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Che cosa sta facendo il CICR in Ucraina?

Alcune persone criticano il CICR per la sua apparente inazione in luoghi quali Mariupol, in Ucraina. Ma l'organizzazione umanitaria con sede a Ginevra non può fermare i bombardamenti. Non può nemmeno forzare la creazione di un passaggio sicuro per far uscire i civili ed far entrare i convogli umanitari. Keystone / Stanislav Krasilnikov

Dall'inizio della guerra in Ucraina, il Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) teme che le informazioni false diffuse sul suo operato possano metterne in pericolo lo staff, oltre alle persone che cerca di aiutare. Scopriamo insieme cosa c’è da sapere in proposito.

Questo contenuto è stato pubblicato il 08 aprile 2022 - 17:00

“Non è la prima volta che incorriamo negli effetti devastanti della disinformazione sui social media. In questo caso, però, le dicerie si sono diffuse su una scala senza precedenti. È molto preoccupante vedere il CICR strumentalizzato in questo modo”, ha dichiarato il direttore generale del CICR, Robert Mardini, alla televisione svizzera RTS.

"La politicizzazione del nostro operato sta compromettendo la nostra capacità di fornire aiuti di cui c’è disperatamente bisogno."

CICR

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Nelle ultime settimane, il CICR sostieneLink esterno di essere stato vittima di “attacchi mirati e deliberati” che si sono serviti di informazioni false, diffuse intenzionalmente e non, per screditarne l’attività. L’organizzazione umanitaria con sede a Ginevra non specifica chi ci sia dietro questi attacchi, indicando soltanto che le notizie fasulle sono state diffuse soprattutto tramite i social media.

Aiutare le vittime di guerra è la priorità assoluta per il CICR, ma per riuscirci è fondamentale che il Comitato venga percepito come neutrale.

“La politicizzazione del nostro operato sta compromettendo la nostra capacità di fornire aiuti di cui c’è disperatamente bisogno, mettendo a rischio delle vite”, dice il CICR.

Le informazioni false che circolano online a proposito del CICR sembrano derivare almeno in parte da perplessità sul dialogo con le autorità russe, oltre che da fraintendimenti su ciò che l’organizzazione può o non può effettivamente fare. Con questo articolo intendiamo dare risposta ad alcuni importanti interrogativi.

Che cos'è il CICR?

Il Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) è un’organizzazione umanitaria internazionale fondata nel 1863. Sebbene abbia sede a Ginevra, il CICR e il suo staff di circa 20'000 membri operano in circa 100 Paesi. I suoi dipendenti sono uomini e donne che operano nell’ambito della medicina, dell’ingegneria, della logistica, delle relazioni politiche e della traduzione e interpretariato.

Secondo il diritto internazionale umanitario (DIU), il CICR è autorizzatoLink esterno ad assistere e proteggere le vittime di conflitti armati. Il Comitato porta aiuti come cibo, acqua e medicinali a chi ne ha bisogno, su qualunque fronte del conflitto si trovi. Inoltre, aiuta a riunire i bambini separati dalle famiglie nei combattimenti e fa in modo che i prigionieri di guerra ricevano un trattamento umano.

Fondato sulle convenzioni di GinevraLink esterno, promuove il rispetto del DIU e la sua implementazione a livello normativo nei diversi Paesi.

L’operato del CICR è guidato da principi di umanità, neutralità, imparzialità e indipendenza. Il Comitato opera in tandem con i movimenti della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa in varie regioni del mondo.

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Perché il CICR ha accettato di incontrare importanti funzionari russi?

I social media sono stati letteralmente invasi di commenti sdegnati per le fotografie del presidente del CICR Peter Maurer che, sorridente, stringe la mano al ministro degli affari esteri del Cremlino Sergei Lavrov nella capitale russa. C’è addirittura chi è arrivato a interpretare il dialogo tra il Comitato e Mosca come una legittimazione dell’invasione dell’Ucraina.

Il CICR, tuttavia, è un’organizzazione umanitaria neutrale e imparziale. Secondo quanto previsto dal diritto internazionale umanitario (DIU), ha il diritto di parlare con entrambe le parti belligeranti per chiedere il rispetto del diritto bellico e garantire che i propri delegati e delegate possano andare in aiuto di chi ne ha bisogno in sicurezza.

“I sorrisi di circostanza fanno parte del lavoro di ogni diplomatico, ma ciò non vuol dire che il dialogo instaurato non sia severo ed esigente, in particolare riguardo agli obblighi delle parti in causa”, ha spiegato Mardini alla RTS.

Prima di incontrare Lavrov, Maurer era stato anche a Kiev per parlare con le autorità ucraine.

Questa foto del presidente del CICR Peter Maurer (a sinistra) e del ministro degli esteri russo Sergei Lavrov (a destra) che si stringono la mano e sorridono a Mosca ha provocato reazioni di collera sulle reti sociali. Ma il CICR ha il mandato, come organizzazione umanitaria neutrale e imparziale, di parlare con entrambe le parti. Keystone / Kirill Kudryavtsev / Pool

Perché il CICR non denuncia l’invasione russa dell’Ucraina?

Tanti, incluse molte persone che soffrono a causa della guerra o che per questo hanno dovuto abbandonare le proprie case in Ucraina, hanno manifestato la propria frustrazione di fronte al rifiuto del CICR di condannare apertamente l’invasione del Paese da parte della Russia e addirittura di definirla una guerra (il Comitato preferisce infatti adottare il termine “conflitto”).

Dopotutto, in qualità di custode e promotore delle Convenzioni di Ginevra, il CICR non ha forse il compito di denunciare eventuali violazioni del DIU, tra cui attacchi indiscriminati come il lancio di bombe a grappolo su aree densamente popolate?

Persino Karim Khan, il procuratore capo della Corte Penale Internazionale (CPI) ha dichiarato: “Ci sono basi sufficienti per credere che in Ucraina siano stati commessi sia presunti crimini di guerra, sia crimini contro l’umanità”. La CPI ha avviato un’indagine sulla situazione nel Paese.

Esporsi con audaci dichiarazioni in pubblico, tuttavia, non è compito del CICR. A quello pensano già le ONG per i diritti umani.

La priorità del Comitato è ottenere un accesso (sicuro) nei luoghi in cui serve maggiore aiuto su entrambi i fronti del conflitto, incluse le carceri, in cui l’organizzazione si reca per verificare lo stato dei prigionieri di guerra e degli altri detenuti e detenute. Tramite il loro operato, i membri dello staff del CICR possono venire a conoscenza di informazioni altamente riservate che i governi preferirebbero mantenere segrete. Se non godessero della fiducia delle parti coinvolte, non potrebbero fare il loro lavoro.

La logica che anima il CICR è che proteggere le vittime è più facile se il dialogo con le parti belligeranti rimane confidenziale. Solo se questo approccio si rivela fallimentare il Comitato può commentare pubblicamente una situazione, cercando però di evitare condanne unilaterali.

Nell’aprile del 1994, poco dopo l’inizio del genocidio in Ruanda, il CICR chiese pubblicamente alle parti coinvolte di mettere fine alla “carneficina”, al “massacro”, alla “tragedia dell’umanità”, evitando però di usare il termine genocidio per tutelare la sicurezza del proprio personale.

Riguardo a Mariupol, in Ucraina, Mardini ha dichiarato a RTS che “è una situazione insostenibile, gli scontri non si fermano […] Qualche settimana fa già si diceva che era una condizione inaccettabile, intollerabile per dei civili. Oggi è ancora così e non c’è modo né di evacuare in sicurezza la popolazione, né di far arrivare aiuti umanitari a Mariupol. Una situazione davvero allarmante”.

Perché il CICR si sta dando tanto da fare in Russia?

Alla visita di Maurer a Mosca sono seguite accuse sui social media secondo cui il CICR avrebbe negoziato per mettere in piedi un campo profughi nel sud della Russia.

Il Comitato ha chiarito di non avere in programma la creazione di nessun campo, ma di aver discusso la possibilità di aprire un ufficio a Rostov sul Don. A detta del CICR, la mossa sarebbe parte di un “allargamento delle attività nella regione” in risposta alle nuove esigenze umanitarie.

Il CICR ha team stanziati anche in altri Paesi confinanti con l’Ucraina, come Bielorussia, Ungheria, Moldavia, Polonia e Romania.

Parte del lavoro del Comitato consiste nel mettere in contatto e riunire i familiari divisi dalla guerra e di garantire che i corpi dei soldati e delle soldatesse defunti siano trattati in maniera dignitosa e restituiti alle famiglie. Anche per questo deve essere presente su ambo i lati del conflitto.

Perché a Mariupol non sono ancora arrivati aiuti?

Diverse persone hanno criticato l’attività del CICR – o meglio, la sua apparente inattività – in certe zone dell’Ucraina. In molti si chiedono come mai la gente stia rischiando la vita per fuggire da Mariupol, dove migliaia di civili sono ancora intrappolati, senza accesso a elettricità, acqua, cibo o medicine. Perché nella città assediata non è ancora arrivato alcun aiuto?

La risposta è che il CICR non può impedire alle bombe di cadere. Non può forzare la creazione di un passaggio sicuro per far uscire i civili ed entrare i convogli umanitari.

A marzo il Comitato, insieme alla Croce Rossa ucraina, è riuscito a organizzare due convogli di evacuazione sicuri, consentendo a migliaia di civili di lasciare la città di Sumy per Lubny, sempre in Ucraina.

Il CICR ha inviato alle autorità russe e ucraine delle proposte dettagliate per un’evacuazione sicura di Mariupol, ma le due parti non sono state in grado di accettare le reciproche condizioni. Qualora si riuscisse a giungere ad un accordo, starà alle parti belligeranti rispettarne le modalità, inclusi il tragitto, l’orario di partenza e la durata dell’operazione.

Il ruolo del CICR sarà di accompagnare il convoglio di civili e ricordare a soldati e soldatesse da ambo le parti che è in corso un’operazione umanitaria.

Sui social media sono circolate anche accuse secondo cui il CICR sarebbe stato coinvolto in evacuazioni forzate dall’Ucraina verso la Russia. Il Comitato ha fermamente negato di aver mai preso parte a operazioni che andassero contro la volontà dei singoli, cosa che contrasterebbe con quanto previsto dal DIU.

Intenzionale o meno che sia, la disinformazione mette in pericolo i membri del CICR e le vittime di guerra. Come sottolineato da Mardini, poi, “distoglie l’attenzione dalla questione più importante, cioè l’obbligo di ambo le parti di rispettare e proteggere i civili e di coadiuvare chi porta aiuti umanitari nel suo lavoro”.

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