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Più Stato, per favore!

Negli USA, in Europa, in Svizzera: più controlli sui ...controllori swissinfo.ch

Parmalat è solo l’ultimo caso della lista: gli scandali finanziari si sono ripetuti. Di conseguenza si sono indurite le leggi sulle revisioni contabili.

Questo contenuto è stato pubblicato il 28 gennaio 2004 - 13:51

E, paradossalmente, di fronte a nuove severe norme USA, anche le grandi fiduciarie svizzere chiedono più controlli a Berna. Che intende accontentarle.

Swissair, Enron, WorldCom. Con i loro clamorosi tonfi, avevano aperto le danze. Poi è toccato al gruppo Erb ed al già citato impero Parmalat. Ora esistono timori per la salute di Adecco.

Imprese, o meglio veri e propri mostri sacri dei rispettivi settori d’attività, che si sgretolano come castelli di carta e sprofondano nelle voragini finanziarie scoperte nei loro bilanci.

Nel vortice, oltre ai posti di lavoro ed al denaro degli azionisti, trascinano pure la credibilità della classe dirigente e dell’intero sistema economico.

Strategie sbagliate, mercati in contrazione, manager disonesti. I motivi di questi crolli sono molteplici. Ma, spesso e volentieri, riguardano anche revisioni contabili incomplete, leggere o piuttosto compiacenti.

“In tutti questi casi, i controlli non hanno funzionato come avrebbero dovuto”, rileva Rudolf Strahm, deputato socialista esperto di questioni economiche. “E se le revisioni non sono ineccepibili, le manipolazioni sono possibili”.

La reazione di Roma

Il governo italiano si è impegnato a restaurare la fiducia dei piccoli risparmiatori coinvolti nel crack della Parmalat.

Roma ha adottato martedì un progetto di legge per rafforzare la protezione del risparmio e rendere più severe le sanzioni per i trasgressori.

Le autorità italiane si sono viste costrette ad agire poiché lo scandalo Parmalat è scoppiato oltre un mese e mezzo fa e che un sondaggio, effettuato un paio di settimane fa, ha rivelato che il morale dei consumatori è al livello più basso degli ultimi dieci anni.

Stati Uniti capofila

Dopo che la vicenda Enron aveva fatto traballare la stessa Casa bianca, nel 2002 gli Stati Uniti erano corsi ai ripari con il Sarbanes-Oxley Act.

Cosa prevede? Abilitazioni statali, ispezioni annuali per le grandi società di revisione ed il principio d’indipendenza dei revisori, che non possono più svolgere altri incarichi (consulenza o marketing) per le compagnie di cui spulciano i conti.

Un giro di vite significativo che, in pratica, pone i fiduciari sotto tutela statale. Dettaglio importante: il tutto va applicato anche alle società di revisione estere attive su suolo americano o che intendono certificare i conti di filiali di società americane all’estero.

“Le grandi fiduciarie elvetiche hanno quindi sollecitato il nostro intervento”, ricorda Heinrich Koller, direttore dell’Ufficio federale di giustizia.

“Altrimenti non avrebbero più potuto lavorare negli USA o con società americane in Svizzera”. La loro richiesta? Applicare norme simili a quelle statunitensi anche in Svizzera.

Di corsa

Così, dopo una procedura lampo, probabilmente già in marzo il Consiglio federale presenterà alle camere il disegno di nuova legge.

Più sorveglianza, dovere di rotazione dei revisori e separazione dell’attività di consulenza da quella di revisione. Ecco alcuni dei punti contenuti nella proposta legislativa.

“Le grandi società di revisione dovranno ottenere una licenza dallo Stato, essere registrate e fornire, annualmente, tutta una serie di documenti”, sottolinea Heinrich Koller.

Gli americani si sono detti soddisfatti. “Hanno giudicato buono il nostro sistema e dunque, fino al 2007, non attueranno alcun controllo in Svizzera”.

“Non osavo chiedere tanto”

Da tempo il Partito socialista si batteva per incrementare la pressione dello Stato sulle società di revisione. “Già prima delle leggi americane, avevo deposto diverse iniziative parlamentari in questo senso”, ricorda Rudolf Strahm.

“Ma mai avrei avuto il coraggio di andare così lontano: una vera e propria sorveglianza statale”, dice il consigliere nazionale che, nella proposta di legge elvetica, ritiene tuttavia insufficiente la promozione dell’indipendenza dei revisori.

Secondo Strahm la nuova legge è stata però elaborata troppo velocemente. “La procedura di consultazione è stata fulminea e la legge non è limata a sufficienza. Una parte dei fiduciari non è per niente soddisfatta: i lavori in parlamento dureranno a lungo”.

In effetti, al contrario delle grandi società, completamente a favore, le fiduciarie medio-piccole temono un insopportabile aumento dei controlli a fronte di pochi vantaggi.

Norme più severe basteranno ad evitare nuovi scandali? Difficile dirlo. Ma la revisione rimane un compito fondamentale, basilare, con un retrogusto etico quasi “statale”.

“La società di revisione è l’istanza più importante, ben più del Consiglio d’amministrazione”, conclude Rudolf Strahm. “È infatti l’unica a poter controllare davvero, e per intere settimane, i conti delle aziende. Gli amministratori non si riuniscono che alcune volte all’anno…”

swissinfo, Marzio Pescia

Fatti e cifre

Il Sarbanes-Oxley Act ha indurito, e di molto, la legislazione americana;
Il governo elvetico dovrebbe presentare il messaggio per la nuova legge nel prossimo marzo.

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In breve

I casi di Swissair, Enron e WorldCom avevano aperto la breccia sul dorato mondo delle “revisioni compiacenti”.

La vicenda Parmalat, colosso che mondialmente da lavoro a circa 36'000 persone, ha nuovamente sconvolto per la sua ampiezza: stando alle ultime verifiche, a fine settembre 2003 l’indebitamento finanziario netto del gruppo aveva raggiunto i 14.3 miliardi di euro.

Il commissario europeo Frits Bolkenstein ha dichiarato che "il crack di Parmalat sarà determinante per la legislazione dell'UE dei prossimi anni".

Nelle ultime settimane sono nati sospetti pure sulla situazione finanziaria di Adecco, primo intermediario mondiale per il lavoro a tempo determinato. La società, fino ad allora, era sempre stata considerata sana.

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