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Nuove strutture ed obiettivi nell'integrazione degli stranieri

Per il Consiglio federale l'integrazione degli stranieri non è solo un compito istituzionale, ma richiede l'impegno dell'intera società Keystone

Il Consiglio federale ha posto in vigore al 1. ottobre l'ordinanza sull'integrazione degli stranieri. Il testo disciplina i compiti della Commissione federale degli stranieri (CFS). La Confederazione dovrà quindi impegnarsi di più per l'integrazione.

Questo contenuto è stato pubblicato il 13 settembre 2000 - 18:49

A due mesi dalla chiusura della procedura di consultazione, il Consiglio federale ha finalmente varato la nuova base legale per le misure volte a promuovere l'integrazione della popolazione straniera residente in Svizzera. La nuova ordinanza disciplina così, nero su bianco, compiti e orgnizzazione delle strutture che si occupano della questione. Il governo ha inoltre messo a disposizione una somma di 10 milioni di franchi per finanziare i vari progetti, importo che deve ancora essere approvato dal parlamento.

Per il Consiglio federale l'integrazione deve diventare un "compito pluridisciplinare" che coinvolga non solo le diverse autorità, ma l'intera società in collaborazione con le organizzazioni degli stranieri. L'obiettivo dichiarato è quello di favorire la comprensione reciproca e di "familiarizzare gli stranieri con l'organizzazione, la società e le condizioni di vita in Svizzera".

Una dichiarazione di principio che, in qualche modo, ripara anche la gaffe (dal punto di vista procedurale però corretta) commessa in fase di consultazione: in vista dell'ordinanza i principali interessati, come le associazioni di immigrati, di stranieri o i rappresentanti della Chiesa, non sono infatti stati consultati ufficialmente ma si sono espressi spontaneamente.

Concretamente l'ordinanza prevede di sussidiare la realizzazione di progetti, o strutture, che mettano in pratica queste intenzioni. Si tratta di iniziative che promuovano la formazione e il perfezionamento degli stranieri, l'apprendimento delle lingue nazionali, l'integrazione nel mondo del lavoro o che tengano conto della situazione particolare delle donne. Per coinvolgere maggiormente la società in questi sforzi di integrazione, di regola la Confederazione partecipa al finanziamento dei progetti, a condizione che cantoni, comuni o terzi vi contribuiscano.

Berna ha infine regolato anche la delicata questione relativa ai compiti e all'organizzazione della Commissione federale degli stranieri (CFS) e le relazioni con l'Ufficio federale degli stranieri. In primavera la decisione della consigliera federale Metzler di inglobare la CFS nell'Ufficio federale degli stranieri, organismo che nei confronti degli stranieri svolge soprattutto operazioni di polizia, aveva portato alle dimissioni del presidente della CFS e di numerosi commissari. L'ordinanza stabilisce ora che almeno metà dei suoi membri ed un vicepresidente devono essere di nazionalità straniera. E per limitare eventuali nuove tensioni tra i due organismi, Berna ha deciso che alla testa della nuova sezione "integrazione", creata nell'Ufficio federale degli stranieri, dovrà sedere il futuro segretario della CFS.

Immediate le reazioni all'ordinanza del governo sull'integrazione degli stranieri. Per la presidente della Commissione federale degli stranieri (CFS) Rosemarie Simmen l'ordinanza costituisce un «buon punto di partenza».

L'ordinanza è «insufficiente», ha spiegato Antonio Cunha, portavoce della comunità dei portoghesi in Svizzera. I rappresentanti delle comunità prevedono di incontrarsi il 20 settembre per discutere su un eventuale ritorno nella Commissione federale.

Luca Hoderas

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