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Mucca pazza: sapere svizzero sempre più richiesto

Attenzione mucca pazza: un allarme che risuona anche negli USA Keystone

Considerata dalle Nazioni unite come un modello da seguire nella lotta alla malattia della mucca pazza, la Svizzera mette i suoi esperti a disposizione degli USA.

Questo contenuto è stato pubblicato il 15 gennaio 2004 - 16:53

E la società zurighese Prionics vende il suo test di depistaggio rapido della BSE ai canadesi.

La mucca pazza, scientificamente chiamata encefalopatia spongiforme bovina o, in breve, BSE, ha fatto la sua prima apparizione pubblica negli Stati uniti il 23 dicembre. Nel frattempo più di 30 paesi hanno bloccato le importazioni di carne bovina proveniente dagli USA e i prezzi sono scesi del 50%.

Per affrontare al meglio l’emergenza BSE, Washington ha chiesto una perizia internazionale. Al lavoro si metterà lo stesso gruppo di quattro esperti – due svizzeri, un neozelandese e uno statunitense – che nella primavera del 2003 ha collaborato per gli stessi motivi con il Canada.

Teoria e pratica

Dagmar Heim, responsabile delle misure di lotta contro la BSE presso l'Ufficio federale di veterinaria (Ufv), lavorerà sul programma americano di controllo della malattia dal 22 al 24 gennaio. Con lei partirà Ulrich Kihm, ex direttore dell'Ufv oggi attivo come consulente indipendente.

Unitamente ai loro due colleghi, gli esperti svizzeri analizzeranno sul posto la sorveglianza della BSE, i provvedimenti di lotta e le misure atte a garantire la protezione dei consumatori negli USA. Stileranno poi un rapporto corredato di raccomandazioni.

«In Svizzera siamo confrontati con la BSE dal 1990», dichiara a swissinfo Dagmar Heim. «In questi anni abbiamo fatto molta esperienza. Non solo abbiamo le conoscenze teoriche in merito alla malattia, ma possiamo vantare anche l’esperienza pratica, fatta sul campo. Credo che grazie a ciò potremo aiutare gli americani ad evitare di commettere degli errori».

Lodi per gli sforzi elvetici

In passato la Svizzera era guardata con sospetto, perché in cima alle statistiche che registravano i casi di BSE. Ora la comunità internazionale riconosce che ciò era dovuto al fatto che la Confederazione si è impegnata a cercare la malattia per poterla meglio combattere, mentre altri paesi non avevano ancora introdotto i test di depistaggio.

La FAO, l’organizzazione delle Nazioni unite per l’alimentazione e l’agricoltura, ha recentemente lodato la Svizzera per il suo impegno. Andrew Speedy, della sezione Animali d’allevamento e salute della FAO, ritiene che la Svizzera debba essere presa a modello. «Subito dopo la scoperta della malattia, la Svizzera ha introdotto i test per individuarla».

Inoltre, spiega Speedy, la Confederazione applica le misure di controllo raccomandate dalla FAO: proibisce l’utilizzo di farine animali per l’alimentazione del bestiame e distrugge i materiali a rischio.

Le statistiche dell’ultimo anno parlano di 21 casi di BSE registrati in Svizzera. Una cifra che gli esperti giudicano accettabile. «La BSE si manifesta sempre ed ovunque, anche se il suo tasso d’incidenza è molto basso», spiega a swissinfo Andrew Speedy. «Se i test vengono eseguiti correttamente e gli animali infetti eliminati, allora si può essere sicuri che la BSE non entrerà in contatto con i consumatori».

Test in vendita

Leader mondiale nella produzione di test di depistaggio rapido della BSE è la Prionics, una società con sede nel canton Zurigo. Più di 18 milioni di bovini, vale a dire circa la metà di quelli controllati, sono stati sottoposti al test della Prionics.

Ultimo arrivato, il Canada si avvarrà del prodotto elaborato dalla start up zurighese. Discussioni sono in corso anche con gli Stati Uniti. Il mercato americano potrebbe apportare 100 milioni di franchi nelle casse della Prionics che oggi, secondo indiscrezioni non confermate dalla società, avrebbe un giro d’affari annuo intorno ai 70 milioni di franchi.

swissinfo e agenzie

Fatti e cifre

21 casi di BSE registrati in Svizzera nel 2003 (2002: 24 casi, 2001: 42 casi)
La maggior parte dei casi sono stati riscontrati in animali “a rischio” che non sarebbero comunque entrati nella catena alimentare
2 casi di BSE, su 150'000 test, in animali destinati al mercato alimentare

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In breve

I sintomi principali riscontrabili in animali affetti da encefalopatia spongiforme bovina sono: disturbi comportamentali, motori e della sensibilità.

I soggetti malati sono nervosi e impauriti. I disturbi della sensibilità si manifestano con reazioni sproporzionate a degli stimoli esterni, come rumore, luce o contatto fisico.

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