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Mine, si apre la conferenza dell'Onu

La "sedia rotta" di Daniel Berset, simbolo della campagna contro le mine antiuomo, davanti al Palazzo delle Nazioni di Ginevra swissinfo.ch

Da lunedì a venerdì a Ginevra 500 diplomatici, rappresentanti delle organizzazioni non governative, esperti di sminamento e sopravvissuti faranno il punto sull'applicazione del Trattato di Ottawa del 97 che proibisce l'uso delle mine antiuomo.

Questo contenuto è stato pubblicato il 10 settembre 2000 - 09:53

Sarà il presidente della Confederazione elvetica Adolf Ogi ad aprire lunedì pomeriggio alle Nazioni Unite di Ginevra la Seconda Conferenza degli Stati Membri della Convenzione contro le mine antiuomo. Un appuntamento molto importante perché consentirà ai 138 stati che hanno firmato il Trattato di Ottawa di tracciare un bilancio sui progressi e sulle difficoltà che ancora esistono nel garantire un'applicazione universale e efficace del divieto di utilizzo e produzione di questi micidiali ordigni esplosivi.

Alla cerimonia di apertura parteciperanno anche 19 mutilati dallo scoppio di mine provenienti da 13 paesi e di tre generazioni differenti, a testimonianza di un flagello che dalla Seconda guerra mondiale in poi continua a mietere vittime innocenti. Secondo un rapporto della Campagna internazionale per vietare le mine, che oggi raggruppa circa 1300 organizzazioni non governative, le mine antiuomo sono ancora un pericolo in 88 paesi del mondo e, da quando è stato firmato il Trattato di Ottawa, il numero delle vittime non è cambiato: una ogni 20 minuti, come ricorda la clessidra gigante posta all'ingresso della Sala delle Assemblee dell'Onu per ricordare ai delegati l'urgenza di questo problema.

Si ritiene che il numero delle mine nel mondo è di circa 250 milioni, di cui 110 milioni sono negli arsenali della Cina, 70 milioni in Russia e 11 milioni negli Stati Uniti. Nell'ultimo anno sono state utilizzate in 20 conflitti da 11 governi, tra cui Angola, Burundi e Sudan, tre stati firmatari, e da 30 gruppi armati. Secondo i rappresentanti della Campagna Internazionale (che nel 97 insieme alla coordinatrice Jody Williams ha vinto il Premio Nobel per la Pace) le lacune sono ancora numerose: le superpotenze, come Stati Uniti, Russia, Cina, ma anche Egitto e Pakistan (e la Finlandia tra gli stati europei), non hanno firmato la Convenzione.

La Svizzera ha aderito il 24 marzo 98, dopo aver distrutto tutti gli stock di mine (ad eccezione di quelle del tipo Claymore, modificate e non più utilizzabili come mine antiuomo); la lista degli ordigni vietati non comprende le mine anticarro e altri tipi di armi che esplodono al contatto; i fondi per lo sminamento sono spesso utilizzati per la ricerca tecnologica e per inventare sofisticate apparecchiature che poi non arrivano mai sul terreno.

"Attualmente il sistema più efficace - ha detto Elizabeth Reusse-Decrey, coordinatrice della Campagna Svizzera e parlamentare socialista - è l'utilizzo dei cani addestrati per lo sminamento"; infine c'è la carenza di protesi e di programmi di riabilitazione fisica e psicologica delle vittime.

Numerose sono le manifestazioni collaterali che si terranno all'Onu e sul lungolago di Ginevra dove l'artista Daniel Berset, autore della "Broken Chair", la mega scultura che occupa la Piazza delle Nazioni, da lunedì pomeriggio fino a venerdì, poserà una copia in piccolo della sua celebre "sedia rotta" ogni 20 minuti, 24 ore su 24, per formare una linea retta di circa 300 sedie lungo il Quai Wilson che ricorderà il numero di persone ferite o uccise dalle mine durante lo svolgimento della conferenza.

testo e foto di Maria Grazia Coggiola

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