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Politica culturale di Lugano sotto la lente

Questo contenuto è stato pubblicato il 22 luglio 2004 - 18:27

A Lugano, negli anni scorsi anni, la maggior parte delle risorse per la promozione della cultura sono state investite nelle grandi mostre presso il Museo d'arte moderna, nella Villa Malpensata.

Sono state così allestite esposizioni con opere più significative di Francis Bacon (1993), Emil Nolde (1994), Chaïm Soutine (1995), Constant Permeke (1996), Georges Rouault (1997), Fernando Botero (1997), Edvard Munch (1998), Amedeo Modigliani (1999), Ernst Ludwig Kirchner (2000), Marc Chagall (2001), Egon Schiele (2003).

Da poco si è conclusa la mostra di Arnaldo Pomodoro “Sculture in città”. Si tratta di artisti famosi a livello mondiale e quelle esposizioni non hanno mancato ad attirare le folle: decine di migliaia di turisti provenienti non solo dalla Svizzera ma da tutta Europa hanno visitato le mostre alla Villa Malpensata.

Ma allo stesso tempo ai musei più piccoli, come quello delle culture extraeuropee, è stata prestata pochissima attenzione.

Molte critiche sono state espresse anche quando la prestigiosa collezione del Barone Thyssen è stata trasferita da Lugano a Madrid. Alla fine degli anni Ottanta il Consiglio federale aveva tentato di salvaguardare quella che viene considerata la collezione privata fra le più importanti al mondo.

Ma non ha avuto successo: il Barone Thyssen ha preferito l’offerta del governo spagnolo e ha gradualmente trasferito, nel corso degli anni Novanta, tutta la collezione a Madrid.

Il problema, quindi, non è solo di Lugano. Anche il Cantone Ticino si è lasciato sfuggire collezioni d’arte di valore.

Ad Ascona c’era la collezione di arte asiatica von der Heydt che è stata in parte presa dagli americani e in parte dispersa; qualche pezzo sopravvissuto sul Monte Verità è stato lasciato al Cantone, mentre una fetta di valore essenziale è stata accolta nel Museo Rietberg di Zurigo.

swissinfo, Nenad Stojanovic, Lugano

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