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Presto il via libera al mais Bt-11 di Syngenta

Il Bt-11, resistente a insetti e erbicidi: un affare per Syngenta, uno spauracchio per i consumatori europei Keystone

I ministri europei dell’agricoltura lasciano alla Commissione il compito di liberalizzare il mais transgenico prodotto dalla ditta svizzera Syngenta.

Questo contenuto è stato pubblicato il 26 aprile 2004 - 22:30

In gennaio, l’esecutivo europeo aveva già detto sì. Ora dovrà confrontarsi con l’opinione pubblica ostile agli organismi geneticamente modificati.

Nessuna sorpresa: riuniti lunedì a Lussemburgo, i ministri dell’agricoltura europei non sono riusciti a trovare un accordo sulla commercializzazione del mais Bt-11 prodotto dal gruppo chimico basilese Syngenta.

Il Bt-11 è un mais denominato «dolce», modificato geneticamente per resistere a un erbicida (il glufosinate d’ammonio) e a un insetto (la piralide).

I quindici hanno pareri discordi su questo dossier. La riunione, tenutasi nel dicembre scorso, del Comitato permanente per la sicurezza alimentare dell’Unione europea, lo aveva dimostrato chiaramente.

Solo sei paesi si erano detti favorevoli alla commercializzazione del Bt-11: Spagna, Irlanda, Gran Bretagna, Paesi Bassi, Svezia e Finlandia. Altri sei si erano pronunciati contro: Francia, Austria, Lussemburgo, Danimarca, Portogallo e Grecia. Tre gli astenuti: Germania, Italia e Belgio.

I rappresentanti dei Quindici si sono ritrovati di nuovo il sette aprile a Bruxelles, ma i rapporti di forza non sono cambiati.

Il dossier torna alla Commissione europea

La “non decisione” dei ministri apre tuttavia la strada alla rimozione della moratoria europea sugli organismi geneticamente modificati (OGM), decisa nel 1999. Questo perché secondo la procedura vigente nell’UE, in mancanza di una maggioranza chiara la facoltà giuridica di decidere passa alla Commissione europea.

«È praticamente certo che la Commissione approverà il progetto», ha dichiarato la portavoce della Commissione per la sicurezza alimentare al termine della riunione. Una dichiarazione che non sorprende, perché già a fine gennaio l’esecutivo si era pronunciato in favore della commercializzazione del Bt-11.

Il quadro giuridico più restrittivo al mondo

La Commissione aveva giustificato la propria posizione sottolineando che da quando sono entrate in vigore le nuove regole sull’etichettatura e l’identificazione degli OGM, l’UE dispone del «quadro giuridico più restrittivo al mondo».

All’ora attuale non resta che scoprire se Bruxelles darà il via libera al Bt-11 prima o dopo le elezioni europee del 13 giugno. In effetti, il dossier è delicato e controverso. I consumatori europei si sono mostrati a più riprese ostili agli OGM.

Polemiche

La discussione è stata rilanciata negli scorsi giorni dai giudizi negativi espressi nei confronti del Bt-11 da due comitati scientifici in Francia e in Belgio. Il 22 aprile, l’Agenzia francese per la sicurezza sanitaria degli alimenti ha reiterato le sue riserve nei confronti del mais in questione, ritenendo che gli esperimenti condotti fin qui su degli animali, in particolare su dei topi, non danno garanzie sufficienti.

Diverse associazioni ecologiste, tra le quali spicca Greenpeace, sono montate sulle barricate per evitare che la moratoria sugli OGM venga tolta. I Verdi europei hanno lanciato un appello che va nella stessa direzione.

La Commissione potrebbe dunque rivelarsi prudente e rimandare la decisione di qualche settimana. Ma potrebbe anche preferire liberalizzare al più presto il Bt-11 per togliere argomenti a Stati Uniti, Argentina e Canada che ritenendo illegale la moratoria avevano chiesto all’Organizzazione mondiale del commercio di sanzionare l’UE.

swissinfo, Barbara Speziali, Bruxelles
(traduzione: Doris Lucini)

Fatti e cifre

1999: l’UE decide una moratoria di 5 anni per gli organismi geneticamente modificati
18.4.2004: entrano in vigore severe norme per l’etichettatura e l’identificazione degli OGM
33 richieste d’autorizzazione per OMG inoltrate all’UE
Una riguarda il Bt-11, un mais dolce della svizzera Syngenta

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In breve

Lo scorso anno, la Svizzera ha dato il via libera ad esperimenti di coltura all’aperto di organismi geneticamente modificati. Attualmente è in corso un esperimento condotto a Lindau dal Politecnico federale di Zurigo che dovrebbe valutare l’impatto sull’ambiente di piante modificate.

Dal primo gennaio 2004 è in vigore la legge sulla tecnologia genetica che dovrebbe garantire il bene degli esseri umani, degli animali e dell’ambiente ed evitare abusi in materia.

Lo scetticismo della popolazione di fronte agli OGM si rispecchia nell’iniziativa «Stop OGM», che chiede una moratoria di cinque anni sulla loro utilizzazione nell'agricoltura. Il testo dell’iniziativa è ora all’esame di Consiglio federale e Parlamento.

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