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Michel Pont, un inveterato ottimista

Michel Pont: "Non ho nessuna ragione di essere pessimista" swissinfo.ch

Scelto nel 2001 dall'allenatore dei rossocrociati Köbi Kuhn come suo vice, Michel Pont è un ingranaggio essenziale della macchina "squadra nazionale". Caloroso, comunicativo e ottimista, il ginevrino vive l'avventura Euro a 120%... come sempre.

Questo contenuto è stato pubblicato il 03 giugno 2008 - 14:06

"In sette anni sono cambiato completamente. Sono diventato talmente superbo che non rivolgo più la parola a nessuno. Quando parlo di me stesso lo faccio alla terza persona... un po' come Alain Delon".

Jeans, camicia bianca e giacca di cuoio, Michel Pont è ospite di swissinfo dopo un'interminabile seduta alla sede dell'Associazione svizzera di football a Berna. Come sua abitudine, ha bisogno di soli pochi secondi per dare il la all'incontro.

Al ginevrino piace parlar franco. Ha la parlantina e – come lui stesso ammette – grazie al calcio può appagare la sua fame di spettacolo. Del resto, Michel Pont non nasconde che avrebbe voluto essere una rockstar o un attore e che, per un certo periodo, ha anche rivestito i panni di un comico assieme a un compagno di scuola.

"Devo però rassicurarvi – si giustifica scoppiando a ridere – se un giorno dovessi cominciare a perdere la bussola, attorno a me ci sarebbero abbastanza persone per darmi un calcio nel sedere e farmi tornare coi piedi per terra. So comunque bene da dove vengo per non diventare presuntuoso".

Perly, Lugano... e poi direzione Euro

Ad appena 25 anni, Michel Pont ha dovuto porre fine alla sua carriera di giocatore, a causa di una brutta ferita.

Due anni e un giro del mondo più tardi, l'ex professore di sport ha assunto le redini dell'FC Perly, club di seconda divisione (C2). Poi è passato da Grand-Lancy, Chenois, Etoile Carouge, Servette (come assistente) e infine Lugano, che all'epoca milita ancora nell'élite del calcio.

Anche se l'esperienza ticinese è durata poco e si è conclusa con un licenziamento, gli ha permesso di incrociare la strada di Köbi Kuhn.

Un caso che ha cambiato il suo destino, poiché il "colpo di fulmine" tra i due qualche anno dopo si è materializzato alla testa della squadra nazionale.

Il giorno del loro primo incontro, Michel Pont aveva detto a Kuhn di non dimenticarsi di chiamarlo quando sarebbe stato nominato allenatore della nazionale. Ed evidentemente lo zurighese se ne è ricordato.

"In un primo tempo ho pensato di concludere il mio incarico alla testa della squadra svizzera assieme a Kuhn, poiché è stata un'avventura umana molto bella. Sono fiero di ciò che abbiamo realizzato con Köbi, tanto più che all'inizio, dopo qualche partita, eravamo già su un sedile eiettabile".

"Ma quando ho incontrato Ottmar Hitzfeld a Monaco di Baviera – prosegue – è successo pure qualcosa di speciale. Funziono così, grazie all'alchimia e alla sfida e non per necessità alimentari".

Per il momento, però, tutta l'energia di Michel Pont è canalizzata in vista del grande appuntamento del mese di giugno. La pressione è già al massimo.

Immersi nell'Euro

"Con lo staff della squadra posso dirvi che siamo già immersi a fondo nell'Euro! Nel mio scantinato ho allestito una nicchia con un televisore al plasma, i miei libri e il mio computer. Qui passo molto tempo. Troppo forse. Sono abbonato a tutti i canali televisivi possibili e immaginabili e analizzo a fondo le prestazioni di tutti i nostri giocatori. E ogni fine settimana prego. Prego perché giochino nei loro club e non si feriscano".

Ed è anche a casa sua che Michel Pont riesce a staccare la spina. Grazie a sua moglie Daisy e ai suoi figli Tibert e Léa può ricaricare le batterie.

Nonostante alcune brutte prestazioni della Svizzera, in particolare nell'amichevole contro la Germania, Michel Pont rimane l'inveterato ottimista che è sempre stato e continua a credere all'impossibile: una Svizzera che riesce a superarsi e a dare una spallata alla gerarchia continentale durante l'Euro. Di una cosa Pont è comunque certo: nessuno dei giocatori della nazionale si permetterà di scendere in campo dando prova di sufficienza.

"Sono nell'obbligo di essere ottimista. Godo di ottima salute, amo le persone che mi stanno attorno e vi sono persone che mi amano. Amo i giocatori, la squadra, Köbi e quello che fa. Non ho quindi nessuna ragione di essere pessimista".

Il 19 giugno Michel Pont festeggerà il suo 54esimo compleanno (è nato nel 1954, proprio quando in Svizzera impazzava la Coppa del Mondo). Quel giorno la Svizzera potrebbe giocare il quarto di finale allo stadio St.Jakob di Basilea. Quale più bel regalo?

swissinfo, Mathias Froidevaux
(traduzione di Daniele Mariani)

Biografia

Michel Pont è nato il 19 giugno 1954. È sposato e padre di due figli.

Ha dovuto interrompere la sua carriera di calciatore a 25 anni a causa di un grave ferimento. Nel 1977 ha festeggiato una promozione in Serie A con l'Etoile Carouge.

Nel 1981 ha iniziato la sua carriera d'allenatore, dirigendo dapprima il Perly, poi il Grand-Lancy, lo Chênois, l'Etoile Carouge, il Servette (come vice) e il Lugano.

Nel 2001 Köbi Kuhn, appena scelto per dirigere la nazionale, lo ha nominato suo vice.

Ottmar Hitzelfd, che assumerà le redini della nazionale dopo l'Euro, lo ha pure voluto al suo fianco.

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