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Le vittime svizzere sono meno del previsto

In Indonesia rimane difficile assicurare gli aiuti umanitari Keystone

Il ministero degli affari esteri annuncia che gli Svizzeri scomparsi nel maremoto saranno probabilmente 400, e non 500 come inizialmente previsto.

Questo contenuto è stato pubblicato il 07 gennaio 2005 - 20:38

Gli aiuti sul posto in Indonesia rimangono particolarmente difficili. Nello Sri Lanka, in India e in Tailandia, la situazione sembra invece stabilizzarsi

Il numero delle vittime di nazionalità elvetica del maremoto che ha colpito il sud-est asiatico potrebbe essere minore di quanto annunciato negli scorsi giorni.

Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha infatti corretto giovedì al ribasso il bilancio previsto delle vittime svizzere, che passa da 500 a 400. I morti accertati rimangono per il momento stabili a 23.

Dichiarazioni di scomparsa errate

Il capo della cellula di crisi del DFAE, Peter Sutter ha spiegato che la sensibile riduzione del numero previsto di decessi è dovuta a differenti ragioni. Prima fra tutte, l’erroneità di numerose dichiarazioni di scomparsa.

«Una famiglia, ad esempio, ha annunciato ai propri cari di essere partita alla volta della Tailandia, mentre in realtà si era recata in Tunisia», ha indicato Sutter.

Inoltre, alcune persone inizialmente date per disperse si sono nel frattempo annunciate alle proprie famiglie o alle autorità elvetiche.

Se da un lato il DFAE si aspetta che nei prossimi giorni anche altri Svizzeri apparentemente scomparsi diano segni di vita, d’altro canto non si può escludere che nuove famiglie denuncino la sparizione di un proprio caro.

Le assicurazioni in aiuto dei famigliari degli scomparsi

Le procedure amministrative per ottenere rendite o risarcimenti assicurativi saranno semplificate per facilitare il compito ai famigliari delle persone scomparse durante il maremoto.

«Normalmente nel caso di persone disperse il coniuge o i figli devono attendere un anno prima di avviare una procedura di dichiarazione della scomparsa e ricevere le rendite AVS», ha spiegato Harald Sohns, portavoce dell'Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS).

I casi delle vittime dello tsunami saranno invece trattati immediatamente.

Le richieste presentate alle casse di compensazione saranno trasmesse all'UFAS che confronterà i nominativi con la lista dei dispersi del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE).

Per evitare inutili perdite di tempo, è previsto pure che AVS, assicuratori-infortuni e casse pensioni possano informarsi a vicenda. Anche la SUVA (Istituto nazionale svizzero di assicurazione contro gli infortuni) intende concedere al più presto le prestazioni senza complicazioni burocratiche.

Gli assicuratori privati svizzeri avevano annunciato già mercoledì che avrebbero sveltito le pratiche per i risarcimenti di assicurazione sulla vita. Anch'essi si baseranno su informazioni «plausibili», come la lista dei dispersi, senza attendere la dichiarazione ufficiale di decesso.

Soccorsi svizzeri attivi

Gli aiuti svizzeri continuano nel frattempo ad affluire nelle zone disastrate dallo tsunami.

In particolare, la popolazione colpita è stata rifornita di medicinali, tende, recipienti per l'acqua e generatori di corrente elettrica.

Gli aiuti stanziati dalla Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) si concentrano soprattutto sugli Stati più duramente colpiti dal maremoto. Degli esperti sono stati inviati nello Sri Lanka, in Tailandia e in Indonesia.

Aiuti difficilmente accessibili in Indonesia

Per il momento, la situazione in Indonesia è ancora difficile da valutare, poiché le azioni d’aiuto sono cominciate in ritardo a causa della mancanza d’informazioni.

La distruzione di numerose infrastrutture ha inoltre reso particolarmente difficile l’accesso a determinate popolazioni. Se in alcuni casi è possibile raggiungere con dei camion le zone devastate, in altri ciò è possibile solo per mezzo di elicotteri.

«Nella zona della banda Aceh, l’intero territorio è stato colpito. Il maremoto ha distrutto strade e ponti, il che rende le operazioni di soccorso ancor più difficili», ha dichiarato Toni Frisch, capo dell’aiuto umanitario della DSC, sul posto in Indonesia.

Mercoledì sono giunti a Medan – a nord dell’isola di Sumatra – i primi tre aerei carichi di materiale d’assistenza: medicinali, tende, recipienti per l’acqua e generatori d’energia elettrica. Lo stesso giorno, altri due velivoli-cargo sono partiti dall’aeroporto di Kloten.

Situazione stabile negli altri Paesi

In India, Sri Lanka e Tailandia, la situazione umanitaria si sta lentamente stabilizzando. Migliaia di senza tetto hanno già potuto usufruire di una prima distribuzione di materiale d’urgenza.

Parallelamente è cominciata la fase di riabilitazione e di pianificazione della ricostruzione dei Paesi colpiti.


swissinfo e agenzie

Fatti e cifre

Il sisma avvenuto il 26 dicembre scorso nei pressi dell'isola indonesiana di Sumatra ha raggiunto una magnitudo di 9 gradi sulla scala Richter.
Oltre 150'000 persone hanno perso la vita, travolte dalle onde-tsunami.
Le vittime elvetiche accertate sono 23.
Il numero totale previsto di morti di nazionalità svizzera è stato abbassato giovedì da 500 a 400.

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In breve

L’azione d’aiuto d’urgenza alle vittime del maremoto rappresenta il più importante impegno umanitario della DSC dalla crisi dei rifugiati in Kosovo.

La Svizzera ha inviato 80 esperti elvetici in aiuto dei Paesi devastati dallo tsunami.

Dei 27 milioni stanziati dalla Confederazione come aiuti d’urgenza, 19 sono già stati utilizzati.

La Svizzera parteciperà il prossimo 11 gennaio a Ginevra alla conferenza internazionale dei Paesi donatori, organizzata dall’ONU.

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