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Picasso e il culto di Mitra agli onori della Fondazione Giannadda

"Mitra che uccide il toro", bassorilievo di Sidone del quarto secolo, prestato dal Museo del Louvre di Parigi swissinfo.ch

Il dio Mitra e le rappresentazioni ad esso legate, che tanto hanno affascinato Picasso durante tutto il suo percorso artistico, sono al centro dell'esposizione «Picasso sous le soleil de Mithra», che la Fondazione Giannadda di Martigny propone da venerdì 29 giugno fino al prossimo 4 novembre, tutti i giorni dalle 9 alle 19. Circa cento le opere esposte.

Questo contenuto è stato pubblicato il 29 giugno 2001 - 12:31

Di origine persiana, il dio della luce Mitra era associato alla lotta tra bene e male e perciò considerato garante dell'ordine cosmico. Nato da un sasso o in una caverna, Mitra lottò con il sole ed uccise il toro sacro prima di ascendere al cielo. Dal sangue dell'animale ebbero origine le piante e gli animali utili per l'uomo. Ciò conferì al toro una forte carica cultuale.

Attingendo a questo mito, Picasso ha ridato vita ad un patrimonio religioso le cui radici affondano nell'antichità. Il contatto con quest'immagine risale alla giovinezza dell'artista, nato nel 1881 a Malaga, e morto nel 1973. Dipinta, disegnata o scolpita, essa lo ha seguito fedelmente per tutta la vita.

L'attrazione del mito si rivela anche nei suoi dipinti dedicati alle corride. All'approssimarsi della seconda guerra mondiale, Picasso moltiplicherà le rappresentazioni di combattimenti tra minotauri, il dio-animale della mitologia greca, sovente associato da Picasso alla figura di una giovane donna.

Per l'artista spagnolo, il culto del toro appare legato al sacrificio umano, come sembra rappresentare la «Crocifissione» del 1930. Quest'opera è esposta al pubblico che, oltre ai dipinti, potrà ammirare sculture, ceramiche e incisioni aventi tutte come tema tori, minotauri e corride.

L'idea di organizzare un'esposizione attorno al culto di Mitra è strettamente collegata alla scoperta, fatta a Martigny, di un santuario - Mitraeum - dedicato a questo dio. Diffuso dapprima in Iran, il culto è penetrato nell'area romana all'inizio dell'era cristiana, importato da soldati e prigionieri. Simbolo di forza, soprattutto per i primi divenne un punto di riferimento: non sembra comunque che si trattasse di un culto di massa, giacché esso era riservato agli uomini. Il mitraismo si irradierà, in seguito, nel resto d'Europa (in Francia, Germania e perfino nei Balcani).

La diffusione del cristianesimo e la conversione dell'imperatore romano Costantino segnarono il declino dei culti pagani, tra cui quello di Mitra. Nel 323 d.C. Costantino proibirà i sacrifici agli dei: il culto di Mitra sopravviverà clandestinamente ancora un secolo, prima di scomparire. Il «Mitraeum» di Martigny, cittadina sede di una guarnigione di soldati romani, è stato frequentato fino al quarto secolo d.C.

swissinfo e agenzie

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