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Pro e contro la legge sulle cellule staminali

Per illustrare le opinioni di chi è in favore e di chi è contrario alla legge sulle cellule staminali, abbiamo parlato con i consiglieri nazionali Yves Guisan, radicale, e Anne-Catherine Ménétray, dei verdi.

Questo contenuto è stato pubblicato il 31 ottobre 2004 minuti

swissinfo: Yves Guisan, lei oltre ad essere un politico è anche un medico. Perché ritiene necessaria questa legge?

Yves Guisan: Siamo di fronte ad un problema etico fondamentale e si devono dunque stabilire delle regole in materia. Non si può certo fare tutto e il contrario di tutto con un materiale il cui significato simbolico è così elevato. Era un nostro dovere legiferare in materia.

swissinfo: Proprio perché si tratta di un problema etico molto complesso c'è chi non è d'accordo con la legge... Anne-Cathrine Ménétray perché voterà no?

Anne-Catherine Ménétray: Una prima ragione è che la legge è stata fatta in tutta fretta, e noi verdi abbiamo l'impressione che questa precipitazione non sia dovuta alla voglia di rispondere alle richieste dei malati che sperano di guarire grazie ai risultati della ricerca sulle cellule staminali. Ad aver fretta è piuttosto l'industria farmaceutica che è ansiosa di appropriarsi di un mercato potenziale.

Avremmo preferito aspettare e regolare queste questioni con la legge sulla ricerca sull'essere umano che è in preparazione. E poi autorizzare la ricerca sulle cellule staminali significa rompere un tabù. Così si apre la porta a tutti i tipi di manipolazione della vita.

Lo stesso problema si pone nell'ambito degli organismi geneticamente modificati in agricoltura. Clonazione, eugenismo e via dicendo sono tipi di manipolazione che non vogliamo vedere arrivare. Non si può trattare la vita alla stregua di una merce. Non dimentichiamo che è in atto una corsa ai brevetti sugli esseri viventi.

Y. G.: Io credo che il modo migliore per difendere la vita sia quello di conoscere la vita. Questo non vuol dire che in seguito faremo qualunque cosa. Penso che si debba fare una separazione netta tra quelli che sono gli elementi della conoscenza e della comprensione dei meccanismi biologici e le implicazioni che ne derivano.

Comprendere un fenomeno non significa utilizzare queste conoscenze a qualunque scopo. Credo che a questo proposito ci sia una certa confusione. Se ci sono delle barriere da mettere è nelle applicazioni non nella ricerca. Rifiutare la ricerca è privarsi di tutta una serie di strumenti che ci permettono d'intervenire per la qualità della vita, in difesa della vita. E credo che i progressi della medicina fino a questo momento l'abbiano ampiamente dimostrato.

swissinfo: La speranza è quella di combattere malattie come l'Alzheimer e il Parkinson. A che punto è la ricerca?

A.-C. M.: Bisogna innanzitutto dire che le promesse fatte allo stato attuale dai ricercatori che lavorano su cellule staminali embrionali non sono nient'altro che promesse. Fino ad oggi non c'è nessuna certezza sul fatto che queste malattie un giorno si potranno guarire. Anzi, forse è addirittura uno specchietto per le allodole, perché ci sono ancora moltissime difficoltà da superare.

Si pensi ad esempio alle questioni legate all'incompatibilità. Malauguratamente ho l'impressione che il dire che si salveranno delle vite sia solo un argomento utilizzato dai ricercatori per raggiungere i loro obiettivi. Non sono sicura che si tratti effettivamente della loro preoccupazione principale.

Y. G.: È il problema che pone qualsiasi ricerca fondamentale. È molto difficile stabilire degli obiettivi, perché spesso la ricerca giunge a dei risultati assolutamente imprevisti le cui implicazioni sono molto diverse da quelle che si progettavano all'inizio. Penso anch'io che in questo caso sia troppo presto per affermare che potremo risolvere i problemi legati a determinate malattie.

La ricerca sulle cellule staminali embrionali è però interessante per capire come mai un ammasso di cellule simili si sviluppa in un essere vivente completo. Qual è la forza alla base di questo processo? E qual è la forza che permette di stimolare questo sviluppo e nel contempo di tenerlo sotto controllo e di arrestarlo?

Penso che la comprensione di questi meccanismi vada ben aldilà del semplice studio dello sviluppo embrionale. Riguarda per esempio anche tutto l'ambito del cancro. Perché in un tumore lo sviluppo non ubbidisce più a nessuna forma di controllo e le cellule continuano a dividersi, a crescere in modo illimitato e a spargersi ovunque? Qual è il motore di questi meccanismi? La ricerca sulle cellule staminali riguarda anche e soprattutto questi aspetti.

swissinfo: La legge in votazione offre garanzie sufficienti alla società?

Y. G.: È una legge estremamente restrittiva, e questo va detto. Le cellule staminali possono essere ottenute solo a partire da embrioni soprannumerari derivati da casi di procreazione assistita. Insomma, l'accesso a questo tipo di cellule e molto limitato. Poi è necessario che il progetto abbia un indubbio valore scientifico se vuole essere approvato dalla Commissione nazionale d'etica. Credo davvero che abbiamo fatto tutto il necessario per garantire il rispetto della vita umana e dell'etica.

A.-C. M.: Sì, in effetti bisogna riconoscere che la legge mette un certo numero di paletti, ma abbiamo l'impressione che fondamentalmente non freni l'apertura verso la manipolazione genetica, al contrario, la favorisce, col rischio di giocare agli apprendisti stregoni. Questo perché la ricerca è talmente avida di andare avanti che a volte non si fa scrupoli.

Del resto la legge permette anche di aggirare un certo numero di barriere. Ad esempio stabilisce il principio della gratuità e nel contempo ammette che ci possono essere degli indennizzi per la fornitura di cellule staminali. Il principio di sussidiarietà, poi, stabilisce che se si può raggiungere lo stesso risultato senza usare degli embrioni bisogna farlo.

Ora, ci sono degli studi che dimostrano che le cellule staminali adulte hanno un potenziale altrettanto promettente se non più alto di quello delle cellule staminiali embrionali. La legge fissa un principio, ma sappiamo molto bene che non verrà applicato.

swissinfo: Quali sarebbero le conseguenze di un rifiuto della legge per il settore svizzero della ricerca?

Y. G.: Se il popolo rifiuta questa legge è il trionfo dell'oscurantismo. È come condannare Galileo una seconda volta. E poi senza questa legge il nostro paese, che fa ancora parte dell'élite scientifica internazionale viene relegato in serie B. E sarebbe un peccato.

La Svizzera ha sempre dato prova di un dinamismo speciale nel settore della ricerca. Basta guardare il numero di premi Nobel svizzeri e il numero di pubblicazioni scientifiche che accumuliamo ogni anno e credo che questa regressione sarebbe una perdita che non è solo una perdita di competitività.

Perderemmo anche una certa concezione della società, la nostra è una società curiosa, una società avida di conoscenze e che ha delle capacità di riflessione e di gestione delle sue potenzialità particolarmente sviluppate. Sarebbe proprio peccato rifiutare una legge così.

A.-C. M.: Noi proponiamo di sviluppare la ricerca sulle cellule staminali adulte che sollevano meno problemi etici e di orientare la ricerca verso altri ambiti, come quello delle malattie con un alto tasso di mortalità che colpiscono il sud del mondo.

Credo che le ricerche siano un progresso quando contribuiscono globalmente al miglioramento della salute, del benessere, della prosperità dell'insieme della popolazione e non solo di una piccola percentuale di persone che potrebbero beneficiare di questi progressi. Ci sono delle ricerche, prendiamo ad esempio il nucleare o i sistemi d'armamento, che non sono forzatamente un progresso per l'umanità.

La ricerca in sé non ha senso. Acquista un senso attraverso l'utilizzazione che si fa delle scoperte e quando si utilizzano queste scoperte per uccidere delle persone o al contrario per contribuire esclusivamente allo sviluppo della vita di qualche segmento privilegiato della popolazione non si può dire che si tratti di un progresso.

Intervista swissinfo

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