Navigation

Le fusioni non piacciono alle banche svizzere

Credit Suisse e Ubs preferiscono consolidare la loro posizione Keystone

Gli esperti del mondo finanziario si incontrano nell’ambito del “Financial Forum 2004” per discutere delle nuove sfide che deve affrontare il settore bancario.

Questo contenuto è stato pubblicato il 01 novembre 2004 - 20:38

Le strategie dei due più grandi istituti bancari svizzeri, che non sembrano coinvolti dalla “mania” delle fusioni, sono analizzate dal professor Beat Bernet.

L’appuntamento di quest’anno del “Finacial Forum”, che dal 2 al 3 novembre riunisce a Zurigo esperti internazionali del mondo finanziario, vuole essere un’occasione per gettare uno sguardo in avanti.

Sulle rive della Limmat si discute infatti del tema “La banca del futuro: strategie in mercati sempre più competitivi”.

L’evento è organizzato in un periodo in cui le maggiori banche europee stanno valutando l’opzione di fusioni e alleanze transfrontaliere. Un modo di agire che ha già interessato numerose grandi banche americane.

I due istituti bancari elvetici più importanti, l’Unione di banche svizzere (Ubs) ed il Credit Suisse, sembrano però voler voltare le spalle a questo tipo di operazioni.

“Quest’attitudine sarà probabilmente imitata anche da altre banche in Europa, nonostante la recente acquisizione dell’inglese Abbey da parte della banca spagnola Santander”, indica Beat Bernet, professore all’Istituto banking e finanza dell’Università di San Gallo.

swissinfo: Perché si parla sempre più di raggruppamenti transfrontalieri?

Beat Bernet: Le ragioni sono essenzialmente due: da una parte si vogliono ottenere economie di scala (ndr: diminuire il costo medio unitario di produzione aumentando il volume di produzione) e dall’altra si mira ad un accesso più vasto al mercato.

swissinfo: In Europa non si assiste tuttavia e questo fenomeno. Come mai?

B. B.: Credo che l'ostacolo sia costituito dalle regolamentazioni, in particolare dalle leggi sulla concorrenza. Gli istituti finanziari sono inoltre frenati dagli immensi costi che accompagnano le fusioni. In un mercato i cui margini si restringono, diventa sempre più difficile ottenere un profitto sostanziale con un’operazione di questo tipo.

swissinfo: Come si spiega il fatto che le banche svizzere non siano attratte da questa strategia?

B. B.: Sono dell’opinione che le grandi fusioni appartengano agli anni ’90. Oggi ci dobbiamo invece orientare verso i nuovi “network-business”, modelli di lavoro che consistono nel creare una rete di relazioni. Questi sistemi, che non prevedono i costi legati ad un’integrazione completa, offrono numerose possibilità di guadagno grazie alle economie di scala.

Credo che questa sia la ragione per la quale l’attitudine delle banche sia oggi diversa da quella adottata nel decennio scorso.

swissinfo: L’Ubs ha annunciato di voler seguire una strategia "a piccoli passi" basata sulla crescita interna e su piccole e medie acquisizioni. Come intende invece muoversi il Credit Suisse?

B. B.: Anche il Credit Suisse sta consolidando il suo guadagno sul capitale. Durante i prossimi due o tre anni, il gruppo metterà l’accento sull’ottimizzazione delle attività, prima di preparare, più in avanti, una nuova mossa.

swissinfo: Gira voce che la partenza del CEO aggiunto John Mack dal Credit Suisse fosse legata alla sua intenzione di unirsi alla Deutsche Bank. È effettivamente così?

B. B.:Non so cosa ci sia dietro alle decisioni personali nelle alte sfere, ma non penso che una fusione con la Deutsche Bank sia una mossa astuta. La dimensione dell’eventuale nuova società non garantirebbe di per sé la redditività e nemmeno un maggior accesso al mercato.

swissinfo: Se paragoniamo il rendimento a livello europeo, quanto solida è la posizione occupata da Ubs e Credit Suisse?

B. B.: La risposta può essere molteplice, siccome dipende dal livello delle unità aziendali (privato, al dettaglio o investimenti).

Nel settore del private banking, i due gruppi elvetici seguono una strategia internazionale e svolgono un ruolo molto importante. La situazione è invece diversa nel retail banking, dove ci sono ancora dei mercati locali difficilmente penetrabili dall'esterno.

swissinfo: E se mettiamo a confronto la forza finanziaria?

B. B.: Ancora una volta, bisogna considerare le unità aziendali separatamente. Se paragonati con le banche tedesche o inglesi, i due istituti finanziari svizzeri sono molto efficaci nel private banking.

Nel settore del retail banking, le banche inglesi sono invece particolarmente forti, sebbene ciò trova spiegazione in fattori legati al diverso comportamento dei clienti. Credit Suisse e Ubs si posizionano molto bene se confrontati con gli istituti tedeschi, francesi o italiani.

La situazione sembra meno favorevole nel settore degli investimenti. Con la sua strategia che si focalizza sulle società europee di media dimensione, il Credit Suisse dovrebbe tuttavia migliorare la quota di mercato e la redditività.

swissinfo: Come potranno, Ubs e Credit Suisse, competere con le grandi banche americane?

B. B.: Penso che, in futuro, le nostre banche si debbano concentrare sul mercato europeo ed asiatico. Grazie alla loro forza finanziaria ed all’incremento del profitto negli ultimi anni, entrambi gli istituti elvetici godono di una buona posizione.

In termini strategici, possiamo dire che Ubs e Credit Suisse hanno ben superato le difficoltà avute in passato. Lo stesso non si può dire per molti altri avversari, sia europei che americani.

swissinfo, intervista di Chris Lewis
(traduzione: Luigi Jorio)

In breve

Numerose fusioni sono state registrate tra le grandi banche americane, come ad esempio quella tra Bank One e JP Morgan o il raggruppamento tra FleetBoston Financial e Bank of America.

Le nuove “super banche” dispongono di un capitale di molto superiore rispetto a quello delle concorrenti europee.

Per il momento, le grandi banche in Europa come la Royal Bank of Scotland, l’Ubs, il Credit Suisse o la Deutsche Bank hanno rinunciato a questo tipo di strategia.

End of insertion

Fatti e cifre

La serie di fusioni tra le banche americane rilancia il dibattito su una simile tendenza in Europa.

Le differenze di natura legale e culturale dovrebbero tuttavia indicare che la recente fusione anglo-spagnola sia l’eccezione alla regola.

Le grandi banche svizzere si mostrano reticenti di fronte a questo tipo di operazioni.

End of insertion

Questo articolo è stato importato automaticamente dal vecchio sito in quello nuovo. In caso di problemi nella visualizzazione, vi preghiamo di scusarci e di indicarci il problema al seguente indirizzo: community-feedback@swissinfo.ch

In conformità con gli standard di JTI

In conformità con gli standard di JTI

Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative

Partecipa alla discussione!

Condividi questo articolo

Cambia la tua password

Desideri veramente cancellare il tuo profilo?