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Leuenberger incontra i giovani dell'estero

Aeroplani colorati per il ministro dei trasporti Keystone

Martedì il presidente della Confederazione, Moritz Leuenberger, ha incontrato a Berna una trentina di giovani svizzeri dell'estero. Si tratta di una delegazione degli oltre trecento figli di svizzeri residenti all'estero riuniti per una vacanza in patria. L'occasione per vedere il centro della politica elvetica e di conoscere di persona il capo del governo.

Questo contenuto è stato pubblicato il 21 agosto 2001 - 16:30

Si muovono quasi intimoriti fra le solenni sale di Palazzo federale, i trenta ragazzi fra i nove e i quindici anni provenienti dai cinque continenti. Gli affreschi e le poltrone suscitano rispetto e ammirazione. Inoltre la guida non è una a caso: per il tradizionale incontro si è scomodato il presidente della Confederazione in persona.

Indicando le opere d'arte e gli spazi all'interno del palazzo, Leuenberger ha trovato l'occasione di spiegare brevemente il carattere simbolico dell'edificio in cui tutti i cittadini dovrebbero riconoscersi. Le tende con i pizzi di San Gallo, i marmi rossi ticinesi, le bandiere e i simboli che costellano l'edificio; una sorta di Swiss-miniature.

Le domande dei giovani

Seduti sugli scranni del Consiglio nazionale poi, i giovani hanno avuto l'occasione di porre delle domande direttamente al consigliere federale: "Cosa mangia a colazione? Qual è il suo piatto preferito? Il presidente ha un aereo privato? Non si annoia mai durante le sedute?"

Disponibile e visibilmente di buon umore Leuenberger ha risposto a tutte le domande: "Bevo un litro di tè verde e rinuncio al "bircher-müesli"; preferisco gli spaghetti e mi piace cucinarli; il governo svizzero non ha un aereo privato ed io prendo spesso il treno; mi capita di annoiarmi e allora faccio una faccia molto seria, per far finta di essere attento".

"Fate già le domande che fanno i giornalisti veri", ha commentato poi Leuenberger ammiccando ai pochi giornalisti accorsi. Con risposte dirette e brevi ha cercato di tenere alta l'attenzione dell'insolito pubblico. Cosa fanno i sette del governo, a cosa serve una legge, l'importanza del contatto di un paese piccolo con il resto del mondo: fra una battuta e l'altra l'incontro diventa una lezione di civica esclusiva. Apprezzata, evidentemente, perché le domande non sembravano esaurirsi mai.

Il presidente vicino al popolo

Si tratta di un appuntamento ricorrente: da anni infatti una fondazione invita i figli degli svizzeri all'estero per dei campeggi nel paese d'origine. Quest'anno sono circa trecento i fruitori dell'occasione che si incontrano in una vera babele linguistica.

Malgrado provengano da mezzo mondo, i giovani con il passaporto rosso sembrano non avere problemi di comunicazione fra di loro. Molti parlano una delle lingue nazionali, altri si cimentano anche con il dialetto. Altri ancora invece non conosco che lo spagnolo o l'inglese. Si tratta spesso, come precisa David von Steiger, direttore della fondazione, di giovani della terza generazione, il cui rapporto con la Svizzera non è sempre diretto. Per migliorare la situazione la fondazione organizza regolarmente delle vacanze nella patria dei genitori.

Nel suo percorso nei lunghi corridoi di Palazzo, Leuenberger si dimostra comunque flessibile. Con uno parla inglese, con l'altro parla francese o italiano. Ammette pubblicamente: "Fare il presidente è un lavoro che occupa molto tempo, ma ritengo importante incontrare anche questa delegazione. La Svizzera è piccola, da noi incontrare un consigliere federale non è difficile, mentre per chi vive lontano il rapporto verso la politica nazionale è più complesso".

Leuenberger sorride, apprezza gli aeroplanini di carta che i bambini gli porgono in regalo. Un bambino gli porge un aereo con i colori della belga Sabena, un altro quelli della Lufthansa. Il ministro dei trasporti si lascia trasportare e si concede una battuta sull'attualità politica, ma solo gli accompagnatori conoscono le difficoltà dei cieli elvetici.

Visibilmente soddisfatto prende sottobraccio il cerchio a cui sono fissate le coloratissime opere di carta. Saluta e lascia partire i giovani interlocutori, rigirandosi verso la sala del Consiglio nazionale sussulta brevemente: "Oh, non gli ho fatto vedere l'affresco con il Rütli. Beh, ci sarà un'altra occasione...". E torna verso il suo ufficio, alla quotidianità presidenziale.

Daniele Papacella

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