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Il volto che cambia della Ginevra internazionale

La sospensione della Russia dal Consiglio ONU per i diritti umani solleva importanti domande

Edifici civili in Ucraina, tra cui blocchi residenziali, ospedali e chiese, sono stati colpiti dai bombardamenti russi. Corpi in abiti civili sono stati trovati nelle strade dopo che le forze di Mosca si sono ritirate ad est. AFP

Il 7 aprile, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha votato a favore della sospensione della Russia dal Consiglio per i diritti umani, che ha sede a Ginevra, per “violazioni gravi e sistematiche dei dritti umani” in Ucraina. In che modo la decisione influenzerà il lavoro del Consiglio e quali saranno le conseguenze più ampie? Analisi.

Questo contenuto è stato pubblicato il 13 aprile 2022 - 21:30

L’unico altro Paese ad essere escluso dal Consiglio per i diritti umani in seguito a una votazione è stata la Libia. È successo nel 2011, in risposta alle gravi violazioni da parte del regime di Muammar Gheddafi. La sospensione della Russia è la prima a colpire uno dei “Grandi Cinque”, i membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’ONU.

La richiesta, avanzata in primis dagli Stati Uniti, ha raccolto 93 voti favorevoli – tra cui quello della Svizzera – 24 Paesi hanno votato “no” e 58 si sono astenuti. I Paesi restanti erano assenti. “La partecipazione della Russia al Consiglio per i diritti umani è una farsa”, ha detto l’ambasciatrice statunitense all’ONU Linda Thomas-Greenfield il 4 aprile. “Danneggia la credibilità del Consiglio e l’operato dell’ONU in generale”. 

L’ambasciatore ucraino Sergiy Kyslytsya, argomentando a favore della risoluzione, ha chiesto all’Assemblea generale di “salvare il Consiglio per i diritti umani e molte vite nel mondo”. Ha chiesto ai Paesi membri di non premere il pulsante per il “no”, “un punto rosso sullo schermo, rosso come il sangue delle vittime innocenti”. 

La votazione si è tenuta in seguito alle notizie riguardanti centinaia di cadaveri di civili trovati in località ucraine come Bucha, vicino a Kiev, dopo il ritiro delle truppe russe e di sempre più prove che la Russia abbia preso di mira infrastrutture civili. Questo mentre la città di Mariupol era ancora sotto un assedio che faceva vivere la popolazione civile in condizioni terribili. 

Risultato “ambivalente”

Da quando la Russia ha invaso l’Ucraina il 24 febbraio, ci sono state altre due votazioni dell’Assemblea generale per condannare l’operato di Mosca. Si sono registrati, rispettivamente, 141 e 140 “sì” a una condanna su un totale di 193 Paesi membri dell’ONU. Tuttavia, la sospensione della Russia dal Consiglio per i diritti umani è stata approvata con solamente 93 voti a favore. Questo mette in dubbio la legittimità del voto? 

Phil Lynch, direttore della ONG con sede a Ginevra International Service for Human Rights (ISHR), ritiene che non sia il caso. Le prime due votazioni avevano il carattere della dichiarazione e non hanno avuto conseguenze concrete, a differenza della terza.

“Penso che il calo di voti a favore rifletta il fatto che la votazione avrebbe avuto conseguenze di grande rilievo. La Russia si è lanciata in una campagna di intimidazioni, bullismo e minacce”, dichiara Lynch. 

Bullismo russo

Diverse fonti diplomatiche hanno confermato a SWI swissinfo.ch che la Russia ha inviato una lettera alle loro missioni, mettendo in guardia sul fatto che ogni Paese che avesse votato “sì”, si fosse astenuto o non avesse votato, sarebbe stato considerato “Paese ostile”.

Lynch racconta di aver visto la lettera, inviata alle missioni a New York e a Ginevra, nella quale era indicato che una mancata opposizione alla risoluzione avrebbe avuto serie conseguenze per il Paese in questione, bilateralmente e multilateralmente. “Non è una minaccia insignificante. Proviene da un membro permanente del Consiglio di sicurezza con molta influenza e grande potere militare ed economico”, dice.

Olivier de Frouville, professore di diritto pubblico presso l’Università di Parigi 2 ed esperto dell’approccio ONU alle problematiche legate ai diritti umani, considera il voto “ambivalente”. Benché i requisiti procedurali siano stati soddisfatti, indica, “la maggioranza non è stata schiacciante”. Non si tratta dei 24 Stati che hanno votato contro; le loro ragioni in generale sono chiare – molti di loro sono a loro volta accusati di gravi violazioni dei diritti umani. “Sono i 58 che si sono astenuti che danno ragione di preoccuparsi”.

Il risultato della votazione per sospendere la Russia dal Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, 7 aprile 2022. © United Nations

La Cina ha votato “no” mentre nelle due precedenti votazioni si era astenuta. Così hanno fatto diverse altre nazioni, soprattutto dell’Africa e dell’Asia centrale. L’India, che si è nuovamente astenuta, ha stretti legami sia con la Russia che con l’Occidente, ma sembra abbia preso maggiormente le distanze da Mosca dopo le atrocità di Bucha.

Gravi violazioni tra i membri

La sospensione della Russia fa sorgere un’ulteriore domanda. Tra i 47 Paesi membri, alcuni hanno un registro decisamente poco lusinghiero nell’ambito dei diritti umani. Per esempio: la Cina, l’Eritrea, il Venezuela, Cuba e gli Emirati Arabi Uniti. Questi ultimi sono stati accusati lo scorso anni di atrocità nello Yemen. Perché queste nazioni non sono state sospese e cosa rende la Russia diversa?

Lynch ritiene si tratti di una convergenza di fattori: “Ci sono prove schiaccianti di crimini atroci commessi nel contesto di una guerra di aggressione contro uno Stato sovrano, il tutto in violazione dell’essenza stessa della Carta dell’ONU. Questo rende il caso russo differenze e spiega perché un’azione è stata presa nei confronti della Russia e non contro altri Stati responsabili di violazioni sistematiche”.

De Frouville dice che, per molti Stati, sospendere un membro e non un altro è una decisione politica. “Non esiste un meccanismo indipendente di esperti ed esperte che faccia raccomandazioni all’Assemblea generale dell’ONU sulla sospensione di uno Stato”, si rammarica. Sottolinea tuttavia che “c’è una specificità della situazione dell’Ucraina, legata all’aggressione, che non si trova in altri contesti”.

Si potrebbe però obiettare che l’Eritrea, Paese considerato dal 2000 uno dei peggiori violatori dei diritti umani e soprannominato “Corea del Nord dell’Africa”, sia intervenuta altrove. Per esempio, le sue truppe sono accusate di aver commesso alcuni dei peggiori massacri e stupri nella guerra del Tigrai con l’Etiopia.

Lynch indica che, per sospendere un Paese membro dal Consiglio per i diritti umani, è necessaria la maggioranza dei due terzi dell’Assemblea generale dell’ONU. “Nel caso dell’Eritrea, c’è solo un debole sostegno – e spesso una grande opposizione – da parte degli Stati africani per l’invio di commissioni di inchiesta o di altri strumenti in Eritrea”, dice. “Sarebbe molto difficile ottenere i numeri necessari per la sospensione dell’Eritrea senza il supporto della maggioranza del gruppo africano”.   

E la Cina, invece? È stata accusata di un possibile genocidio contro la popolazione uigura e di una repressione sproporzionata ad Hong Kong. “Anche in questo caso esistono prove schiaccianti di gravi violazioni e forse anche di crimini contro l’umanità, in particolare nella regione dello Xinjiang”, dichiara Lynch. “Tuttavia, al momento è praticamente impossibile ottenere una maggioranza per sospendere la Cina a causa della sua influenza e potenza in ambito economico, politico e militare e della dipendenza di molti Paesi da Pechino.”

In che modo l’assenza della Russia influenzerà il Consiglio? 

Dopo il voto dell’Assemblea, Mosca ha annunciato il proprio ritiro dal Consiglio per i diritti umani. “È come presentare le dimissioni dopo il licenziamento”, ha detto un ambasciatore occidentale.

Che influenza avrà l’uscita della Russia sul Consiglio per i diritti umani? Al momento c’è un seggio vacante e si terrà una votazione per l’elezione di un membro sostitutivo dal Gruppo dell’Europa orientale. Un portavoce dell’ONU ha indicato che non è ancora chiaro quando si terrà questa votazione.

De Frouville ritiene che il ritiro russo migliorerà l’atmosfera del Consiglio. “Negli ultimi anni, la Russia è stata sicuramente un importante fattore di tensione, poiché ha rimesso aggressivamente in questione diverse iniziative.

Non si aspettava di vincere le votazioni, ma di sottolineare determinate posizioni ideologiche”, dice il professore. “Per esempio, si è recentemente opposta a un testo sulla partecipazione dell’infanzia e presentato dieci emendamenti ostili a una risoluzione sul diritto a un’ambiente pulito. Ha anche presentato emendamenti per difendere dei cosiddetti ‘valori tradizionali’ nell’ambito di problematiche come il diritto alla procreazione o la violenza contro le donne”. 

Lynch legge il ritiro russo come un modo del Paese di affermare che “boicotterà attivamente il Consiglio per i diritti umani”. Almeno teoricamente, la Russia potrà continuare a essere membro osservatore. Sta a Mosca decidere, indica Lynch.

L’esperto pensa che la Russia continuerà in ogni caso con il suo lobbysmo di minaccia nei confronti di altri Stati, “se non direttamente, attraverso Stati fantoccio come la Bielorussia. Penso che l’impegno che mette in tali campagne di bullismo e intimidazione dimostri che il Consiglio per i diritti umani conta. Paesi come Russia e Cina usano il loro statuto di membro per compromettere gli standard dei diritti umani ed evitare la rendicontabilità”.     

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