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Proposte per riappacificare Italia e Svizzera

Difficile passare inosservati alla frontiera italo-svizzera di Chiasso Keystone

L'organizzazione transfrontaliera italo-svizzera Regio Insubrica ha elaborato un piano per ricucire lo strappo tra Roma e Berna in seguito al recente scudo fiscale; sullo sfondo, gli sforzi del governo elvetico e ticinese.

Questo contenuto è stato pubblicato il 18 novembre 2009 - 13:49

Ristorno dell'imposta dei frontalieri, principio di reciprocità, libera circolazione dei lavoratori, riconoscimento dei diplomi, diffusione dei programmi della radiotelevisione svizzera di lingua italiana nell'Italia settentrionale: sono questi alcuni tra i principali temi che offuscano i rapporti tra la Confederazione e la Penisola.

In particolare, i metodi decisi attuati nelle scorse settimane dal ministro italiano dell'economia Giulio Tremonti – segnatamente le perquisizioni nelle filiali delle banche elvetiche in Italia, la fotografia delle targhe alla frontiera italo-svizzera, i presunti pedinamenti di cittadini italiani a Lugano – hanno contribuito in modo importante a deteriorare i rapporti tra i due paesi.

La collera esplode

Piuttosto discreti in occasione delle due precedenti amnistie fiscali italiane (2001 e 2003), nelle ultime settimane gli ambienti politici ticinesi – sinistra esclusa – hanno contestato con veemenza i provvedimenti adottati a sud della frontiera. In passato, soltanto la Lega dei Ticinesi aveva aspramente criticato la strategia italiana.

Bloccare i negoziati sulla doppia imposizione e interrompere il ristorno all'Italia delle imposte alla fonte dei frontalieri sono due tra le proposte formulate dalla classe politica ticinese. Dal canto suo, la Lega dei Ticinesi ha invitato a revocare gli importanti appalti pubblici assegnati ad aziende italiane nel settore della costruzione.

Calmare le acque

In questo clima burrascoso, l'associazione transfrontaliera Regio Insubrica ha fatto pervenire una proposta di dialogo a Silvio Berlusconi, Giulio Tremonti, Hans-Rudolf Merz (ministro svizzero delle finanze), Doris Leuthard (ministra svizzera dell'economia) e altre cariche di entrambi i paesi. Il documento, di cinque pagine, riassume i contenziosi attualmente aperti tra il Ticino e l'Italia.

L'autore della missiva – il segretario generale della Regio Insubrica Roberto Forte – indica le possibili strategie per uscire da questa complessa situazione. Secondo l'avvocato italo-svizzero, infatti, vi sono correttivi «che non richiedono nemmeno risorse finanziarie eccessive».

Crediti transfrontalieri

Per quanto concerne gli aspetti fiscali, la Regio Insubrica propone in particolare una nuova forma di collaborazione tra i due paesi confinanti. In particolare, Roberto Forte suggerisce di creare le condizioni quadro affinché le banche ticinesi concedano crediti alle piccole e medie aziende della Lombardia, una delle regioni più dinamiche di tutta l'Europa. «È il momento di agire!», sottolinea con forza.

Claudio Generali, presidente dell'Associazione bancaria ticinese, si mostra invece più cauto: «È ancora prematuro, simili cambiamenti non possono essere organizzati dall'oggi al domani. La piazza finanziaria ticinese è comunque cosciente da parecchio tempo che a medio-lungo termine sarà fondamentale sfruttare un bacino industriale come quello lombardo».

Roberto Forte resta convinto che l'ora del dialogo è già suonata. «In Svizzera come Italia ci si impegna per comprendere meglio paesi lontani come la Cina, ma quando si tratta di capire il proprio vicino, la conoscenza insufficiente delle istituzioni, del sistema statale e della mentalità prendono il sopravvento e ostacolano le relazioni», osserva il segretario generale, in carica da ormai cinque anni.

Nessuna risposta

L'appello al dialogo da parte di Roberto Forte rischia tuttavia di restare inascoltato, almeno per il momento. La lettera, spedita lo scorso 30 ottobre, non ha infatti ricevuto alcuna risposta, né ufficiale né ufficiosa.

Durante questo lasso di tempo, i partiti politici ticinesi non hanno cessato il proprio coro di rivendicazioni. Sabato il Partito popolare democratico ticinese ha chiesto alla Confederazione un contributo straordinario di 50 milioni di franchi per attenuare le ripercussioni negative dello scudo fiscale italiano.

Quale scenario?

Nel frattempo, le previsioni in merito all'esito del terzo scudo fiscale italiano sono piuttosto inquietanti per la piazza finanziaria ticinese. Secondo l'economista Luca Soncini, professore presso l'Università della Svizzera italiana, allo scadere dell'amnistia – il prossimo 15 dicembre – 50 miliardi di euro (su 400 in gestione) potrebbero aver lasciato i forzieri di Lugano per rientrare in Italia.

Questa stima non tiene inoltre conto di eventuali proroghe della misura, uno scenario che molti osservatori svizzeri ritengono assai verosimile. In quest'ottica, gli ambienti bancari ticinesi preferiscono la discrezione, per evitare di dar vita a un dibattito mediatico controproducente.

Le cifre evocate testimoniano comunque l'urgenza di trovare nuove soluzioni per appianare le frizioni tra i due paesi, e delineare nuove sinergie in un clima maggiormente sereno.

Nicole della Pietra, swissinfo.ch
(traduzione e adattamento: Andrea Clementi)

Terzo scudo fiscale

Il termine per aderire allo scudo è stato fissato al 15 dicembre 2009. Tra le principali novità di questo terzo pacchetto di misure figurano:

- Un'imposta straordinaria del 5% sul capitale detenuto.

- Garanzie estese a una serie di reati tributari e penali, come il falso in bilancio.

- Dallo scudo fiscale è invece escluso chi ha un procedimento in corso.

- Salta l'obbligo per gi intermediari di segnalare le operazioni sospette a fini antiriciclaggio.

- Rimpatrio anche per beni patrimoniali come ad esempio i gioielli o le opere d'arte.

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Rapporti economici

La Svizzera è il sesto paese investitore in Italia.

L'Italia è il terzo partner della Confederazione a livello globale; il secondo in ambito europeo. Nel 2008, la Svizzera ha esportato merci verso l'Italia per 18,7 miliardi di franchi, e importato per 21,6 miliardi.

Gli investimenti svizzeri in Italia danno lavoro a 80 mila persone.

I frontalieri che ogni giorno lasciano l'Italia per lavorare in Svizzera sono circa 40'000.

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