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Tripoli alza il tono con Berna

Le autorità elvetiche avrebbero vietato l'ingresso nella Confederazione a quasi 200 libici, fra cui il colonnello Muammar Gheddafi e membri della sua famiglia, in seguito alla vicenda degli ostaggi svizzeri. Lo scrive il giornale Oea. A Berna le bocche restano cucite.

Questo contenuto è stato pubblicato il 14 febbraio 2010 - 15:06

Sul suo sito internet, il giornale, molto vicino a Seif Al-Islam, uno dei figli di Gheddafi, sostiene domenica che "le autorità dell'entità svizzera hanno emesso una decisione che vieta a 188 personalità libiche di entrare sui territori di questa entità".

Oea cita un "responsabile libico di alto livello", secondo il quale la decisione pregiudicherebbe "in primo luogo gli interessi della Svizzera". Se non sarà revocata, Tripoli "risponderà con misure di dissuasione fondate sul principio di reciprocità", afferma la fonte, aggiungendo che la misura "sarà il principale fattore del fallimento degli sforzi regionali e internazionali per contenere il conflitto e colmare il fossato fra i due Paesi".

A Berna, il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha rifiutato di rilasciare qualsiasi commento.

La Svizzera ha inasprito lo scorso giugno le condizioni per il rilascio di visti per Schengen ai cittadini libici, di fronte al rifiuto di Tripoli di cooperare nella vicenda dei due elvetici trattenuti contro la loro volontà nel paese nordafricano. Da allora, i visti sono concessi a cittadini libici "solo a titolo eccezionale e in casi particolari".

La crisi fra Berna e Tripoli è scoppiata nel luglio 2008, in seguito al fermo a Ginevra di Hannibal Gheddafi, un figlio del leader libico, e della moglie, che erano stati denunciati da due domestici per maltrattamenti.

swissinfo.ch e agenzie

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