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Cultura

La lotta per la parità di genere nei musei d'arte

Solo circa un quarto delle esposizioni nei musei d'arte svizzeri è dedicato ad artiste donne, una sottorappresentazione che si riflette anche nelle posizioni dirigenziali nelle istituzioni artistiche. SWI swissinfo.ch per prima ha messo in luce questi dati e continua a occuparsi della questione.

Questo contenuto è stato pubblicato il 22 dicembre 2021 - 15:00
Corinna Staffe (illustrazione)

Nonostante sempre più donne stiano assumendo la guida dei musei d'arte svizzeri – un esempio recente è quello di Ann Demeester al Kunsthaus di Zurigo – e nonostante il fossato della disparità di genere sia stato colmato nell'ambito dell'educazione artistica, molti sforzi sono ancora necessari per portare la parità nelle esposizioni.

In Svizzera, diversi progetti sono stati lanciati negli ultimi anni per promuovere il lavoro delle artiste e sostenerle nella loro carriera. Da un museo di sole donne a programmi di formazione, passando per l'attivismo nelle strade e sui social media, la situazione sta lentamente evolvendo nella Confederazione. Questo ritmo lento non è sorprendente in un Paese nel quale alle donne è stato garantito il diritto di voto a livello nazionale solo nel 1971.

La Svizzera ha dato i natali a svariati grandi artisti e artiste ma, fino a poco tempo fa, ad ottenere attenzione a livello planetario erano soprattutto i primi. Poco a poco, tuttavia, anche le artiste svizzere hanno iniziato a essere riconosciute all'estero, in importanti musei e concorsi.

In patria, tuttavia, queste donne che hanno creato arte per decenni vengono soltanto ora notate dalle istituzioni culturali in patria. È il caso, ad esempio, delle due donne insignite del Prix Meret Oppenheim, il riconoscimento artistico più prestigioso del Paese: Esther Eppstein e Vivian Suter. Con loro ha ricevuto il premio l'architetto Georges Descombes.

Bilanz, punto di riferimento nel settore, stila ogni anno la lista dei più interessanti e affermati artisti e artiste basandosi sul contenuto e la rilevanza anziché sul valore di mercato delle loro opere. Nell'ultima edizione (2021) cinque donne figurano nella Top 10: a guidare la classifica è la basilese Miriam Cahn, seguita da Pipilotti Rist, in seconda posizione. Troviamo poi Silvia Bächli (sesta), Pamela Rosenkranz (nona) and Shirana Shahbazi (decima).

Quale fosse la situazione era da tempo evidente, ma fino al 2019 non esisteva un metodo empirico per dimostrare quanto visibili, o invisibili, fossero le donne nelle quattro mura delle istituzioni culturali elvetiche. Dato che anche l'Ufficio federale di statistica non aveva dati sulla parità di genere nei musei d'arte, SWI swissinfo.ch e la televisione pubblica della Svizzera francese RTS hanno unito le forze per colmare la lacuna, ottenendo per la prima volta delle cifre concrete: tra il 2008 e il 2018, è emerso, solo il 26% delle mostre personali nei musei d'arte elvetici era consacrato ad artiste donne.

Le difficoltà nel riconoscimento delle donne nel mondo dell'arte è un problema globale. La protesta delle Guerrilla Girls al Museo d'arte moderna di New York (MOMA) nel 1984 – acceso da un'esposizione intitolata "Una rassegna internazionale di dipinti e sculture recenti", in cui, su 169 artisti, solo 13 erano donne – è considerato un momento emblematico, ma la lotta era in corso già da tempo.

Nel suo messaggio per la cultura per il periodo 2021-2044, il Governo svizzero ha sancito la promozione dell'uguaglianza di genere nel settore culturale. Al momento, tuttavia, il finanziamento dedicato ai musei dall'Ufficio federale della cultura non contiene nessuna "clausola di parità". Più in generale, l'idea di un sistema temporaneo di quote per garantire un maggior equilibrio non ha raccolto finora molto consenso tra chi opera nel settore.

La disparità di genere non riguarda solamente i musei. Nel giugno del 2021, uno studioLink esterno commissionato da Pro Helvetia ha rivelato che in tutto il settore culturale "le donne sono notevolmente sottorappresentate, sia a livello di direzione artistica e strategica, sia sui palchi e nelle esibizioni". I ricercatori hanno preso in considerazione le arti sceniche (danza e teatro), la letteratura, la musica, le arti visive e scoperto che le cifre variavano notevolmente tra una disciplina e l'altra.

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