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No massiccio dell'UDC alla libera circolazione

I delegati hanno seguito a larga maggioranza la direzione del partito, nella foto da sinistra a destra Yves Perrin, Jasmin Hutter e Christoph Blocher Keystone

I delegati dell'Unione democratica di centro invitano a votare 'no' l'8 febbraio prossimo al rinnovo e all'estensione dell'accordo di libera circolazione a Bulgaria e Romania.

Questo contenuto è stato pubblicato il 29 novembre 2008 - 16:37

Riuniti in assemblea sabato a Dietikon, nel canton Zurigo, (Zurigo), i delegati hanno seguito a larga maggioranza la direzione del partito: 432 presenti si sono espressi per la bocciatura dell'accordo, mentre 45 hanno invitato a votare 'sì' e sei si sono astenuti.

La decisione è giunta al termine di un lungo dibattito: numerosi delegati hanno preso la parola, la maggior parte dei quali argomentando contro la libera circolazione delle persone.

In favore del 'sì' si sono invece espressi l'imprenditore turgoviese Peter Spuhler, la consigliera di Stato zurighese Rita Fuhrer e il consigliere nazionale sciaffusano Thomas Hurter.

Accordi indispensabili

Secondo Spuhler votando 'no' l'8 febbraio verrebbero a cadere pure tutti gli altri accordi bilaterali con l'Unione Europea, indispensabili per la prosperità della Svizzera.

Non facendo parte dell'Unione Europea, la Svizzera ha negoziato con Bruxelles tutta una serie di accordi (dalla libera circolazione ai trasporti, passando per la ricerca e i prodotti agricoli). In caso di disdetta di uno di questo trattati, gli altri possono pure essere revocati poiché sono legati sul piano giuridico (la cosiddetta «clausola ghigliottina»).

«Si potrebbero poi rinegoziare – ha sottolineato il deputato turgoviese – ma Bruxelles coglierebbe l'occasione per includervi il segreto bancario e l'attuale contenzioso fiscale sulle imprese».

Lo scopo principale dell'UDC è di impedire l'adesione della Svizzera all'Unione Europea, ha ricordato Spuhler. Oggi questa posizione è condivisa dall'economia elvetica, ma in caso di rifiuto potrebbe cambiare opinione, ha affermato

«Una mostruosità»

A nulla sono valsi però gli argomenti avanzati dall'ala economica del partito. La maggioranza dei delegati si è schierata con la direzione del partito e con Christoph Blocher, secondo il quale estendere l'accordo di libera circolazione a Bulgaria e Romania «aumenterà il numero dei disoccupati e livellerà verso il basso i salari»,

L'ex ministro di giustizia e polizia e candidato alla successione di Samuel Schmid in governo si è inoltre lamentato poiché la domanda che sarà posta ai cittadini è «una mostruosità che testimonia un profondo disprezzo».

«Il tema messo in votazione – ha sottolineato – contiene due domande, ma i cittadini possono dare una sola risposta». Contrariamente a quanto chiedeva l'UDC, il parlamento ha deciso di unire il rinnovo dell'accordo di libera circolazione con la sua estensione a Bulgaria e Romania e di sottoporre ai cittadini una sola e unica domanda.

In un primo tempo l'ex consigliere federale, favorevole al rinnovo ma non alla sua estensione ai due nuovi paesi, aveva convinto il partito a non sostenere il referendum, referendum poi promosso dalla Lega dei Ticinesi, dai Giovani UDC e da altri piccoli partiti di destra.

Nessuna conseguenza

«Purtroppo il referendum è riuscito e adesso bisogna rispondere alla domanda», ha aggiunto. Blocher si è detto convinto che un 'no' non avrà conseguenze negative per la Svizzera, poiché l'Unione Europea non farà valere la «clausola ghigliottina» e la Svizzera potrà trovare manodopera anche senza la lbiera circolazione delle persone.

I delegati si sono anche espressi in merito alla proposta del consigliere nazionale bernese Hansruedi Wandfluh di boicottare il voto. L'idea è stata accolta dall'ex presidente del partito Ueli Maurer, favorito numero uno per la successione in governo di Samuel Schmid, ma una netta maggioranza dei presenti l'ha respinta.

Non è per contro neppure stata posta ai voti la proposta di lasciare libertà di voto.

«Standing ovation» per Blocher e Maurer

All'inizio dell'assemblea, i delegati hanno riservato una «standing ovation» ai due candidati ufficialmente designati per prendere il posto del ministro della difesa dimissionario Samuel Schmid.

Il presidente del partito Toni Brunner si è detto ottimista: secondo lui ci sono buone premesse per l'elezione di Christoph Blocher o Ueli Maurer il 10 dicembre prossimo.

«Se gli altri partiti tengono veramente alla concordanza eleggeranno uno dei due», ha affermato. Per Brunner l'elezione di un rappresentante dell'UDC in Consiglio federale è il primo passo verso il ripristino della concordanza. «Il secondo dovrà essere fatto entro il 2011 con l'elezione di un secondo esponente del partito in governo».

swissinfo e agenzie

Bilaterali a rischio

L'8 febbraio del 2009 gli elettori saranno chiamati a esprimersi per la terza volta sulla libera circolazione delle persone, che consente ai cittadini svizzeri di risiedere e lavorare liberamente nei paesi dell'Unione europea (UE) e a cittadini di questi ultimi di fare altrettanto in Svizzera.

La votazione riguarda sia la proroga dell'accordo sulla libera circolazione, che giunge a scadenza nel 2009, dopo un «periodo di prova» di sette anni, sia la sua estensione a Romania e Bulgaria, paesi che hanno aderito all'UE nel 2007. In giugno il parlamento ha deciso, dopo una lunga discussione, di unire i due temi in un unico decreto.

Per i fautori di questa soluzione, è un'illusione pensare che l'UE possa accettare di escludere due paesi membri dall'accordo sulla libera circolazione con la Svizzera. Un no all'estensione a Romania e Bulgaria equivarrebbe a un no all'intero accordo. La destra ha invece criticato la decisione di unire i due temi.

Se nelle urne in febbraio dovesse prevalere il no, l'intero pacchetto dei primi sette accordi bilaterali sarebbe a rischio. La cosiddetta clausola ghigliottina prevede infatti che la bocciatura di uno degli accordi comporti il decadimento di tutti gli altri.

Nel 2000 il popolo svizzero ha approvato l'accordo concluso con i 15 membri dell'UE. Nel 2005 ha accettato di estendere l'accordo ai 10 paesi che avevano aderito l'anno precedente all'UE.

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