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Rapporto FMI: l'UE deve ridurre tasse e spesa pubblica; crescita moderata in Svizzera

La crescita economica in Svizzera sarà moderata ma senza rischi d'inflazione. I Paesi di Eurolandia devono ridurre le tasse e la spesa pubblica. È quanto indica il Fondo monetario internazionale nel suo rapporto annuale, pubblicato mercoledì.

Questo contenuto è stato pubblicato il 13 aprile 2000 - 11:00

Per la Svizzera, gli esperti del Fmi calcolano una crescita del 2,1 per cento del Pil sia per l'anno in corso che per il 2001. La crescita sarà trainata da una ripresa degli investimenti, sottolinea il rapporto.

Malgrado il ritmo di espansione piuttosto modesto, il Fondo suggerisce al Consiglio federale di «perseverare in una ferma politica di bilancio» volta ad evitare a medio termine la lievitazione dei tassi d'interesse e dei tassi di cambio. Sempre secondo il Fondo, L'inflazione rimarrà contenuta all'1,3 per cento nel 2000 ed all'1,5 per cento nel 2001. Il tasso di disoccupazione, già basso, scenderà ulteriormente l'anno prossimo, fissandosi al due per cento.

Malgrado ci siano segnali di miglioramento, i Paesi di Eurolandia devono ridurre le tasse e la spesa pubblica per sostenere una ripresa duratura dell'economia. Per i Paesi dell'euro, sottolinea il Fmi - «la sfida maggiore per le politiche di bilancio è ridurrre l'alto livello di imposizione fiscale riducendo la spesa pubblica».

Una correzione brutale dei mercati borsistici, determinata anche da interventi troppo decisi sui tassi da parte delle banche centrali «potrebbe avere effetti destabilizzanti a livello macroeconomico».

Oltre a lanciare l'allarme sui rischi per tutta l'economia della possibile sopravvalutazione delle Borse, in particolare per i titoli tecnologici, il Fondo Monetario Internazionale, invia anche un messaggio alla Fed e alla Bce: la politica monetaria deve sì mirare a contenere inflazione e consumi, ma dovrà trovare «un delicato equilibrio», appunto per evitare di provocare una correzione di Borsa troppo forte.

Il Fondo, insomma, sembra 'benedire' la politica di ministrette decisa da Greenspan per puntare ad un atterraggio morbido del boom americano.

«Oltre alle indicazioni di un livello eccessivo dei prezzi delle quotazioni azionarie, negli Stati Uniti ci sono chiari segni di squilibri macroeconomici», come la rapida crescita del credito, l'impennata degli investimenti, il crollo dei risparmi delle famiglie e l'ampliarsi del passivo della bilancia dei pagamenti.

Per il Fondo, la politica monetaria dovrà quindi cercare un equilibrio delicato nel prossimo futuro tra la necessità di mantenere la crescita a un livello che non provochi pressioni inflazionistiche e quella di evitare una brutale correzione nei mercati che potrebbe essere destabilizzante a livello macroeconomico.

swissinfo e agenzie

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