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Recitate le preghiere: arriva Lance Armstrong

Mantenere la maglia gialla: un imperativo per Armstrong Keystone

Con la sua gamba oliata meglio della canna di un fucile, gli occhi che mandano scintille e un pensiero fisso in testa: vincere il terzo, consecutivo Tour de France.

Questo contenuto è stato pubblicato il 06 luglio 2001 - 15:32

Sono aperte le scommesse su chi riuscirà a fermare la marcia del texano che ha fatto del possesso della maglia gialla il punto d'onore della carriera. Intanto, arriva all'appuntamento con addosso una maglietta, appena conquistata al Giro di Svizzera, dello stesso colore dell'altra, anche se di tonalità e pregio inferiori. Miglior biglietto da visita agli avversari non poteva in ogni caso presentare.

Ci hanno pensato gli organizzatori francesi, a spianargli ancor di più la strada verso la gloria, togliendogli di mezzo la fastidiosa presenza di un Pantani che avrà forse imboccato la parabola discendente della carriera, ma è pur sempre capace di tirar fuori l'acuto, avendo a disposizione cinque arrivi in salita e una crono-scalata.

Senza il Pirata, senza Zuelle e Tonkov, a fare ombra al capitano dell'Us Postal resta solo, sulla carta, la sagoma ingombrante di Jan Ullrich. Uno che, albo d'oro alla mano, il Tour lo ha vinto - nel '97 - e tre volte è arrivato secondo, nel'96, '98 e nel 2000. Ecco perché Armstrong, noblesse oblige, lo indica come il rivale più pericoloso, mettendo subito dietro, in fila, Casagrande, atteso al riscatto dopo l'infortunio che lo ha tolto di mezzo subito al Giro, Beloki, fresco vincitore del Giro di Catalogna e 3° al Tour dello scorso anno, e il francese Moreau, cronoman di ottimo livello in crescita anche sulle salite.

Rudy Pevenage, direttore sportivo della Telekom e di Ullrich, alle possibilità del suo pupillo ci crede, e non sembra solo un atto di fiducia dovuto. "Jan sta molto meglio, fisicamente e mentalmente, rispetto alla scorsa stagione di questi tempi. Il peso è buono e la condizione atletica, messa a punto al Giro, pure. E' motivato al duecento per cento, io dico che con Arsmtrong parte alla pari. La tattica? C'è poco da studiare: Jan dovrà essere presente a se stesso ogni giorno, e cercare di approfittare di eventuali cali dell'avversario".

Più cauto nei pronostici, per forza di cose, Stefano Garzelli. Che pure, in altre condizioni di forma e di spirito, potrebbe alzare la voce e reclamare maggiore considerazione da parte di colleghi e addetti ai lavori. Ma solo adesso sta riassorbendo gli effetti della mazzata del Giro, con il crollo sul Pordoi causa bronchite e conseguente ritiro.

"Al Giro di Svizzera credo di essermi comportato bene: ho vinto una tappa e nella cronoscalata non ho fatto grande fatica. Vado al Tour senza pormi obiettivi, ma neanche limiti. Il percorso mi si adatta, ma ho preparato in un mese una corsa per la quale altri si stanno allenando da sei. Armstrong? Non è imbattibile, come tutti, e non ha una squadra eccezionale. Ricordo che anche un anno fa, sulle salite a volte è rimasto solo, anche se può contare su un uomo come Hamilton. Io comunque parto per fare classifica".

Filippo Frizzi

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