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Rinnovata la convenzione antimine

Una vita spezzata dalle mine: è il destino di migliaia di bambini Keystone

Alla conferenza internazionale di Nairobi sono stati rilanciati gli sforzi per liberare il mondo dalle mine antiuomo. Presente anche una delegazione svizzera.

Questo contenuto è stato pubblicato il 03 dicembre 2004 - 19:52

Le 144 nazioni intervenute hanno approvato un piano d'azione quinquennale. Obiettivi: distruzione degli stock e aumento degli sforzi per lo sminamento.

La conferenza internazionale che si è tenuta nella capitale del Kenya aveva come obiettivo la revisione della Convenzione di Ottawa sulle mine, approvata nel 1997 ed entrata in vigore nel 1999.

Il piano d'azione per il 2005-2009, elaborato durante i cinque giorni di lavori, prevede che i firmatari della Convenzione distruggano i loro stock, continuino l'opera di sminamento e diano vita a delle strutture d'aiuto per le vittime delle mine.

Per il segretario di Stato elvetico Franz von Däniken è un buon risultato. «Questo piano d'azione è uno strumento efficace e dinamico che mette in evidenza gli impegni presi da tutte le parti contraenti», spiega von Däniken a swissinfo.

Il segretario di Stato aggiunge che l'obiettivo ultimo della Convenzione di Ottawa resta quello di ottenere un bando generale delle mine. «Il desiderio espresso dai firmatari è che la Convenzione di Ottawa venga applicata universalmente, anche dalle grandi potenze».

Tra i paesi invitati a firmare «senza indugio» il testo della Convenzione ci sono gli Stati uniti, la Russia, la Cina (membri del consiglio di sicurezza dell'Onu), l'India e il Pakistan.

Ribelli

Le organizzazioni non governative che sono intervenute alla conferenza in qualità di osservatrici hanno criticato la mancanza di misure concrete e ritengono che le parti «non statali», come i gruppi di ribelli, dovrebbero essere coinvolte negli sforzi per il bando delle mine antiuomo.

Von Däniken afferma che aver tenuto la conferenza in Africa, dove le mine fanno milioni di vittime, ha contribuito ad aumentare la consapevolezza di quanto sia difficile rimuovere queste armi, una volta che sono state posate sul terreno.

Von Däniken aggiunge che il meeting è stato un successo per la Svizzera, poiché gli obiettivi presentati dalla delegazione hanno riscosso un ampio sostegno.

«Non si tratta solo di sminamento, ma anche di assistenza alle vittime, di campagne di sensibilizzazione...» La Svizzera si è poi impegnata in favore della presa in considerazione degli «attori» non statali, come i gruppi di ribelli.

Il ruolo della Svizzera

Secondo il segretario di Stato, la Svizzera, che nel 2006 assumerà con l'Afghanistan la presidenza del comitato per l'assistenza alle vittime, ha un ruolo importante nella lotta contro le mine. Un'affermazione condivisa da Elisabeth Reusse-Decrey, presidente e fondatrice dell'Appello di Ginevra, un'organizzazione elvetica antimine.

«È solo in Svizzera che i capi dei gruppi ribelli possono incontrarsi e impegnarsi a smettere di usare le mine», dichiara Elisabeth Reusse-Decrey. Tuttavia, l'incontro di Nairobi non ha soddisfatto le attese delle organizzazioni non governative che speravano in misure più concrete.

Parti in causa

Elisabeth Reusse-Decrey è però felice del fatto che si sia preso atto della necessità di coinvolgere tutte le parti in causa, anche quelle che non fanno riferimento ad un governo.

«Per la prima volta molti paesi hanno menzionato l'importanza del coinvolgimento di "attori non statali" e riconosciuto il ruolo dell'Appello di Ginevra... È stato un successo. È la prima volta che il nostro lavoro ottiene un riconoscimento a livello internazionale».

La presidente dell'Appello di Ginevra ritiene che i principali ostacoli al bando delle mine siano rappresentati da un calo dei fondi a disposizione per la causa e dall'uso continuo che si fa di queste armi nelle guerre civili.

Von Däniken sottolinea che la Svizzera continuerà ad impegnarsi in favore di questa causa. Con 16 milioni di franchi l'anno, la Confederazione è il dodicesimo paese donatore per la lotta alle mine antiuomo.

swissinfo, Katalin Fekete
(Traduzione: Doris Lucini)

Fatti e cifre

La Convenzione di Ottawa del 1997 è stata firmata da 152 stati e ratificata da 144
La Svizzera è stata tra i primi firmatari (dicembre 1997)
Ogni anno tra le 15'000 e le 20'000 persone muoiono a causa delle mine

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In breve

Il summit di Nairobi, che si è tenuto dal 29 novembre al 3 dicembre, è stato la prima conferenza di revisione della Convenzione di Ottawa (1997).

Gli stati firmatari non possono produrre, immagazzinare, esportare o usare mine antiuomo. Sono inoltre tenuti a distruggere le mine esistenti.

Stati uniti, Russia, Cina, India e Pakistan non hanno firmato il trattato. Malgrado la loro reticenza, gli Usa non usano più mine antiuomo dal 1991 e sono il principale donatore per le campagne di sminamento e di assistenza alle vittime.

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