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Le multinazionali si danno un viso umano

Tra le pratiche combattute dal "Global Contact" pure il lavoro minorile Keystone

Riuniti a New York, i rappresentanti di circa 900 multinazionali si sono impegnati a rispettare i diritti dell’uomo ed a limitare i danni all’ambiente nella loro gestione aziendale.

Questo contenuto è stato pubblicato il 25 giugno 2004 - 12:28

Lanciato nel 1999 dall’ONU, il programma «Global Compact» è sempre stato sostenuto attivamente dalla Svizzera.

Nel 1999 il segretario generale dell’ONU Kofi Annan, promuovendo il progetto, aveva parlato di una sfida.

“Voi, leaders del mondo economico e noi, Nazioni Unite, lanciamo un patto globale per definire valori e principi che possano dare un viso umano al mercato globale”, aveva dichiarato.

Con il programma “Global Contact”, l’ONU ed una parte del settore privato, a braccetto, intendono favorire il rispetto di norme comportamentali, sociali ed ambientali per cercare d’attenuare i disequilibri creati dalla globalizzazione.

Il patto è tuttavia privo di qualsiasi sanzione o costrizione. La partecipazione è volontaria e la realizzazione dei suoi ambiziosi obiettivi dipende esclusivamente dalla buona volontà delle aziende.

Il decimo principio

Giovedì, a cinque anni dai propositi di Kofi Annan, si è tenuto l’incontro di New York. Il vice-direttore della Direzione dello sviluppo e della cooperazione svizzera (DSC) Serge Chappatte ritiene che si sia trattato di un successo.

Chappatte si felicita soprattutto della decisione di quelle 900 aziende che si sono dette pronte a concretizzare i principi dell’accordo.

Il vice-direttore della DSC ha sottolineato come, perché si possano raggiungere quelli che l’ONU ha definito gli obiettivi del millennio (tra i quali, l’eliminazione della povertà estrema e della fame nel mondo), l’economia privata dovrà urgentemente assumersi la sua parte di responsabilità.

Nel corso del summit, i partecipanti hanno poi deciso di completare il patto con un decimo principio guida: quello che chiede di combattere contro ogni tipo di corruzione. Un aspetto che, secondo gli esperti, in precedenza era sempre stato tabù.

Solo un paravento?

Non tutti sono però convinti dell’utilità del “Global Contact”. Molti esponenti di organizzazioni non governative (ONG) criticano ad esempio l’assenza di regole obbligatorie per le multinazionali.

“Una buona intenzione può anche rivelarsi nefasta”, rileva Matthias Herfeldt della Dichiarazione di Berna dalle colonne del settimanale romando “L’Hébdo”.

Insomma, secondo le ONG, un codice volontario di buona condotta può valere poco o niente. Tanto quanto una tigre di carta.

Alcuni partecipanti potrebbero addirittura utilizzarlo come paravento, dietro al quale continuare ad abusare restando nel contempo membri del “club”.

“E non parlatemi di un buon esempio: certo, 1700 aziende hanno firmato l’accordo, ma le multinazionali nel mondo sono circa 80'000!”, aggiunge Herfeldt.

“In linea generale, salutiamo questo tipo d’iniziative”, rileva da parte sua Monika Sommer di Amnesty International.

“Ma un accordo volontario non deve rappresentare un freno all’instaurazione di norme internazionali per mettere le multinazionali di fronte a tutte le loro responsabilità”, rileva.

I fautori di un coinvolgimento “dolce” dell’economia ribattono invece che qualsiasi costrizione giuridica si farebbe a spese degli obiettivi del “Global Contact”, che verrebbero rivisti al ribasso, verso un minimo comun denominatore.

Al contrario, delle esigenze obbligatorie molto elevate potrebbero far fuggire dei partecipanti. Un po’ come è successo, a livello di Stati, con il protocollo di Kyoto.

Svizzera in prima fila

Tra i firmatati del Global Compact, figurano pure 14 grandi aziende svizzere: ABB, Adecco, Credit Suisse Group, Flexim, Holcim, Nestlé, Novartis, Serono, Triumph, UBS, Unaxis, Vianova, Wisekey e Worldspan.

La Svizzera è pure tra i principali sostenitori del patto. Dal 2001, la Confederazione ha versato 1.2 milioni di franchi al programma dell’ONU.

Nel 2003, il contributo di Berna ha raggiunto i 400'000 franchi, su un budget complessivo del progetto di 1.5 milioni di franchi annui.

swissinfo, Marzio Pescia

Fatti e cifre

Il Global Compact si basa su dieci principi chiave;
I primi nove riguardano il rispetto dei diritti umani, delle norme internazionali sul lavoro e dell'ambiente;
Da giovedì è stato introdotta una norma supplementare: la lotta contro la corruzione, una questione fino ad oggi tabù.

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In breve

Il patto mondiale Global Compact è stato lanciato dal segretario generale dell'ONU Kofi Annan al Forum di Davos del 1999.

Il suo obiettivo è favorire le "good corporate practices", un minimo di regole morali per le grandi imprese perché la mondializzazione vada a beneficio di tutti.

Le sue basi sono i diritti dell'uomo, le convenzioni dell'Organizzazione mondiale del lavoro ed i principi di Rio.

Il Global Compact è retto da un meccanismo volontario: la partecipazione non è obbligatoria.

Chi firma il patto (oggi sono 1'698 le società ad averlo sottoscritto, 14 svizzere) s'impegna a rispettarne i dieci principi chiave. Non è tuttavia prevista sanzione alcuna.

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