre distinguere gli Stati che violano i diritti umani e le loro vittime. Mi pare comunque necessaria la collaborazione con quei paesi dove i diritti della persona sono gravemente calpestati. Per aiutarli a sormontare una situazione difficile sul piano interno, occorre dare prova di pazienza e perseveranza.

Le vittime di queste violazioni, per contro, non posso aspettare. Occorre dunque regolarmente denunciare queste situazioni e tentare di proteggere le persone i cui diritti vengono negati. E il primo passo è interpellare direttamente i governi coinvolti.

Intervista Frédéric Burnand, swissinfo e Carole Vann, InfoSud
(traduzione e adattamento dal francese Françoise Gehring)

Fatti e cifre

Il 27 marzo si è conclusa la 62esima sessione della Commissione ONU dei diritti dell'essere umano, che passa il testimone al Consiglio dei diritti umani
Il 9 maggio l'Assemblea generale delle Nazioni Uniti dovrà eleggere i 47 Stati membri del nuovo Consiglio
La Svizzera intende candidarsi
Il 19 giugno il Consiglio dei diritti umani inaugurerà la sua prima sessione a Ginevra

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In breve

Ruth Dreifuss è nata il 9 febbraio 1940 a San Gallo. Dal 1972 al 1981 lavora alla Direzione della cooperazione e dello sviluppo e dell'aiuto umanitario, presso il ministero svizzero degli Affari esteri.

Nel 1981 Ruth Dreifuss diventa segretaria dell'Unione sindacale svizzera. In questa funzione era titolare delle relazioni con l'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL).

Il 10 marzo 1993 il Parlamento svizzero elegge la socialista in Consiglio federale. Dirige, fino alle dimissioni alla fine del 2002, il Dipartimento federale dell'Interno, con funzioni di ministra della salute, della socialità, della ricerca, della cultura, dell'ambiente e delle questioni femminili.

Nel 1999 diventa la prima presidente donna della Confederazione.

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