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Le banche ancora sotto pressione

Attività stabile, ma il futuro non è ancora privo di incognite Keystone

Gli istituti di credito con sede in Svizzera hanno realizzato nel 2002 un utile netto totale di 11,9 miliardi di franchi, in calo del 4,8 % rispetto all'anno precedente.

Questo contenuto è stato pubblicato il 04 giugno 2003 - 13:54

La Banca nazionale sottolinea il processo di consolidamento, ma i sindacati temono una nuova ondata di licenziamenti.

La crisi dei mercati finanziari pesa ancora sul settore finanziario elvetico. Nel 2002 il risultato operativo è risultato in calo, malgrado tutte le banche abbiano fatto sforzi notevoli per contenere le spese.

Secondo le indicazioni della Banca nazionale, l'utile netto totale è sceso a 11,9 miliardi di franchi. La causa principale è da localizzare nella crisi dei mercati borsistici.

Le perdite accumulate sono salite a 2,6 miliardi di franchi, pari a tre volte quelle del 2001. Prima causa dell'esplosione dei deficit è il crac della Banca cantonale vodese, il quarto istituto nazionale.

Giro d'affari stabile

Il totale dei bilanci degli istituti di credito attivi in Svizzera si è attestato a 2'252 miliardi di franchi. Il numero dei clienti è rimasto stabile e - grazie ai tassi a livelli bassissimi - sono aumentate le ipoteche.

Ma i risultati degli anni Novanta sono ormai lontani. Le banche hanno dovuto cumulare delle riserve straordinarie e correggere numerosi valori in seguito al crollo dei mercati, riducendo così utili e risorse interne.

Personale in calo

Con le ristrutturazioni continua anche la diminuzione dei posti di lavoro. Il settore contava alla fine di dicembre 104'527 impiegati a tempo pieno in Svizzera. Negli ultimi due anni il totale si è dunque ridotto di 10'000 unità.

E per Susanne Erdös, segretaria dell'Associazione degli impiegati di commercio, non si è ancora arrivati alla fine: «Aspettiamo una seconda ondata di licenziamenti. Noi calcoliamo che nei prossimi anni si scenderà a 95'000 impiegati».

Futuro incerto

Se i dati del 2002 sembrano indicare una stabilizzazione dei bilanci, non si può però affermare che la crisi sia passata. Erdös offre un esempio indicativo: «Il Credit Suisse, la seconda banca del paese, ha ottenuto in gennaio 2003 il risultato peggiore della sua storia».

Per la segretaria del sindacato il male del settore bancario non è ancora curato: «La strategia degli anni Novanta è fallita: tutte le banche hanno cercato di allargarsi in più settori, dall'assicurazione al private banking. Adesso è soprattutto il personale a pagare il prezzo di un'espansione sconclusionata».

swissinfo e agenzie

Fatti e cifre

2002: 52 banche su 356 hanno terminato il 2002 nelle cifre rosse
2001: solo 39 su 369 istituti in rosso
Il settore impiega 118'325 persone, di cui 104'527 in Svizzera (-2,2)
L'utile netto è di 11,9 miliardi di franchi
Le perdite sono triplicate arrivando a 2,6 miliardi

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