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Laurent Dufaux vince a Zurigo e conferma la sua buona forma per Sidney

Laurent Dufaux taglia vittorioso il traguardo del Gran Premio di Zurigo Keystone

Il vodese sarà uno degli uomini di punta della delegazione svizzera ai giochi olimpici, insieme agli altri ciclisti, ai cavalieri e ai mezzofondisti. Assente invece la maratoneta Franziska Rochat-Moser, che non ha potuto prepararsi all'impresa.

Questo contenuto è stato pubblicato il 21 agosto 2000 - 09:43

Manca ormai meno di un mese all'inizio dei Giochi Olimpici di Sydney, l'evento più importante di questo anno a cavallo del millennio e al quale anche il nostro paese guarda con particolare attenzione. E non solo da un punto di vista prettamente agonistico: la passerella olimpica, oltre che un privilegiato terreno di caccia per allori sportivi, rappresenta infatti un'imperdibile occasione per propagandare l'immagine del nostro paese di fonte ad una sterminata platea televisiva e mediatica.

Ecco perché nulla è stato lasciato al caso nella preparazione dell'imponente spedizione (oltre 180 persone di cui un centinaio di atleti), ponendo particolare cura sia nel "look" degli atleti, sia nell'organizzazione di eventi promozionali che abbracciano i campi più diversi - dalla cultura alla gastronomia - con i quali vendere al meglio il "prodotto Svizzera" in un paese in cui l'emigrazione elvetica è stata e continua ad essere forte.

Anche sportivamente, comunque, la Svizzera guarda a Sydney con molte speranze, grazie ad un manipolo di atleti che può tranquillamente aspirare al podio.

A cominciare dai mezzofondisti Anita Weyermann e André Bucher, quest'ultimo numero uno stagionale in una delle gare più affascinanti e impegnative del panorama atletico, gli 800 metri. Per non parlare dell'imponente squadra ciclistica - indubbiamente il fiore all'occhiello della spedizione - che ha quali punte di diamante Oscar Camenzind, Alex Zülle, Bruno Risi, Thomas Frischknecht, Mauro Gianetti e Laurent Dufaux: tutti in grado di recitare ruoli da protagonisti in tutte le specialità, come ha dimostrato anche nella fine di settimana il romando, sulle strade di Coppa del Mondo.

Ma pure in campo equestre (Markus Fuchs, Willi Melliger, Lesley McNaught), nel nuoto (Flavia Rigamonti), nel tennis (Marc Rosset) e nelle discipline remiere, il nostro paese parte con delle ottime chance di ben figurare, anche se nella presentazione ufficiale della spedizione -avvenuta venerdì a Buochs - i responsabili della delegazione hanno cercato di trattenere al massimo gli entusiasmi, ponendo l'accento più che sulle potenzialità dei nostri atleti, sulle problematiche con cui saranno confrontati.

A partire dalla mancanza di esperienza di buona parte di loro (il 70 percento dei nostri rappresentanti è alla prima avventura olimpica), ma anche problemi ambientali - dalle nove ore di differenza del fuso orario al clima primaverile - che non faciliteranno certo il loro compito.

Anche in questo caso, tuttavia, la Svizzera ha cercato di lasciare ben poco al caso: buona parte degli atleti di "grido" hanno infatti sostenuto dei campi d'allenamento nel continente australe, così da non avere un impatto troppo traumatico con quella realtà e la folta lista di accompagnatori - allenatori - preparatori al seguito degli atleti, dovrebbe garantire un ottimale approccio alle competizioni.

Unica, o quasi, nota dolente: il mancato rientro di Franziska Rochat-Moser, che ha rinunciato a recarsi a Sidney. Sabato, la maratoneta è stata costretta al ritiro nella gara sui 10'000 metri dei campionati svizzeri, a Delémont, e ora per lei la situazione è chiara: il crollo fisico, di cui è stata vittima qualche mese fa, le ha impedito di prepararsi correttamente per la scadenza olimpica, sia dal punto di vista fisico, sia da quello mentale.

Ma a parte il caso Rochat-Moser, per la Svizzera le premesse per un'eccellente olimpiade ci sono tutte anche se, in ogni gara, la concorrenza sarà spietatissima. Perché, nonostante l'evoluzione in senso commerciale del mondo dello sport nell'ultimo decennio, che ha stravolto tutti i valori, il fascino dei Giochi Olimpici è rimasto immutato. Anche per i ricchissimi "paperoni" dello sport moderno, infatti, un oro olimpico continua a conservare un fascino speciale, al quale è difficile resistere...

Mauro Rossi

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