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La Svizzera scoraggia i trafficanti d'arte

Keystone Archive

Dal 2004 la prescrizione per il furto e il commercio illegale di beni culturali passa a 30 anni. Questo tocca anche gli acquirenti in buona fede.

Questo contenuto è stato pubblicato il 17 giugno 2003 - 20:05

Il Parlamento ha trovato un accordo sulla nuova legge e con l’entrata in vigore sarà possibile ratificare la convenzione dell’UNESCO.

La Svizzera non sarà più un’isola priva di regole nel commercio dell’arte. Martedì, con una solida maggioranza di 123 contro 42 deputati, il Parlamento ha definitivamente varato la legge sul trasferimento dei beni culturali.

«I furti avvenuti recentemente al Museo nazionale di Bagdad hanno riaffermato la necessità di una legge efficace che colpisca chi tratta illegalmente con i tesori della storia», ha affermato la relatrice della commissione, Vreni Müller-Hemmi (socialista di Zurigo).

Prescrizione prolungata

Con il nuovo testo, che entrerà in vigore nel 2004, il commercio illegale sarà dunque più difficile. Ma il percorso delle nuove normative è stato tortuoso. Gli interessi dell’importante lobby dei commercianti d’arte e le esigenze massimaliste della sinistra e dei verdi, come quelle delle Organizzazioni internazionali attive nel settore, si sono scontrate più volte, ritardando il varo della legge.

Dall’entrata in vigore, le opere d’arte importate e vendute illegalmente dovranno essere restituite anche dai proprietari che hanno acquistato l’opera in buona fede. Con la nuova legge sul trasferimento dei beni culturali per trent’anni il proprietario legittimo avrà il diritto di riottenere la refurtiva.

Il termine di prescrizione per il reato è stato prolungato a 30 anni. Una minoranza condotta dall'Unione democratica di centro (UDC) e dai liberali ha difeso anche nell’ultimo giorno di discussione un termine di 20 anni. «Si tratta di difendere gli interessi dei nostri mercanti d'arte, lanciando loro un segnale positivo», ha detto Theophil Pfister (UDC/San Gallo). «Non vi è alcun motivo di prolungare il periodo d'incertezza a 30 anni», ha suo aggiunto Christine Wirz von Planta, liberale basilese.

«Un termine più corto favorisce il commercio illegale», ha risposto Maya Graf dei verdi. Inoltre, la Svizzera non sarebbe capita dai suoi vicini se facesse a modo suo a livello internazionale. In occasione della procedura di consultazione il Partito socialista e verdi avevano sostenuto un termine di 50 anni, ha ancora ricordato la Graf.

Compensazione

Chi acquista in buona fede un oggetto rubato avrà diritto ad una compensazione. I mercanti temevano la perdita di fiducia da parte degli acquirenti, nel caso fosse stato introdotto un obbligo di restituzione senza indennizzo. Per questo il Parlamento ha previsto un prezzo di risarcimento che si orienta al mercato e alle spese di mantenimento dell’opera da confiscare.

È stata invece rifiutata una proposta che voleva offrire, oltre il prezzo d’acquisto, anche il valore cumulato nel tempo. Il ministro degli interni, Pascal Couchepin, ha convinto la maggioranza dei presenti, affermando che questo meccanismo avrebbe prodotto una nuova spirale speculativa.

In prigione

La nuova legge regola anche le pene. Chi commercia opere d’arte rubate deve fare i conti con due anni di prigione e una multa fino a 200'000 franchi. Anche gli antiquari e le case d’asta che non si atterranno alle norme di diligenza o ostacoleranno il lavoro degli inquirenti dovranno passare alla cassa e temere per la licenza.

La legge permette ora di ratificare la Convenzione dell’UNESCO del 1970 sul trasferimento dei beni culturali.

swissinfo e agenzie

In breve

L’Interpol non esita a mettere il commercio illecito di opere d’arte sullo stesso piano di altre piaghe come il commercio di droga e di armi.

Nel 1999, ha registrato quasi 50.000 furti di beni culturali, tenuto però conto che meno di un quarto degli Stati membri denunciano questo tipo di furti.

Negli ultimi 5 anni, i carabinieri italiani hanno sequestrato oltre 120.000 reperti archeologici provenienti da scavi abusivi. Numerose regioni in tutto il mondo subiscono gravi danni al loro patrimonio culturale e tra i paesi più colpiti figurano, ad esempio, Cina, Mali e Perù.

Si tratta di un traffico dalle straordinarie dimensioni che transita anche dalla Svizzera, una delle principali piazze di questo commercio insieme a Stati Uniti, Inghilterra e Francia.

A differenza dei paesi limitrofi e di altre importanti piazze di scambio, la Svizzera non disponeva di un disciplinamento specifico per questo commercio dalla cifra d’affari miliardaria. Dal 2004 le cose cambiano.

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