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Quando la minaccia terroristica è mal interpretata

11 agosto: gli aeroporti in stato di massima allerta (come qui a Boston) Keystone Archive

La Svizzera non è al riparo da attacchi, specialmente contro gli interessi stranieri sul suo territorio. Membri di cellule terroristiche potrebbero trovarsi qui.

Questo contenuto è stato pubblicato il 11 settembre 2006 - 10:40

Tuttavia, secondo i servizi segreti elvetici, gli attentati sventati a Londra e in Germania non sembrano avere legami diretti con la Svizzera.

Dopo che il 10 agosto scorso le autorità britanniche hanno sventato un complotto terroristico che prendeva di mira voli diretti verso gli Stati Uniti, altri colpi sono stati inferti ai presunti mandanti degli attentati.

Le piste che vengono battute cercano di rintracciare ogni possibile legame tra le centinaia di cittadini britannici sospettati di pianificare, finanziare e incoraggiare altri attacchi, secondo quando ha di recente dichiarato Peter Clarke, capo della cellula antiterroristica della polizia di Londra, sulle onde della BBC.

Per ora non si è riusciti a stabilire con esattezza la portata reale di questo progetto terroristico, come sottolinea anche Jacques Baud, esperto svizzero di terrorismo.

Senza escludere del tutto la possibile strumentalizzazione di questa vicenda da parte delle autorità britanniche e americane – un'ipotesi difesa da alcuni media, anche in Svizzera – Jacques Baud sottolinea che le informazioni sul complotto sono comunque giunte dal Pakistan, ed è lecito avere qualche dubbio.

Prudenza che viene espressa anche dal Servizio di analisi e di prevenzione (SAP), i servizi segreti svizzeri incaricati di questioni interne. (Si occupa invece di questioni internazionali il servizio d'informazioni strategiche SIS).

"Siamo in contatto con i nostri colleghi britannici e tedeschi – dove è stato di recente sventato un attacco ferroviario – ma è ancora troppo presto per delineare un'immagine precisa degli eventi", indica Jürg Bühler, vicecapo del SAP.

Nessun legame con la Svizzera

"Finora non sono emersi legami diretti con la Svizzera, che non è mai stata uno degli obiettivi primari dei terroristi", aggiunge Bühler.

Detto ciò, il responsabile del SAP precisa che comunque la minaccia continua ad aumentare, a causa dell'accresciuta autonomia con cui operano le cellule terroristiche. "Al Qaida fissa il quadro globale, le cellule agiscono localmente, senza attendere direttive precise da parte della direzione di Al Qaida".

Da parte sua, Jacques Baud assicura che la realizzazione di un attentato come quello sventato a Londra o in Germania non necessita di mezzi enormi, né di una logistica molto sofisticata.

Ragione per cui non bisogna abbassare la guardia, anche in Svizzera. "La Svizzera non è minacciata direttamente. Ma potrebbero venir attaccate organizzazioni internazionali, compagnie o rappresentanze americane, britanniche o israeliane", avverte Hans Hofmann, il deputato presidente della delegazione delle commissioni di gestione del parlamento, che controlla i servizi segreti svizzeri.

Il suo collega Kurt Wasserfallen fa notare che molto probabilmente la Svizzera serve da base operativa per alcuni gruppi terroristici. "Bisogna lottare contro questa situazione, anche se ciò aumenta il rischio di attentati in Svizzera", aggiunge il presidente della Commissione di gestione della Camera bassa, altro organo di controllo del parlamento cui sono sottoposti i servizi segreti.

Non bisogna comunque nemmeno sopravvalutare il ruolo di base nascosta che la Svizzera ricopre per i terroristi, ma per Jürg Bühler resta vitale "scoprire precocemente le attività terroristiche in Svizzera."

È anche l'obiettivo fissato dal ministero di giustizia e polizia, che vuole inasprire la legge sulla sicurezza interna. Il progetto, attualmente in consultazione, accorda mezzi investigativi maggiori ai servizi segreti.

Ma per Jacques Baud è soprattutto il sentimento che l'Islam venga umiliato e attaccato dagli occidentali a motivare i candidati degli attacchi suicidi.

La trappola della lotta antiterrorismo

Jürg Bühler ricorda che le comunità musulmane in Svizzera sono molto diverse da quelle che vivono in Gran Bretagna, dato che provengono in maggioranza dalla Turchia e dai Balcani e non dal mondo arabo o dal Pakistan, come i cittadini sospettati di complotto terroristico arrestati in Gran Bretagna e in Germania.

Resta da vedere se la lotta antiterroristica, condotta in Svizzera e nel resto del mondo, permetterà di estinguere la nebulosa di Al Qaida e le sue metastasi.

Jacques Baud pensa piuttosto il contrario: "La guerra al terrorismo condotta dagli Stati Uniti e dai loro alleati favoriscono le vocazioni di futuri terroristi. I servizi impegnati nella lotta antiterroristica non comprendono neppure la natura e la dinamica del terrorismo della Jihad".

O allora sbagliano nell'interpretazione. "Non sono la miseria, o la promessa delle vergini che li aspettano in paradiso che motivano i candidati a partecipare agli attentati suicidi, ma il sentimento che l'Islam sia umiliato e attaccato dagli occidentali. Una percezione rinforzata dopo la prima guerra del Golfo con l'arrivo delle truppe militari nella regione", conclude Jacques Baud.

swissinfo, Frédéric Burnand, Ginevra
traduzione, Raffaella Rossello

Misure antiterrorismo in Svizzera

Il governo ha messo in consultazione in giugno una riforma della legge sulla sicurezza interna che autorizza gli ascolti telefonici, le osservazioni in luoghi privati o le perquisizioni segrete dei sistemi informatici.

Dal luglio del 2004 tutti gli utilizzatori di cellulari con scheda prepagata hanno l'obbligo di registrare i propri dati. Gli operatori devono conservare le tracce delle comunicazioni per due anni.

Nel marzo del 2005 la Svizzera ha concluso un accordo con gli USA (e con il Canada nel 2006) per la trasmissione di una lista di 34 dati personali dei passeggeri di voli aerei (come il nome, il numero di passaporto e di carta di credito o altre informazioni riguardanti il biglietto aereo). Dati "delicati" come l'orientamento politico o religioso non sono invece comunicati.

La Svizzera ha ratificato nel 2003 le convenzioni ONU sulla repressione del finanziamento del terrorismo.

Il governo svizzero si è associato alle sanzioni decretate dall'ONU contro Al Qaida e l'ex regime dei Talebani in Aghanistan. In totale 335 persone e 119 organizzazioni sono sottomesse a sanzioni finanziarie ed è loro preclusa l'entrata sul territorio svizzero.

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