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I senatori confermano la moratoria sugli studi medici

L'afflusso incontrollato di medici dall'Unione Europea provocherebbe un aumento dei costi della salute. Severin Nowacki

Il destino della moratoria per l'apertura di studi medici si deciderà in questa sessione parlamentare: se le Camere non troveranno un'intesa, in luglio il blocco finirà.

Questo contenuto è stato pubblicato il 27 maggio 2008 - 10:42

Tutte le parti in gioco sono con il fiato sospeso e l'interesse travalica i confini nazionali. Se la moratoria, che scade il 3 luglio, non fosse aggiornata, si aprirebbero le porte per l'insediamento di nuovi studi medici non solo ai professionisti elvetici ma anche ai loro colleghi dell'Unione europea.

Il Consiglio degli Stati (Camera alta) ha confermato il 27 maggio la proroga della moratoria per l'apertura di nuovi studi sino al 2010 con 34 voti a 4. Il destino della moratoria è ancora una volta nelle mani del Consiglio nazionale (Camera bassa) che nel mese di marzo aveva bocciato con 116 voti contro 67 l'entrata in materia sul progetto di proroga.

Il Consiglio degli Stati ha ribadito che il ripristino della liberalizzazione senza misure di accompagnamento rischierebbe di fare esplodere i costi della salute. Il ministro della sanità Pascal Couchepin ha stimato a 300 milioni di franchi all'anno i costi supplementari a carico dell'assicurazione malattie di base, se dovesse cadere il blocco delle autorizzazioni per l'apertura di nuovi studi medici.

Moratoria in cambio di libertà contrattuale

Gran parte degli oppositori rimproveravano alla Camera alta di avere avuto il tempo di preparare misure d'accompagnamento, ma di avere temporeggiato per non affrontare la spinosa questione dell'obbligo contrattuale. Questa disposizione impone alle casse di rimborsare le prestazioni di tutti i medici autorizzati ad esercitare, indipendentemente dalla loro efficienza economica.

Messo alle strette dal Nazionale, il Consiglio degli Stati in marzo ha aggiornato il dibattito sul dossier e incaricato l'amministrazione federale di elaborare una soluzione di compromesso, con un obbligo contrattuale legato alle categorie dei fornitori di prestazioni. In altri termini si trattava di mantenere l'obbligo per i generalisti e di introdurre la libertà per gli specialisti.

Dall'analisi della situazione sono però emerse difficoltà di applicazione di questa opzione, ha comunicato il 14 maggio la Commissione della sicurezza sociale e della sanità (CSS) degli Stati. Questa ha perciò deciso di vagliare anche altre due proposte.

Nuove opzioni allo studio

La prima è di offrire agli assicurati due tipi di contratti: uno con scelta limitata dei fornitori di prestazioni, l'altro con libertà di scelta abbinato a una franchigia e una partecipazione ai costi più elevate, a carico degli assicurati.

La seconda proposta è di limitare le autorizzazioni per l'apertura di studi medici per gli specialisti in funzione dei bisogni. In caso di sopracapacità, i cantoni potrebbero così "congelare" le autorizzazioni per determinate specializzazioni o regioni.

Prima di decidere, la CSS vuole ancora procedere a un'audizione nella sua prossima seduta del 26 e 27 giugno prossimi. In linea di principio presenterebbe poi il nuovo progetto alla Camera alta nella sessione autunnale.

Una decisione all'ultimo minuto

Dai segnali che le sono giunte dai vari gruppi di interesse - di assicuratori e di medici - che esercitano pressioni sul parlamento, la CSS è fiduciosa che il suo impegno a far avanzare celermente il progetto convinca ora anche la maggioranza del Consiglio nazionale a prolungare di ulteriori due anni e mezzo la moratoria sull'apertura di nuovi studi medici.

swissinfo, Sonia Fenazzi

Storia di una moratoria

Il governo svizzero ha introdotto la moratoria sull'apertura di nuovi studi medici nel luglio 2002, come misura straordinaria limitata per tre anni, per frenare la crescita dei costi della sanità derivante dall'aumento del numero dei fornitori di prestazioni.

Con questo provvedimento, si voleva in primo luogo impedire un afflusso massiccio di medici provenienti dall'Unione Europea, che con l'entrata in vigore dell'accordo sulla libera circolazione delle persone potevano insediarsi più facilmente in Svizzera.

L'obiettivo governativo era che il parlamento, nel frattempo, elaborasse un progetto alternativo al cosiddetto "obbligo di contrarre". Questa disposizione costringe gli assicuratori malattia a pagare le prestazioni di tutti i medici autorizzati a praticare.

Tuttavia, non essendo ancora stata trovata un'alternativa, dopo tre anni il provvedimento è stato prorogato fino al 3 luglio del 2008.

Alla soglia della nuova scadenza, l'obbligo contrattuale è ancora in vigore e un'altra soluzione appariva ancora lontana, anche perché in gioco vi sono enormi interessi contrastanti di medici, assicuratori, pazienti e poteri pubblici.

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Votazione federale 1 giugno 2008

Il 1 giugno 2008 il popolo svizzero sarà chiamato a pronunciarsi sull'articolo costituzionale „Per più qualità ed economicità nell'assicurazione malattie".

Le ripercussioni del testo costituzionale sull'obbligo di contrarre – che obbliga gli assicuratori malattie a collaborare e rimborsare tutti i fornitori di prestazione riconosciuti – sono oggetto di grande dibattito.

Secondo la Federazione svizzeri dei medici (FMH) l'attuale libertà contrattuale verrà a cadere e le casse malati potranno decidere quali medici saranno ammessi ad esercitare il loro mestiere a carico dell'assicurazione di base.

Di parere opposto il comitato "Sì ad una sanità di qualità" –secondo il quale il nuovo articolo ancora nella costituzione la libera scelta del medico e dell'ospedale. Non cambia quindi nulla rispetto alla situazione attuale.

Stando al secondo sondaggio pubblicato dall'istituto GfS, l'esito della votazione è ancora aperto: il 39% delle persone interrogate è favorevole all'articolo, il 45% contrario. Il primo giugno l'opinione dei cittadini finora indecisi (16%) avrà dunque un peso determinante.

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