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Lanciato un doppio referendum contro la revisione dell'esercito

L'ASNI si oppone all'invio di soldati all'estero, come questi membri di Swisscoy al rientro dealla loro missione in Kosovo Keystone

Lo stesso giorno che il parlamento ha avallato la revisione parziale della legge militare, l'Azione per una Svizzera neutrale e indipendente (ASNI) ha annunciato che da metà ottobre inizierà la raccolta delle firme per il referendum.

Questo contenuto è stato pubblicato il 06 ottobre 2000 - 16:51

La riforma permetterebbe all'esercito svizzero di diventare intervenzionista ed essere sottoposto a strutture di comando straniere: ciò - sostengono gli oppositori - «è in evidente contraddizione con la neutralità elvetica».

In realtà - ha spiegato il comitato referendario in una conferenza oggi a Berna - si tratta di un doppio referendum e occorrerà raccogliere due volte 50'000 firme, poiché gli articoli costituzionali da cambiare sono due: il 48, per la cooperazione in materia di istruzione, e il 66, per l'impegno all'estero di soldati svizzeri armati.

Il punto centrale della riforma proposta dal dipartimento di Adolf Ogi è la possibilità di un impegno all'estero delle forze armate, mentre il loro compito, come esercito di milizia, dovrebbe rimanere la resistenza e la difesa interna - ha detto Christoph Blocher, copresidente del comitato referendario.

Con questa riforma - ha sostenuto - il governo vuole abbandonare la politica di neutralità, in modo poco trasparente e contro la ferma volontà del popolo «sovrano».

Secondo il consigliere nazionale democentrista zurighese, la revisione parziale, apparentemente innocente, serve in realtà da anticamera all'integrazione a medio termine della Svizzera nell'ONU politica, nella NATO e permette poi di eliminare gli ostacoli che ancora sussistono all'adesione elvetica all'UE.

Il «comitato referendario interpartitico borghese» - in realtà composto in stragrande maggioranza di membri dell'ASNI, e copresieduto anche dall'ex consigliere agli Stati leghista Giorgio Morniroli - si batte sotto il motto: «Nessun soldato svizzero all'estero - Nessun soldato straniero in Svizzera» e ritiene che ogni intervento all'estero sia in flagrante contraddizione con l'idea di un esercito di milizia e di resistenza.

Con la revisione della legge militare, contraria alla neutralità, il governo opera un cambiamento di indirizzo nella politica di sicurezza gravido di conseguenze, ha sottolineato Blocher, per il quale l'esercito svizzero diventerà una forza di intervento e sarà vassallo delle strutture di comando straniere. E questo in un paese che per 200 anni non ha avuto guerre o truppe di occupazione sul suo territorio.

La questione centrale non è su come evolverà la riforma Esercito XXI nei particolari e negli effettivi, ma è piuttosto quella del suo mandato - ha spiegato il consigliere nazionale Hans Fehr, codirettore dell'ASNI.

Il Rapporto sulla politica di sicurezza 2000 (Rapolsec 2000) - ha dichiarato Fehr - «predica il vangelo della sicurezza tramite la cooperazione» e fa dell'impegno all'estero una «vacca sacra», ma in realtà è contrario e inverte le priorità dell'esercito fissate nella Costituzione federale, che sono: impedire la guerra e assicurare la difesa; sostenere le autorità civili, e altri compiti come l'impegno all'estero e la «promozione della pace».

swissinfo e agenzie

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