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OMC: il fallimento di Ginevra

Pascal Lamy, direttore generale dell'OMC, ha assicurato il suo impegno per un «sistema commerciale mondiale migliore» Keystone

I negoziati dell'Organizzazione mondiale del commercio (OMC) svoltisi a Ginevra non hanno permesso di giungere ad alcun accordo. Ancora una volta, le discussioni tra le grandi potenze si sono arenate sulla questione agricola. Delusa la ministra dell'economia elvetica Doris Leuthard.

Questo contenuto è stato pubblicato il 30 luglio 2008 - 09:40

I negoziati dell'OMC non hanno resistito allo scontro tra il gigante indiano e il colosso statunitense. Dopo nove giorni di riunioni, fasi di stallo, progressi e tensioni, la persistente controversia sulle misure di salvaguardia nell'agricoltura ha costretto il direttore generale dell'OMC Pascal Lamy a porre fine alla maratona negoziale di Ginevra.

«Avrei preferito annunciare un'intesa, ma i negoziati sono falliti», ha deplorato mercoledì sera Lamy. Le «divergenze inconciliabili» tra alcuni stati membri hanno reso impossibile un accordo, ha detto Lamy, secondo cui il Doha round, il ciclo negoziale per la liberalizzazione degli scambi lanciato nel 2001, non è tuttavia chiuso.

Moltissimi risultati sono stati infatti conseguiti - ha sottolineato - da quando dal 21 luglio scorso più di 30 ministri ed alti rappresentanti dei 153 paesi membri dell'OMC si sono riuniti a Ginevra per trovare un'intesa sui tagli ai sussidi agricoli e la riduzione dei dazi, per l'apertura dei mercati ai prodotti agricoli e industriali.

Scontro USA-India

L'annuncio del fallimento è giunto a conclusione di una riunione tra i ministri di sette potenze commerciali (USA, Unione europea, India, Cina, Brasile, Australia e Giappone), poi allargata a 35 altri ministri.

Causa del mancato accordo: le divergenze tra Nuova Delhi e Washington sulle modalità del meccanismo di salvaguardia previsto per i paesi in via di sviluppo. Il meccanismo dovrebbe proteggere questi ultimi da un'impennata delle importazioni di un prodotto agricolo attraverso l'aumento dei dazi doganali.

Secondo la proposta iniziale, l'aumento delle importazioni di un prodotto che avrebbe fatto scattare la clausola di salvaguardia era fissato al 40%. Una soglia però troppo alta per Nuova Delhi, per la quale gli USA, tra i maggiori paesi esportatori, intendono esclusivamente favorire i loro interessi commerciali. «L'India vuole invece proteggere il livello di vita e la sicurezza dei suoi contadini», ha affermato il ministro del commercio indiano Kamal Nath.

A più riprese negli ultimi giorni, la rappresentante statunitense per il commercio, Susan Schwab, aveva al contrario accusato India e Cina di porre in pericolo i progressi compiuti rimettendo in causa l'equilibrio del pacchetto di proposte messe sul tavolo dal direttore generale dell'OMC.

La delusione della Svizzera

La consigliera federale Doris Leuthard si è detta «molto delusa» per il fallimento della riunione di Ginevra. «Non eravamo lontani da un accordo», ha detto.

È «un brutto segnale per l'economia mondiale», ha puntualizzato la responsabile del Dipartimento federale dell'economia. Leuthard non ha nascosto il suo «grande pessimismo» su una possibile ripresa dei negoziati in settembre.

A suo avviso, le trattative non potranno ricominciare prima delle elezioni presidenziali di quest'autunno e dell'installazione della nuova amministrazione a Washington. Nella peggiore delle ipotesi bisognerà attendere fino al termine del 2009.

La Svizzera proseguirà sulla via degli accordi bilaterali di libero scambio, ma «vi è un rischio di protezionismo», ha avvertito la ministra.

Giorno nero per l'export elvetico

L'interruzione dei negoziati è stata deplorata anche dalla Federazione delle imprese svizzere. Il presidente di economiesuisse Gerold Bührer parla di «un giorno nero» per l'economia d'esportazione elvetica.

Il fallimento di Ginevra è un segnale negativo per il commercio internazionale, ha detto Bührer, il quale ritiene che «non vi sarà molto presto un nuovo slancio», riferendosi alle prossime elezioni negli Stati Uniti e alle tendenze protezionistiche accresciute in certi paesi dell'Unione europea come la Francia.

Economiesuisse chiede così al Consiglio federale di impegnarsi anche a livello multilaterale per l'avanzata dei negoziati nell'ambito del ciclo di Doha, oltre che in favore del miglioramento dell'accesso ai mercati per i prodotti industriali e i servizi.

Parallelamente si dovranno concludere velocemente i negoziati in corso in merito ad accordi bilaterali di libero scambio. La conclusione rapida di un'intesa in questo senso con il Giappone e gli Stati del Golfo, così come l'apertura di negoziati con paesi del gruppo BRIC (Brasile, Russia, India, Cina), rappresenta per economiesuisse «una priorità».

Sollievo tra i contadini

La mancata conclusione del ciclo di Doha è stata accolta con sollievo dall'Unione svizzera dei contadini (USC), per la quale è «meglio nessun accordo che un accordo cattivo», ha indicato il presidente dell'organizzazione, Hansjörg Walter.

Per le famiglie contadine, la liberalizzazione lanciata nella città del Qatar è inaccettabile, ha spiegato Walter: i negoziati erano stati avviati nel 2001, ma nel frattempo la situazione è completamente cambiata, complice l'aumento di prezzo dell'energia e la crisi alimentare.

L'USC si dice in linea di principio favorevole a un accordo internazionale: esso deve però essere sopportabile, precisa l'associazione.

swissinfo e agenzie

reazioni della stampa

«Il fiasco della riunione ministeriale dell'OMC», titola la Neue Zürcher Zeitung, la quale spiega il fallimento dei negoziati con la «mancanza di ragionevolezza collettiva» e la «scarsa propensione al compromesso» dei paesi coinvolti.

A pagarne le conseguenze sarà soprattutto l'economia mondiale, scrive Le Temps: il fallimento di Ginevra è un «autogol che rafforzerà la tendenza al protezionismo destata dalle conseguenze della crisi finanziaria e dal rincaro delle materie prime».

Per la Basler Zeitung, da Ginevra escono invece «tutti perdenti»: gli stati industrializzati dovranno continuare a superare grossi ostacoli per portare i loro prodotti nei paesi emergenti, scrive, mentre le nazioni in via di sviluppo non avranno alcuna possibilità di essere presenti sul mercato agricolo mondiale.

Sottolineando che il «clamoroso fallimento di Ginevra farà vacillare durevolmente l'OMC», il 24 Heures getta uno sguardo al futuro, interrogandosi sulle eventuali ripercussioni su altri negoziati internazionali, come ad esempio quelli sui cambiamenti climatici.

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