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La Svizzera vuole un codice per i mercenari

Mercenario o addetto privato alla sicurezza? In Iraq non ci sono regole Keystone Archive

In novembre, a Montreux, si terrà una riunione internazionale di esperti sui mercenari organizzata dalla Svizzera.

Questo contenuto è stato pubblicato il 22 settembre 2006 - 14:23

Le società militari private, attive in un centinaio di paesi, realizzano una cifra d'affari di 100 miliardi di dollari. Raddoppierà entro il 2010.

Il governo svizzero ha lanciato, in collaborazione con il Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR), un processo destinato a dare un quadro giuridico ad un «lavoro» diverso dagli altri.

Meno titubante degli Stati uniti, della Gran Bretagna e della Francia, la Svizzera ha deciso di organizzare, in novembre a Montreux, la prima riunione internazionale di esperti sui mercenari.

Christine Schraner, vice direttrice della Direzione del diritto internazionale pubblico (Dipartimento federale degli affari esteri), spiega che «sarà invitato il maggior numero possibile di esperti».

La conferenza si propone di raggiungere tre obiettivi: esaminare dei modelli di regolamentazione sul piano nazionale e internazionale, mettere a fuoco gli obblighi internazionali dei vari Stati in materia di diritto umanitario e promuovere un dialogo tra paesi sul mercenarismo.

Eredità storica

Alla base del convegno c'è una constatazione: quello del mercenario, è uno dei mestieri più vecchi del mondo. Ne sa qualcosa la Svizzera, i cui mercenari hanno goduto di una certa fama nei secoli passati. Si stima a 2 milioni il numero di confederati che hanno combattuto all'estero dietro pagamento.

Ma non è solo per questo che il Consiglio federale ha cominciato a studiare da vicino, nel 2004, le società militari private che offrono i loro servigi nelle zone senza pace.

Nel solo Iraq, per esempio, si troverebbero dai 20 ai 25'000 mercenari, assoldati da DynCorp, CACI International, Titan o Global Risks.

Rapporto governativo

Il governo elvetico si è in un primo tempo interessato alla sede delle imprese in questione. Infatti, se si dovesse scoprire che una società militare privata con sede in Svizzera non rispetta il diritto pubblico internazionale, la politica elvetica di neutralità ne risentirebbe fortemente.

Il rischio non è affatto da sottovalutare. Secondo un rapporto del Consiglio federale pubblicato nel novembre del 2005, sul territorio del semicantone di Basilea Campagna si trovano «tre imprese che operano in zone di guerra o interessate da disordini (...) Due di queste imprese hanno la loro sede in Svizzera, la terza ha la sua sede all'estero e una succursale in Svizzera».

Un'inchiesta delle autorità di Basilea Campagna indica che «altre dodici ditte hanno dichiatato che in futuro potrebbero decidere di operare in zone a rischio».

Mercenari sudafricani

Al momento, in Svizzera, il mercenarismo sembra essere ancora un mercato marginale. Rischia tuttavia di espandersi. «Non è escluso che delle ditte decidano d'istallarsi sul territorio elvetico per beneficiare della buona immagine del nostro paese, in particolare in relazione alla nostra politica di neutralità», si legge nel rapporto del Consiglio federale.

La Svizzera riconosce di «ricorrere occasionalmente ai servizi di imprese di sicurezza private», soprattutto per proteggere i suoi cittadini nelle zone interessate da conflitti. È stato il caso a Bagdad, dove la protezione dell'ufficio svizzero di collegamento è stata affidata alla Meteoric Tactical Solutions, una società sudafricana dalla reputazione non immacolata.

Vuoto giuridico

Il nuovo mercato si sviluppa in un momento in cui le società militari private possono approfittare di una «no man's land» giuridica.

Mentre i militari statunitensi, colpevoli di aver torturato e ucciso degli iracheni, sono finiti davanti ad un tribunale, i mercenari di CACI e Titan, che si sono macchiati degli stessi reati, sfuggono alle sanzioni. Per portare questi uomini davanti alla Corte marziale, sarebbe stata necessaria una dichiarazione ufficiale di guerra all'Iraq, ma gli USA non l'hanno mai fatta.

Questo insieme di fatti «ci ha portati a riflettere sul mercenarismo, non solo a livello svizzero, ma anche sul piano internazionale», racconta Christine Schraner. In gennaio, il Dipartimento degli affari esteri ha organizzato un atelier di lavoro che ha riunito nove paesi interessati dal problema dei mercenari.

CICR per una regolamentazione

«Non si tratta di offrire garanzie per il mercenarismo, ma di constatare che non può più essere ignorato», spiega dal canto suo Claude Voillat, incaricato delle relazioni col settore privato del CICR.

«Tutti ricorrono ai servizi di queste società: le multinazionali, le organizzazioni non governative, i giornalisti...», conclude Voillat. «Il nostro compito consiste nel favorire la regolamentazione di questo settore, in modo da rendere più chiaro il confine tra le società serie – che rispettano il diritto umanitario – e le altre».

swissinfo, Ian Hamel
(traduzione, Doris Lucini)

Fatti e cifre

28/9/1995: uno svizzero è invischiato nel colpo di Stato di Bob Denard alle Comore.
1/6/2004: primo intervento parlamentare riguardante i mercenari.
16/12/2004: mozione parlamentare sul ricorso della Svizzera a società militari private.
Estate 2005: primi incontri organizzati a Berna con degli esperti stranieri.
Gennaio 2006: atelier di lavoro al quale partecipano, in Svizzera, nove paesi.
Novembre 2006: prima riunione internazionale di esperti a Montreux sulle società militari private.

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Mercenari

Tra il XIV e il XIX secolo, 2 milioni di Svizzeri hanno prestato servizio come mercenari. 60'000 svizzeri sono stati arruolati nella Legione straniera francese dopo il 1831.

CACI International, fondata nel 1962 in Virginia, è quotata in borsa e dà lavoro a 10'000 persone. Ha una cifra d'affari vicina al miliardo di dollari.

Un mercenario guadagna dalle 3 alle 10 volte più di un soldato. In Iraq, gli stipendi arrivano fino a 1000 dollari il giorno.

Il mercato mondiale del mercenarismo ha un valore stimato a 100 miliardi di dollari. Entro il 2010, questo valore dovrebbe raddoppiare.

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